InfoAut
Immagine di copertina per il post

Dopo l’Unione Europea – di Franco Berardi Bifo

Il filo aggrovigliato del possibile

È possibile ridurre l’infinita complessità delle forme sociali in caotica evoluzione a una tendenza centrale, a un attrattore universale del divenire del mondo? Dal punto di vista filosofico non è legittimo farlo, perché occorre mantenere ben fermo il principio di un eccesso infinito e perciò irriducibile del divenire rispetto al conosciuto.

Ma dal punto di vista dell’orientamento nel divenire sociale sì, possiamo anzi dobbiamo farlo. Un gesto interrompe il regresso ad infinitum e inaugura l’azione di cui parla Virno in E così via all’infinito.

Dobbiamo cercare un bandolo dell’intricata matassa, per sapere su quali leve agire, ammesso che siamo in tempo per farlo (e non è detto), ammesso che possediamo la potenza per farlo (e non è detto).

La celebratissima undicesima tesi su Feuerbach, il pilastro centrale della metodologia rivoluzionaria dell’ultimo secolo e mezzo forse andrebbe semplicemente rovesciata.

“Finora i filosofi hanno interpretato il mondo si tratta ora di cambiarlo.” scriveva Marx, e i filosofi dell’ultimo secolo ci hanno provato. I risultati sono catastrofici, se guardiamo al panorama del secolo ventunesimo che ormai dispiega le sue fattezze orribili, più orribili di quanto fosse lecito aspettare.

Compito dei filosofi non è cambiare il mondo, che è anche una frase del cazzo se me lo permettete, visto che il mondo cambia continuamente e non c’è bisogno né di me né di te per cambiarlo. Compito dei filosofi è interpretarlo, cioè cogliere la tendenza e soprattutto enunciare le possibilità che vi sono iscritte. È compito precipuo dei filosofi perché l’occhio dei politici non vede il possibile, attratto com’è dal probabile. E il probabile non è amico del possibile: il probabile è la Gestalt che ci permette di vedere quel che già conosciamo, e al tempo stesso ci impedisce di vedere ciò che non conosciamo eppure è lì davanti ai nostri occhi.

Cogliere il possibile, vedere dentro l’intrico del presente il filo che permette di sciogliere i nodi. Se non cogli quel filo allora i nodi si stringono, e prima o poi ti strangolano.

Abbiamo pensato che fosse più importante cambiare il mondo che interpretarlo, così che nessuno ha interpretato il groviglio che si è costituito a partire dal decennio della grande rivolta. Qualcuno sì c’ha provato, minoritario e quasi solitario. Qualcuno ha detto: il filo essenziale del groviglio presente è quello che collega il sapere la tecnologia e il lavoro.

Il filo essenziale è quello che libera il tempo dal lavoro grazie all’evoluzione del sapere applicato in forma tecnologica.

Il solo modo per evitare che il filo si aggrovigli fino a diventare un nodo inestricabile è seguire il metodo che Marx suggerisce in un altro (meno celebrato ma più attuale) testo, il Frammento sulle macchine. Trasformare la tendenza verso la riduzione del tempo di lavoro necessario in processo attivo di riduzione del tempo di lavoro a parità di ricchezza. Liberare il tempo di vita dal vincolo del salario. Scollegare la sopravvivenza dal lavoro, abbandonare la superstizione centrale dell’epoca moderna, quella che sottomette la vita al lavoro.

Nel Frammento Marx interpreta, non pretende di cambiare, vuole semplicemente indicare quello che è possibile leggendo nelle viscere del rapporto tra sapere tecnologia e tempo di lavoro. Abbiamo pensato che si potesse sfuggire alla catastrofe incaponendoci a cambiare il mondo, e dimenticando la questione centrale, l’unica capace di dirimere il groviglio.

Di fronte alla tendenza verso la riduzione del tempo di lavoro necessario, che si manifestò fin dagli anni ’80 come tendenza principale, il movimento operaio ha pensato che si trattasse di resistere. Mai parola fu più disgraziata, più perniciosa per l’intelligenza. Resistere alla tendenza e cambiare il mondo: bella coppia di scemenze.

