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“Cosi viviamo l’alternanza scuola-lavoro”: lettera di un liceale

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Viviamo immersi sotto le nuvole del continuo accadere delle cose, senza mai dubitare che spostandoci di pochi metri, anziché l’ombra gelida dovuta ai nostri orizzonti di comprensione limitati, troveremmo il calore del sole, troveremmo il dubbio, troveremmo il cambiamento delle cose.

Così viviamo la legge 107. Da succubi.

Senza pensare che si potrebbe evitare di regalare la nostra manodopera gratuita alle aziende italiane, come a Venaria Reale (TO) quando venne licenziato il personale. Ma certo! Tanto ci sono gli studenti torinesi dei licei artistici a fare da guida! Ci mettiamo a svolgere, a testa bassa, le nostre 200 ore di alternanza scuola-lavoro in queste famigerate “aziende” che ora vanno di moda in questo paese, senza neanche ricevere crediti, quindi per quello studente che vorrà presentarsi con qualche credito in più all’esame dovrà occupare altre ore oltre alle 200 per fare stage!

E per i nostri compagni degli istituti tecnici-professionali bisogna fare una piccola moltiplicazione, si tratta di fare 400 ore di alternanza scuola-manodopera gratuita! Non è lavoratori che ci vogliono, ad un neo-lavoratore bisogna insegnare il valore del lavoro, il costo della vita! Come posso io, studente liceale, che per tre anni ho svolto manodopera gratuita, ribellarmi poi ad una situazione precaria che magari caratterizzerà tutta la mia vita? Ma non importa, tanto io non vedo la luce, non mi interesso di cosa accade attorno a me. Sono un succube.

Tornando a noi, non ci mettiamo dunque a dubitare quando vediamo passare 5, 10 scuole tutte sotto un unico Dirigente Scolastico, quando vediamo i docenti scannarsi tra loro per pochi euro in più al mese, come la 107 prevede (la legge ha inserito un bonus docenti assegnabile dal Dirigente per “buona condotta, buon insegnamento e attività svolte gratuitamente come corsi pomeridiani di recupero per gli studenti”. E come può un docente con 3 figli inserire nel proprio orario settimanale ore di insegnamento gratuite al pomeriggio?).

E poi questi INVALSI, cosa importa, sono una delle tante prove che dobbiamo svolgere, perciò anche quel giorno andrò a scuola e svolgerò un quizzettone, crocettando dove ritengo corretto (e se non so la risposta sparo a caso, tanto ho la probabilità del 25% di fare corretto!). E se l’invalsi diventerà parte integrante della maturità? Cosa mi importa, tanto non sono cose alla quale posso prendere potere decisionale. Anzi ho saputo che se la mia scuola prende maggiori risultati negli INVALSI riceverà un bonus! Se avessi un minimo di lettura critica in questo “accadere delle cose” potrei comprendere che davanti a me ho la creazione di un elitismo nel panorama scolastico, le scuole che non ricevono i bonus o non hanno la possibilità di accedere ai concorsi ministeriali resteranno senza fondi sufficienti, e davanti a me avrò scuole di prima, seconda e terza categoria. Come nel corpo docenti, questa è la reale manovra, e per quanto riguarda gli studenti? Non futuri lavoratori, dove il lavoro è partecipazione ad una collettività. No, gli studenti vengono preparati ad una quotidianità vissuta nel lavoro precario, che siccome sarà un abitudine non crederò neanche che sia sbagliato. Quindi, ora ci prepariamo a subire l’ultimo pacchetto di questa Buona Scuola, la modifica della maturità, che renderà l’esame uno (come piace dire al team RenziStart Up verso un percorso lavorativo imprenditoriale, una buona carriera aziendale. Certo coloro che scelsero il liceo per continuare poi gli studi, no, ora sarà l’esperienza lavorativa ad essere parte integrante della valutazione! E la tesina multi-disciplinare? Che voleva essere ancora uno strascico di capacità d’analisi nelle nuove generazioni, una messa in gioco per collegare e intersecare i differenti saperi, ebbene NO! Dal prossimo anno dovremo “redigere una relazione sulla nostra esperienza di sfruttamento” raccontando nei dettagli come siamo stati (passatemi il termine) fottuti dall’azienda in cui abbiamo svolto le ore. Noi, generazione senza futuro, che vive il proprio presente senza storia. Noi, generazione senza memoria, generazione “futuro mai”, noi diciamo NO.

Noi diciamo No alla legge 107. Noi diciamo No all’alternanza scuola-lavoro.
Noi diciamo No ai docenti precari che vanno e vengono di quadrimestre in quadrimestre.
Noi diciamo No alle Invalsi. Noi crediamo in una scuola concepita come spazio di educazione e aggregazione, noi crediamo in una scuola che ci educhi alla collettività, una scuola che sia specchio del 60% del patrimonio artistico-culturale che detiene il nostro paese. Perciò noi diciamo NO.

Uno studente in alternanza scuola-lavoro

 

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