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L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 2

MENCIUS MOLDBUG, LA NASCITA DEL MOVIMENTO NEOREAZIONARIO E NICK LAND

Mencius Moldbug è lo pseudonimo di Curtis Guy Yarvin, un informatico, teorico politico e blogger statunitense. È il fondatore di Urbit finanziato tra gli altri da Peter Thiel stesso, oltreché essere un suo grande mentore (come il CEO di Palantir lo è di JD Vance). Mencius è colui che dà un corpo teorico al movimento Neoreazionario. Il suo primo fan è un ritrovato Nick Land che, dalla Cina, dà sistematicità ai concetti di Mencius con una serie di post sul suo blog ora raccolti sotto il nome di “The Dark Enlightment”. Alcuni dei concetti partoriti dal duo Moldbug-Land sono necessari da definire in quanto parte di questa grammatica di questa classe tecno-borghese. In particolare i concetti di: iper-razzismo, la Cattedrale, neocameralismo.

Iper-razzismo

I forum dell’alt-right pullulano di discussioni sul darwinismo sociale, sulla teoria evolutiva e sul razzismo biologico. Ma le idee dell’asse Moldbug-Land sorpassano (a destra) questi discorsi più “classici”. I neoreazionari non ritengono diversi pezzi di società inferiori per via dell’etnia, decretando il razzismo biologico realisticamente infondato. La forma di razzismo proposta è quel che più assomiglia ad un razzismo di classe: esistono pezzi di società di élite con QI, forze economiche e capacità tecnologiche più elevate (prevalentemente bianchi e asiatici, ricordiamo che l’attività giornalistica e saggistica di Land da Warwick si è spostata in Cina) che dovrebbero operare una secessione da chi gli è inferiore e riprodursi selettivamente solo fra di loro.

Quest’idea di razzismo di classe non sembra così tanto un concetto astratto e rifiutato dai più della tecno-borghesia quando leggiamo le dichiarazioni dell’altro grande nome di Palantir Alex Karp: “There are basically two ways to know you have a future. One, you have some vocational training. Or two, you’re neurodivergent”. Alla prima categoria appartengono tutta una fascia di lavoratori professionisti difficili da automatizzare, come idraulici o elettricisti (per ricordarci sempre che senza produzione materiale non esiste valorizzazione: tutto il discorso sull’automazione è inevitabilmente un problema di produzione di plusvalore, poiché  i processi di automazione dei sistemi produttivi ridurrebbero sempre di più la parte variabile del capitale, riducendo il saggio di profitto), mentre alla seconda categoria, Karp considera come neurodivergenti tutte quelle soggettività capaci di pensare fuori dagli schemi, in altre parole riecheggiando l’esasperazione neoreazionaria di dividere praticamente la società in base a quanto plusvalore si può estrarre da determinate capacità umane.

La Cattedrale

La critica alla democrazia di Moldbug e Land è la premessa per la proposta organizzativa del movimento neoreazionario. Per i due autori la democrazia non è altro che un sistema cibernetico in quanto funziona per feedback. La forma di governo democratica è un circuito lungo (i sistemi elettorali) che applica delle politiche e delle riforme, queste sono informate e giudicate attraverso il sistema delle elezioni e del dibattito pubblico (appunto il sistema di feedback). 

In linea teorica Land e Moldbug non sarebbero contrari alla democrazia. Il vero problema è il circuito corto della democrazia, ossia il sistema di formazione delle opinioni pubbliche, il vero motore della democrazia. Per Land e Moldbug questo circuito corto è presidiato dalla cosiddetta Cattedrale, ossia l’alleanza tra università, media mainstream, burocrazia statale e istituzioni culturali, la quale produce, impone e riproduce una teologia politica basata sul politicamente corretto, il progressismo e l’egualitarismo. La democrazia, allora, è la causa della degenerazione dei governi e della cultura nel suo senso più largo.

Non è difficile vedere le risonanze nel pensiero di destra anche più comune e meno estremo: la lunga marcia contro il politicamente corretto e la cosiddetta ideologia “woke”, con tanto di battaglie dentro le università contro lo spettro del “marxismo culturale”, è parte integrante della grammatica di ogni politico di destra su tutti i livelli.

Neocameralismo

Dentro la critica alla democrazia e la figura imponente della Cattedrale segue una proposta di governo alternativo. Il neocameralismo è un modello di governo teorizzato da Mencius Moldbug e difeso successivamente da Nick Land. Il termine deriva dal cameralismo, una dottrina amministrativa tedesca del XVII–XVIII secolo che concepiva lo Stato come un’azienda da gestire con criteri di efficienza e finanza pubblica. 

Moldbug aggiunge il prefisso “neo-” per adattarlo all’era digitale e al capitalismo contemporaneo, proponendo di organizzare lo Stato come una società per azioni in cui il potere è esercitato da un amministratore delegato (sulla falsariga di un monarca assoluto), affiancato da un consiglio di “azionisti” composto da un’élite ristretta. In questo sistema, la sovranità è aziendale: lo Stato non è un’entità democratica ma una proprietà privata gestita per massimizzare il valore per gli azionisti, e la legittimità del governo non deriva dal consenso popolare, bensì dalla sua capacità di fornire servizi efficienti e redditività. 