La riscossa degli impotenti

Il movimento operaio ha difeso l’occupazione e la composizione esistente del lavoro, così che la tecnologia è apparsa come un nemico dei lavoratori, e il capitale se n’è impadronito per accrescere lo sfruttamento e per legare a un lavoro inutile i destini della società.

Tutti i governi del mondo hanno predicato la necessità di lavorare di più proprio quando era il momento di organizzare la fuoriuscita dal regime del lavoro salariato, proprio quando era il momento di trasferire il tempo umano dalla sfera della prestazione alla sfera della cura di sé.

L’effetto è stato un enorme sovraccarico di stress, e un impoverimento della società. Dato che di lavoratori non ce n’era più bisogno il lavoro si è deprezzato, costa sempre meno ed è sempre più precario e disgraziato.

I lavoratori ci hanno provato con la democrazia e con la sinistra a fermare l’offensiva liberista, ma hanno soltanto misurato l’impotenza della democrazia mentre la sinistra predicava la competizione, la privatizzazione, prometteva lavoro e procurava precarietà.

Alla fine i lavoratori si sono imbestialiti, e il risultato è la riscossa degli impotenti che sta rovesciando l’ordine liberista, la riscossa di coloro che il neoliberismo ha privato della gioia di vivere. Costretti a lavorare sempre di più, a guadagnare sempre di meno, privati del tempo per godere la vita e per conoscere la dolcezza degli altri esseri umani in condizione non competitiva, privati di accesso al sapere, costretti a rivolgersi alle agenzie mediatiche di propagazione dell’ignoranza, e infine convinti per ignoranza che il loro nemico sono quelli più impotenti di loro.

Si fermerà questa onda idiota? Non si fermerà fin quando non avrà esaurito la sua energia che proviene dall’impotenza, e dalla rabbia che nasce dall’impotenza. La classe sociale che ha portato al potere Trump per reagire alla depressione non ci guadagnerà molto. Qualcosa sì, all’inizio. Per esempio invece di assumere 2.200 lavoratori in uno stabilimento messicano la Ford è stata costretta ad assumerne 700 in una fabbrica sul territorio degli Stati Uniti. Bel guadagno.

Ma se gli operai internazionalisti erano capaci di solidarietà, gli impotenti non conoscono quella parola, al punto che l’hanno ribattezzata buonismo. A un certo punto coloro che hanno votato per Trump (o per i molti Trump che proliferano in Europa) si accorgeranno che il loro salario non aumenta, e che lo sfruttamento si fa più intenso. Ma allora non si ribelleranno contro il loro presidente, al contrario daranno la colpa ai messicani, oppure agli afroamericani oppure agli intellettuali del New York Times. L’onda è solo all’inizio e chi si illude di poterla contenere non ha capito bene. Quest’onda sta distruggendo tutto: la democrazia, la pace, la coscienza solidale e alla fine la sopravvivenza.

Dobbiamo sperare nella sinistra?

Ora anche coloro che hanno governato nei governi di centro-sinistra si stanno accorgendo del disastro che hanno combinato. Se ne accorgono soltanto perché l’onda li sta spazzando via.

Tutt’a un tratto, come risvegliati da un sogno, gli attori politici dei governi che hanno riformato i paesi europei secondo le linee del neoliberismo, e che hanno imposto la gabbia del Fiscal compact, scoprono il disastro e si lanciano alla rincorsa di un treno che se n’è andato da un pezzo.

Cosa possiamo aspettarci dall’evoluzione delle sinistre europee?

Un bell’articolo di Marco Revelli sul manifesto del 14 febbraio descriveva la crisi del situazione politica italiana in termini di psicopatia, o piuttosto di entropia del senso.

Il discorso di Revelli non va inteso come una metafora. La psicopatia non è una metafora, ma la descrizione scientifica dell’onda trumpista e (in maniera rovesciata) della decomposizione della sinistra.

