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Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio

Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere. La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump, ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di partecipazione molto significativa. 

Molte sono state anche le iniziative di solidarietà in tutto il mondo da parte della diaspora e in Albania, da Tirana ad altri centri più periferici, la protesta continua con regolarità dandosi appuntamento ogni giorno alle 18 per presidi, manifestazioni da migliaia di persone, blocchi e occupazioni di infrastrutture come strade e aeroporti. E’ molto interessante guardare alla composizione della mobilitazione perché è trasversale e popolare, tende a oltrepassare le forme delle organizzazioni classiche, non si riconosce in un partito ma sta assumendo forme di protesta sempre maggiormente radicali senza perdere il suo aspetto di massa. 

In questo senso l’intervista con Elon, compagno di Immigrital, è molto interessante perché approfondisce questi aspetti portando alla memoria alcune similitudini con il movimento di massa per la Palestina avvenuto in Italia a settembre e ottobre scorsi.

da Radio Blackout

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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