Il neocameralismo rifiuta la separazione dei poteri, ritenendola un meccanismo efficiente che favorisce l’espansione della Cattedrale, e concentra invece il potere esecutivo in un unico vertice, eliminando il potere legislativo e giudiziario come entità indipendenti (quest’ultimo viene sostituito da tribunali arbitrali privati). La struttura di governo prevede un CEO che detiene l’autorità finale ma può essere rimosso dal consiglio di amministrazione in caso di cattiva gestione; il consiglio è composto da proprietari dello Stato (inizialmente i fondatori, poi azionisti con diritto di voto in base al capitale investito); i cittadini diventano “clienti” senza diritto di voto, ma possono “votare con i piedi” emigrando verso un’altra giurisdizione concorrente. 

Il neocameralismo promuove il federalismo competitivo: il mondo ideale è frammentato in centinaia di città-Stato in competizione tra loro, dove le leggi vengono sostituite da contratti privati e arbitrato, e le infrastrutture pubbliche (polizia, giustizia, welfare) sono gestite privatamente o tramite servizi in outsourcing. Gli obiettivi dichiarati sono: eliminare la Cattedrale, ridurre la complessità burocratica e accelerare l’innovazione attraverso la competizione tra giurisdizioni, sul modello di Hong Kong o Singapore.

Per quanto apparentemente si tratti di un modello lontano dalla realtà non dovremmo prendere sotto gamba aziende come la Seasteading di Petri Friedman (nipote di Milton Friedman), una fondazione che punta a costruire città-stato al largo delle acque internazionali. Vere e proprie città private che dovrebbero riassemblare nella realtà quest’idea di neocameralismo. Non a caso, infatti, Thiel fu tra i primi investitori in Seasteading.

Inoltre, la sinergia tra strumenti forniti dai privati e organi dello Stato e welfare è da anni assodata: pensiamo ai server di Amazon AWS usati, tra gli altri, dai sistemi di pubblica amministrazione italiana; oppure all’adozione da parte del Policlinico Gemelli di Roma dei sistemi di Palantir (come già avviene in Inghilterra, dopotutto) per tracciare e organizzare al meglio i movimenti del personale medico e poter restituire mappe e strategie in caso di emergenza (mappe e strategie studiate letteralmente sui corpi dei palestinesi in fuga dagli assalti israeliani). Oltre questo, la partecipazione di miliardari e dello strapotere economico è un’abitudine di molti dei governi occidentali, primo fra tutti gli Stati Uniti stessi.

PETER THIEL E L’ANTICRISTO

Dopo tutto questo viaggio all’interno della filosofia politica neoreazionaria è ora di approdare direttamente sui testi di Thiel. In particolare due: 1) un saggio-manifesto di carattere eminentemente filosofico chiamato “Il momento straussiano”; 2) il suo intervento dentro al dibattito “From scratch: libertarian institutions and communities” (trovabile qui) intitolato “The Education of a Libertarian”.

Nel saggio “Il momento straussiano” , Peter Thiel sostiene che l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 abbia segnato una cesura radicale nella storia occidentale, rivelando l’illusione alla base dell’Illuminismo e del liberalismo classico. Secondo Thiel, la tradizione lockiana, fondata sulla fiducia nel progresso, nella tolleranza e nella cooperazione economica, aveva rimosso la “verità tragica” della politica: l’inimicizia, la violenza e il conflitto come elementi ineliminabili della condizione umana. A fornire la grammatica di questa verità tragica è René Girard, maestro di Thiel a Stanford, con la sua teoria del desiderio mimetico e dell’escalation antagonistica: gli esseri umani desiderano le cose non per il loro valore intrinseco, ma perché desiderate da altri, generando rivalità e una spirale di violenza che sfocia in crisi sistemiche.

L’11 settembre ha dimostrato che un piccolo gruppo di nemici determinati può mettere in ginocchio uno Stato moderno, riportando alla luce la necessità di una politica basata sulla distinzione amico/nemico, mutuata dal giurista Carl Schmitt. Per Schmitt, il “politico” non risiede nello Stato o nella guerra, ma nella capacità di distinguere tra amico e nemico pubblico: una distinzione reale, non metaforica, che fonda ogni comunità. Thiel riprende questa categoria per affermare che l’Occidente, illudendosi di aver superato il conflitto con la cooperazione economica e i diritti umani, si è trovato impreparato di fronte a un nemico che non riconosce le stesse regole. 