Le zone sociali in cui Trump trionfa in Nord America sono quelle in cui la miseria psichica è più devastante. L’epidemia depressiva e il diluvio degli oppioidi, il consumo di eroina quintuplicato in un decennio, il picco di suicidi: questa è la condizione materiale della cosiddetta classe media americana, operai spremuti come limoni, disoccupati devastati dall’impotenza. Il fascismo trumpista nasce come reazione dell’inconscio maschile bianco all’impotenza sessuale e politica dell’epoca Obama.

Il presidente nero si presentò sulla scena dicendo: Yes we can. Ma l’esperienza ha mostrato che invece non possiamo più niente, neanche chiudere Guantanamo, neanche impedire agli squilibrati di comprare armi da guerra dal droghiere qui sotto, né uscire dalla guerra infinita di Bush.

La destra si alimenta di questa impotente reazione all’impotenza, la sinistra comincia a rendersi conto di quel che ha combinato, ma è troppo tardi.

O forse non è troppo tardi, semplicemente non si riesce a vedere che la soluzione del problema sta esattamente nella direzione contraria a quella che ha imposto il liberismo con l’aiuto decisivo della sinistra.

Dov’è la soluzione? La soluzione sta nel rapporto tra sapere tecnologia e lavoro, che rende il lavoro umano superfluo ma non scioglie il nodo del salario. L’aumento di produttività reso possibile dalle tecnologie da molto tempo ha avviato l’erosione del tempo di lavoro, ma ora l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei congegni di automazione spazzerà via il lavoro di milioni di persone in ogni ambito della vita produttiva, ed è inutile opporre a questa tendenza inarrestabile la difesa del posto di lavoro. Soltanto un’offensiva culturale e politica per la riduzione del tempo di lavoro e per la rescissione del rapporto fra reddito e lavoro può sciogliere il nodo.

Non è un problema politico ma cognitivo, e psichico: si tratta propriamente di un doppio legame, o ingiunzione contraddittoria chiamala come vuoi. L’ingiunzione cui la sinistra soggiace (e che impone all’intera società) è l’obbligo sociale al lavoro dipendente, l’obbligo di scambiare tempo di vita per sopravvivere. Sciogliere questo vincolo epistemico e pratico è la premessa per dispiegare liberamente le energie cognitive verso il bene di tutti.

L’estinzione del lavoro è un processo che non si riesce ad elaborare ma si tenta di contrastare con effetti culturalmente e politicamente disastrosi.

I popoli si sentono minacciati e si convertono al nazionalismo, che si risolve in una forma semi-consapevole di suprematismo bianco.

Il precipizio europeo

Su questo sfondo la crisi europea resta come sospesa sull’orlo di un precipizio.

Le misure di austerity che dovevano stabilizzare il quadro finanziario hanno disastrato il quadro sociale fino al punto che ormai per la maggior parte della popolazione europea l’Unione Europea è diventato sinonimo di trappola. La democrazia si è mostrata impotente a contenere l’invadenza del sistema finanziario, e la frustrazione si è trasformata in un’onda torva in cui la competizione economica prende forme nazionaliste e razziste.

Sulla questione europea è mancata una strategia autonoma dei movimenti.

Nel 2005 la sinistra critica europea scelse di sostenere il “sì” al referendum sulla costituzione (ma di fatto sulla liberalizzazione del mercato del lavoro) che si tenne in Francia e in Olanda, e in questo modo consegnò al Front National lepenista la direzione della rivolta anti-finanziaria.

Da quel momento i movimenti sono stati paralizzati nell’alternativa tra globalismo liberista e nazionalismo sovranista.

Durante l’estate dell’umiliazione greca lo abbiamo visto bene: non c’è stato nessun movimento europeo, nessuna solidarietà politica col popolo greco.

