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VIDEO. Distruggono un appartamento per eseguire uno sfratto. Scontri su corso Regina Margherita

Said, la moglie e i loro tre figli abitavano da anni in corso regina margherita, al n. 51. Succede che, un po’ per la crisi, un po’ per il lavoro che non c’è, si rinunci a pagare un affitto esoso per continuare a mangiare. Tanto più se si vive in uno dei tanti alloggi del palazzinaro torinese Molino, proprietario di stabili fatiscenti perlopiù affittati ad immigrati, più ricattabili e con uno scarso rapporto di forze a loro favore, o a studenti fuori-sede che vivono quegli alloggi come abitazioni di passaggio.

Dopo numerosi rinvii, Said si è visto comminare un 610, infame dispositivo che permette agli ufficiali giudiziari di eseguire in qualsiasi momento, senza preavviso. Said questa mattina è uscito per fare la spesa, i figli erano a scuola, la moglie impegnata in altre incombenze. Gli sgherri del palazzinaro – noto anche come “il Ras delle soffitte” – gli hanno cambiato la serratura e, non contenti, hanno distrutto sanitari e pavimentazione per impedire la rioccupazione dell’alloggio.

Da quel momento si è formato un cospicuo presidio che dal primo pomeriggio si è andato via via ingrandendosi, col sopraggiungere di compagni e compagne del vicino centro sociale askatasuna, del comitato di quartiere, genitori dei compagni di classe dei figli di Said, abitanti del quartiere, solidali di passaggio.

E’ stato subito evidente che nessuna valida alternativa veniva posta sul tappeto: una imbelle Questura, scavalcata nel solerte e infame lavoro di sfratto dai tirapiedi-sgherri del palazzinaro – si limitava a proporre come ospitalità il Sermig – centro di accoglienza per poveri legato alla Chiesa. La famigia non intendeva accettare questa elemosina, gettata lì per disfarsi di una situazione imbarazzante e scandalosa. Perché si è trattato non solo di uno sfratto schifoso, come tutti, ma di uno sfratto eseguito da squadracce pagate dal boss Molino!

A giudicare da come si sono svolte le cose non si capisce se sia stata peggiore la collusione imbarazzata di poliziotti, carabinieri e digos o l’incapacità politica di trovare una soluzione decente da parte dell’amministrazione dei 5 Stelle… Certo, pare che la Questura abbia posto in essere in questa mattina una sequenza di sfratti del medesimo tenore. Con l’obiettivo, già altre volte osservato, di accumularli l’ultimo giorno della settimana per impedire di trovare soluzioni decenti nel weekend. Resta il fatto che chi è salito in Sala Rossa coi voti consistenti delle periferie perché non ne poteva più del modello-Fassino deve sforzarsi di segnare una discontinuità anche nelle politiche sociali. E invece, si continua ad osservare un misto di incapacità e poco coraggio! Il problema, specifichiamo, non è “trovare soluzioni”, il problema è iniziare a rompere le catene di potere, interessi e complicità – tra cui l’immobiliare – su cui si è retto negli utimi due decenni il Sistema-Torino tragato PD!

I Presidianti e solidali accorsi non hanno comunque accettato di restare con le mani in mano e dopo aver bloccato i furgoni pieni dei mobili della famiglia di Said hanno cominciato a riportarli nell’appartamento per ricostruirlo. Per oltre un’ora la Polizia è stata a guardare.. poi, forse sollecitati dal palazzinaro – la proprietà privata è sacra nella nostra società – hanno iniziato a caricare pesantemente l’assembramento per liberare l’entrata dell’alloggio e sono susseguiti alcuni minuti di duri scontri nelle strade antistanti.

Al momento, l’angolo del centro sociale askatasuna, distante due soli numeri civici dal palazzo in cui è avvenuto lo sgombero, è protetto da una barricata e da decine di compagni e compagne. La famiglia e i solidali ancora nell’alloggio sono stati fatti uscire e, dopo l’ennesima inicua proposta “di soluzione”, la famiglia ha contnuato a rifiutare ed è ora ospitata da una signora italiana residente nel palazzo vicino.

Dopo quanto avvenuto stasera è chiaro che questa storia non finisce qui! 

Domani, per le h 16, è stata convocata una conferenza stampa sul marciapiede antistante casa di Said, in corso regina margherita 51

 

 

PS: un’identico atteggiamento, disinteresse e intervento della polizia, aveva già contraddistinto la lunga mattinata. Diversi occupanti dello Spazio Popolare Neruda che si erano recati alla sede dei servizi sociali di via De Santis -circoscrizione 1 e 2 – per porre alcune questioni circa l’emergenza abitativa di Tessy erano stati sgomberati con l’intervento della forza pubblica.

Per una cronaca della lunga mattinata consigliamo di visitare la pagina facebook delle famiglie dello Spazio popolare Neruda

 

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