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Fiat: Monti, Marchionne e l’intesa perfetta

Dopo le tante dichiarazioni e le promesse fatte da una parte e dall’altra, dopo i battibecchi tra il ministro Passera e l’ad Fiat, l’incontro si è chiuso con tante parole e pochi fatti.

Si riconferma quanto, al di là delle roboanti promesse fatte da politicanti vari, era già emerso tra le righe nei giorni scorsi: nel comunicato si legge che «Fiat ha confermato la strategia dell’azienda a investire in Italia, nel momento idoneo, nello sviluppo di nuovi prodotti per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo». Che, tradotto, vuol dire che anche Marchionne deve scendere a patti con la realtà e coi diktat del mercato e che quindi per il momento si manda avanti la baracca sfruttando la possibilità di esportare negli Stati Uniti, mentre gli investimenti in Italia sono destinati ad attendere tempi migliori, quelli della fantomatica ‘ripresa dei mercati’ tanto sbandierata dal premier Monti cui Marchionne si accoda profetizzandola per il 2014.

Si conferma così definitivamente anche il ritiro degli investimenti del piano Fabbrica-Italia già paventato nei giorni scorsi, di cui restano solo gli attacchi ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici Fiat, mentre per il resto nel comunicato uscito dall’incontro di sabato si evita accuratamente di menzionare il piano presentato due anni fa; in pratica, sfumano gli investimenti ma si mantiene il modello di sfruttamento messo in campo a partire da Pomigliano.

Monti tira un sospiro di sollievo di fronte alla scelta della Fiat di non chiedere soldi al governo, lasciando carta bianca a Marchionne sul futuro dell’azienda, e si prepara ad estendere la strategia adottata per la Fiat al cosiddetto ‘Patto per la produttività’.

C’è da scommettere, infatti, che il tavolo misto tra governo e Fiat istituito con l’incontro di sabato sarà il punto di partenza per sferrare nuovi attacchi al mondo del lavoro, nel silenzio dei sindacati gialli ormai completamente supini alle politiche di Marchionne e dei ‘professori’ (lo conferma, casomai ce ne fosse bisogno, la dichiarazione di Bonanni che, a seguito dell’incontro, ha applaudito le scelte di Marchionne sostenendo che ‘ha salvato la Fiat’…).

La risposta, in questo caso, non potrà che venire dalle migliaia di lavoratori e lavoratrici che dal vertice tra l’ad Fiat e il premier Monti hanno ottenuto ancora una volta solo parole fumose.

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