I dirigenti della sinistra europea (a cominciare dall’italiano Renzi) hanno mostrato tutta la loro pochezza, ma il silenzio della società è stato ancor più agghiacciante. L’umiliazione greca (e l’auto-disprezzo che ha accompagnato da quel momento tutta la sinistra europea) ha provocato un definitivo cambiamento di percezione. Da allora il processo europeo fa paura, percepito come un predatore da cui proteggersi. La conseguenza del tutto prevedibile (anzi così prevedibile da ripetere il copione degli anni ’20 del secolo passato) è il ritorno del sovranismo nazionalista.

L’emergente nazionalismo europeo va però inserito in un contesto globale di tipo nuovo, che Sergey Lavrov ha definito post-west-order.

L’ordine occidentale (fondato sulla difesa della democrazia contro il socialismo sovietico) pare dileguarsi, ora che l’opposizione ideologica contro la Russia è sostituita da una sorta di patto suprematista bianco.

In un articolo pubblicato da The American Interest nel giugno 2016, Zbignew Brzesinski descrive il panorama dei prossimi anni secondo uno schema allarmante: Daesh potrebbe essere solo il primo segnale di una sollevazione di lungo periodo a carattere di volta in volta terrorista, nazionalista, fascista: l’inizio di una sorta di guerra civile planetaria.

I popoli devastati dalla violenza del colonialismo stanno avviando una rivolta contro la supremazia bianca.

In questo contesto la politica di Trump verso la Russia rivela un disegno strategico di tipo bianco suprematista. Trump procede in maniera contraddittoria con la Russia, ma il suo disegno strategico va in direzione dell’unità dei cristiani, dei bianchi, della razza guerriera superiore. Se c’è un filo di ragionamento nell’incubo distopico che Trump ha in mente, questo filo è il suprematismo bianco.

L’Europa è marcia ma noi facciamone un’altra

E’ probabile che questo incubo stia per inghiottire l’Europa. L’Unione europea è in agonia da tempo, presto inizierà la sua decomposizione.

Gli antidoti sembrano esauriti, e l’austerity non attenua la sua stretta.

Il nazionalismo appare come una vendetta che i popoli imbestialiti dall’impotenza hanno scatenato contro le sinistre neoliberali. E’ difficile pensare che l’onda possa fermarsi prima di avere esaurito le sue energie nella direzione che già si può intravvedere.

L’esito più probabile nel medio periodo è la guerra civile europea, nel contesto della guerra civile globale.

C’è una via d’uscita?

Solo degli idioti possono indicare la strada del ritorno alla sovranità nazionale, della moneta nazionale. E’ la ricetta che ci porterà a ripetere la guerra civile jugoslava su scala continentale.

La via d’uscita non sta certamente nelle mezze parole di autocritica mai esplicita che vengono fuori dalle bocche dei dirigenti della sinistra tedesca, francese, italiana. Né la via d’uscita sta nella promessa di un improbabile impegno per il salario di cittadinanza in un paese, la Francia, in cui i socialisti non hanno quasi alcuna possibilità di raggiungere il ballottaggio. (E nel caso che Hamon raggiungesse il ballottaggio la prima cosa che cancellerebbe dal suo programma sarebbe proprio il salario di cittadinanza).

La via d’uscita non sta nella campagna contro il Brexit che ha lanciato Tony Blair, criminale di guerra ed esecutore della devastazione neoliberista della società. In molti hanno votato Brexit proprio per odio e per vendetta contro questa sinistra. Io voterei per il Brexit, se l’alternativa è Tony Blair, e molti altri farebbero come me.

Ma allora c’è una via d’uscita dalla guerra civile europea?

La via d’uscita sta soltanto in un movimento gigantesco, in un risveglio cosciente della parte pensante della società europea. Resta soltanto la speranza che una minoranza rilevante della prima generazione connettiva trovi la strada della solidarietà e del sabotaggio. Solo l’occupazione di cento università europee, solo un’insurrezione del lavoro cognitivo potrebbe avviare una re-invenzione del progetto europeo. E’ improbabile, ma il possibile non è amico del probabile.

Occorre un movimento che prenda atto del fallimento che non è il nostro fallimento, non è il fallimento della generazione Erasmus, non è il fallimento dei lavoratori precari e cognitivi, è il fallimento della sinistra neoliberale, del ceto politico sottomesso al sistema finanziario.