A questa diagnosi, Thiel affianca il pensiero di Leo Strauss, il filosofo che ha denunciato il “crollo del pensiero politico moderno” e la rimozione della tensione tra rivelazione e ragione. Strauss insegna che il liberalismo, nel tentativo di neutralizzare i conflitti religiosi e metafisici, ha finito per produrre un nichilismo che rende l’Occidente incapace di difendere i propri fondamenti. Thiel opera una sintesi tra Girard e Strauss: entrambi riconoscono che gli ordinamenti politici e statali sono fondati sulla violenza originaria, ma divergono sul “quando” questa violenza si manifesterà. Per Girard, la violenza mimetica è un meccanismo ciclico e sempre in agguato, destinato a precipitare in un’apocalisse imminente se non arginato; per Strauss, invece, la violenza è una costante che può essere gestita e parzialmente addomesticata dall’azione politica e dalla prudenza. Questa tensione tra apocalisse e prudenza è il cuore del “momento straussiano” per Thiel, che sceglie Strauss non come sostituto di Girard, ma come complemento indispensabile per un’analisi della modernità. 

Sia Schmitt sia Strauss condividono poi un punto decisivo: il nemico non è solo politico, ma anche teologico. Nell’opera di Schmitt, l’Anticristo è la figura del nemico escatologico per eccellenza, colui che nega ogni ordine (nomos) e si pone come fine della storia. Strauss, dal canto suo, legge nell’avvento della modernità l’ombra di un “Anticristo” filosofico, ossia la ragione che si fa autonoma da Dio e che, divenendo pura tecnica, perde la capacità di giudicare il bene e il male. Thiel fonde questi due motivi: l’Anticristo non è solo un simbolo religioso, ma il nome della rimozione liberale del conflitto assoluto. L’Occidente che rifiuta di riconoscere l’esistenza di nemici irriducibili, di un male che non può essere addomesticato, finisce per preparare la strada all’Anticristo, cioè alla vittoria del nichilismo e della violenza senza legge.

Molto del concetto di Cattedrale è presente dentro l’Anticristo di Thiel. L’Anticristo è una coalizione già presente di istituzioni e governi liberali che nascono dentro la “fine dei tempi” e che corrompono e addomesticano l’umanità nata dall’illuminismo, distraendola dal riconoscimento del nemico. 

Le analisi filosofiche di Thiel non vanno, comunque, confuse con una difesa tout court del concetto di politica di Schmitt: il suo non è un manifesto che si richiama all’unificazione degli Stati occidentali contro un nemico comune. Non a caso le politiche estere statunitensi sono sempre meno atlantiste. Thiel piuttosto evoca una fuoriuscita dalla politica, ormai non più una dimensione adatta al progetto libertariano.

Questo aspetto è più chiaro nel suo intervento nel 2009 al dibattito “From Scratch” intitolato “The Education of a Libertarian”. Qua è contenuta la famosa massima che ha scandalizzato ogni giornalista benpensante: “Most importantly, I no longer believe that freedom and democracy are compatible”. Thiel indica che non esistono più spazi di libertà dentro le democrazie e che l’unico modo per i libertariani di praticare la loro filosofia morale è creandoli questi spazi di libertà. Il CEO di Palantir allora indica diversi settori che vanno verso quello scopo di fuoriuscita dalla politica: Cyberspace (qualcosa di simile al metaverso di Meta); lo spazio (pensate all’ossessione di Musk per Marte); Seasteading, di cui abbiamo già parlato prima. Il governo della fine dei tempi, dunque, passa attraverso quel tipo di ordinamento che abbiamo illustrato prima: isole di libertà governate da un CEO e gestite come un’azienda.

Tuttavia è chiaro, invece, che se la politica è uscita dalla porta, è rientrata dalla finestra. Thiel, attraverso JD Vance e i contratti di Palantir con diversi governi, è parte integrante dello stesso sistema che con così tanta carica ha criticato fino alla prima elezione di Trump: Thiel fu l’unico tecno-borghese della Silicon Valley a supportare Trump nel 2016, mentre il resto della classe lo ha seguito solo quattro anni dopo (i motivi del sostegno della Silicon Valley per Trump si possono trovare analizzati qui).

Per concludere il quadro su Thiel, qualcosa va detto sulla sua visita a Roma per uno dei suoi seminari. Poco si conosce dei contenuti, poiché è stato imposto il silenzio agli invitati. Incuriosiscono questi ultimi: oltre diversi finanzieri, accademici e figure minori della destra italiana, figurano nomi noti come il presidente della Camera Lorenzo Fontana (Lega), il direttore de Secolo d’Italia Italo Bocchino (ex Alleanza Nazionale), il presidente di BeWater Guido Maria Brera (che possiede Chora Media e Will), il segretario di Lega Giovani Davide Quadri. Non va escluso che con la scusa del seminario sull’Anticristo Thiel abbia potuto parlare con esponenti del governo italiano con cui esistono già contratti e licenze con software sviluppati da Palantir: parliamo di Gotham, un sistema già adottato dall’ICE, il quale incrocia i dati del Ministero della Difesa per prendere decisioni strategiche. O con la già citata collaborazione con il Policlinico Gemelli di Roma.

Qui si può leggere la prima parte dell’articolo

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