Grazie a costoro l’Europa è morta, ma noi facciamone un’altra. Immediatamente, senza por tempo in mezzo, un’Europa sociale, un’Europa dell’uguaglianza e della libertà dal lavoro salariato.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista all’Accademia della Modernità Democratica 

Abbiamo svolto questa intervista all’Accademia della Modernità Democratica per approfondire il contesto più ampio relativo alla guerra all’Iran e il punto di vista delle comunità curde sui territori coinvolti e che potenzialmente verranno coinvolti nelle dinamiche di guerra guerreggiata. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of America”: chiudere i conti, o quanto meno provarci

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione. Qui la prima puntata. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of Americas”: l’Impero annuncia la guerra in America Latina

Pubblichiamo, in due puntate, questo speciale a cura della redazione sul progetto imperialista Usa, targato Trump, diretto verso l’America Latina. Nella prima parte, si approfondirà il progetto “Shield of America” e il nuovo corso interventista portato avanti dagli Stati Uniti. Nella seconda parte ci si concentrerà sulla portata politica della nuova fare apertasi con il rapimento di Maduro e l’assedio di Cuba, analizzando le implicazioni e i compiti che potenzialmente ci si pongono di fronte. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Riforma Valditara, tra industria 4.0 e svendita ai privati della scuola pubblica

È stato pubblicato da qualche giorno il nuovo decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’ordinamento degli istituti tecnici. Si tratta della risoluzione finale di una riforma già definita con il PNRR nel 2022 e voluta dall’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, membro del governo Draghi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Una prospettiva antifascista dalla Francia

Una prospettiva antifascista dalla Francia – Fascistizzazione dello Stato, genealogie coloniali e congiuntura elettorale a un mese dai “fatti di Lione”. Intervista con Antonin Bernanos e Carlotta Benvegnù

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordine mondiale / 33 – Guerra infinita e fine delle alleanze (tra stati e classi)

di Sandro Moiso da Carmillaonline
Redazione di InfoAut, La lunga frattura, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 168, 15 euro

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Hub toscano dentro l’escalation in Medioriente? Basi, ferrovie e le domande che nessuno ci fa

Qualcuno ha deciso che il territorio tra Pisa, Livorno e San Piero a Grado debba diventare un nodo strategico della macchina militare occidentale. Non è un’ipotesi: è quello che emerge leggendo contratti pubblici, documenti NATO e piani di investimento europei. Ma la domanda che nessuna istituzione ci pone è semplice: lo vogliamo?

da No Base

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Romolo Gobbi

Ci uniamo al messaggio di saluto da parte di Derive Approdi in merito alla scomparsa di Romolo Gobbi e per ricordarlo ripubblichiamo questa intervista presente sul sito Futuro Anteriore – Dai Quaderni Rossi ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell’operaismo italiano.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Processo Sovrano, crollato il teorema associativo la Procura ci riprova in appello

Ripubblichiamo da notav.info un contributo che riassume i passaggi processuali che hanno portato alla caduta dell’accusa di associazione per delinquere nel processo “Sovrano” in primo grado, oltre ad alcune considerazioni politiche su questo processo. In vista del ricorso in appello da parte della Procura con la prima udienza fissata per lunedì 13 aprile 2026 al Tribunale di Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Giovani Contro

Oggi la politica istituzionale in toto inizia ad avere un timore, ossia quello di vedere nei “giovani” un settore capace di organizzarsi, incidere e non avere alcuna fiducia nei confronti della delega e della politica dei partiti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Noi la guerra non la paghiamo

Ripubblichiamo il testo della campagna lanciata dall’Assemblea Studentesca di Torino in merito ai rincari, in particolare legando la questione dell’aumento dei prezzi dovuto alla crisi energetica causata dalla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, alla necessità di un trasporto gratuito.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Culture

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO 

Di seguito l’indizione della Quarta Edizione del Festival Altri Mondi / Altri Modi “Vanchiglia Quartiere Partigiano”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.