InfoAut
Immagine di copertina per il post

Migranti economici e migranti politici: retoriche di una distinzione

Migrazioni politiche e migrazioni economiche

Nel concreto articolarsi dei processi migratori non c’è mai un solo fattore che porta ad emigrare. Esiste sempre un complesso insieme di concause difficili da districare, e così un singolo, a prescindere da quello che prevedono le normative, può ritrovarsi contemporaneamente ad essere alla ricerca del lavoro e del riconoscimento dello status di rifugiato. I processi migratori che, almeno dal 2011, stanno interessando l’Europa lo mostrano in maniera esplicita.

Per quanto riguarda l’Italia, si ricorderà che durante la cosiddetta “Emergenza Nord Africa” la maggioranza delle provenienze geografiche dei migranti che giungevano nel nostro paese per sfuggire dalla guerra in Libia non erano affatto nordafricane. La Libia, che ancora oggi è un punto nevralgico di molte delle rotte per l’arrivo in Europa, fino al 2011, era stata una zona di grande attrazione per migliaia di lavoratori provenienti da altre parti del continente africano, costretti a lasciare il paese dopo l’intervento militare. Lavoratori, dunque, che, da un giorno all’altro, sono divenuti profughi in fuga da una guerra avallata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il viaggio di chi oggi giunge in Europa, soprattutto per chi proviene dai paesi subsahariani, può durare anche anni, ha costi elevati e presenta difficoltà enormi.[2] Può succedere quindi che un soggetto partito per sfuggire ad un conflitto o a persecuzioni, si ritrovi a dover lavorare lungo il suo percorso migratorio per mettere insieme la cifra necessaria a raggiugere l’agognata Europa. Può succedere anche che un soggetto, partito per ricercare lavoro, lungo il percorso migratorio diventi oggetto di vessazioni, persecuzioni, violenze, incarcerazioni arbitrarie. È quanto è avvenuto (e continua ad avvenire) in Libia, ed è quanto sta avvenendo oggi in Turchia. Si può far finta di non vedere, ma questo è quello che avviene.

Gli esempi di situazioni in cui motivazioni politiche e motivazioni economiche delle migrazioni s’intrecciano sono moltissimi, sia a livello individuale che a livello di gruppi, e non riguardano solo gli ultimi anni: si pensi, per esempio, alla grande migrazione kurda verso la Repubblica Federale Tedesca negli anni del secondo dopoguerra, attivata certamente dalle condizioni di oppressione, ma anche della povertà della popolazione del Kurdistan. E per quanto riguarda l’Italia si potrebbe portare l’esempio di Jerry Masslo, esule politico sudafricano e bracciante che trovò la morte a Villa Literno, in provincia di Caserta, il 25 agosto del 1989, quando fu assassinato con tre colpi di pistola nel capannone dove dormiva, perché si rifiutò di consegnare ad una banda di balordi il denaro che aveva faticosamente messo da parte raccogliendo pomodori per tre lunghi mesi.

I confini tra migrazioni politiche e migrazioni economiche sono molto più labili di quanto si voglia far credere e, soprattutto, di quanto le diverse normative presuppongano. A ciò, si aggiunga un’ulteriore lapalissiana considerazione: una volta sul territorio di destinazione, il migrante politico avrà comunque bisogno di lavorare e sul modo in cui un richiedente asilo, un rifugiato politico o un titolare di altra forma di protezione, può lavorare, incideranno diversi fattori, non solo quelli relativi alle condizioni socio-economiche del territorio di destinazione, ma anche quelli derivanti dalla sua specifica condizione sociale e giuridica, una condizione che in molti casi contribuisce a deprivarlo di potere contrattuale.

Disciplinamento e inserimento lavorativo dei migranti politici

La verità, quella difficile da ammettere, è che oggi in Europa, di fatto, è impossibile entrare, se non per pochissimi. Gli stati stanno cercando in ogni modo di bloccare gli ingressi sul proprio territorio attivando, a questo scopo, direttamente o indirettamente, una serie di dispositivi che vanno dagli accordi sottoscritti con il governo di Erdogan all’istituzione degli hotspot, dai muri con il filo spinato alla proliferazione dei campi profughi che nascono nelle zone di confine, da Calais a Idomeni. Processi di continua violazione dei diritti umani per respingere poco più di un milione di persone, a malapena lo 0,17% della popolazione europea: questa la percentuale dei migranti giunti in Europa nel corso dello scorso anno. Questa la cifra che fa parlare di emergenza. È evidente che non esiste alcuna emergenza immigrazione: esiste, semmai, un’emergenza democratica, e riguarda i paesi europei.

L’attuale gestione europea delle migrazioni incide anche sui pochi che riescono ad entrare e sul loro processo di inclusione (o esclusione, visti i dati) sociale e lavorativa. E agisce non solo negli aspetti più immediatamente visibili, come avviene per esempio con l’applicazione del Trattato di Dublino[3] che impedisce ai singoli di scegliere il paese in poter costruire il proprio futuro, quello in cui poter usufruire di una rete di supporto fin dalla fase iniziale, quella più delicata, del processo di inserimento sociale nel nuovo luogo di vita. L’attuale approccio alle migrazioni agisce anche in maniera molto più pervasiva, perché contribuisce alla creazione di un frame, di un apparato simbolico che condiziona fortemente le relazioni tra cittadini migranti e società di destinazione inscrivendole in rapporti di potere fortemente asimmetrici.

Si prenda in considerazione il caso italiano, ma la situazione è simile in altri paesi. Chi riesce ad entrare nel circuito che in potenza potrebbe garantirgli un titolo di soggiorno per motivazioni politiche, o un’altra forma di protezione, è inserito all’interno di un percorso in cui sarà oggetto di un continuo controllo. I media ne parleranno come di una potenziale minaccia, e quindi dovrà dimostrare di essere un “vero” profugo: dovrà essere disciplinato, dal momento dall’audizione in commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato al resto dei momenti in cui è visibile pubblicamente. Dovrà sempre dimostrare di essere un soggetto docile, a maggior ragione se si tratta di un soggetto proveniente da paesi ritenuti di fede islamica, specie in questo momento di psicosi generalizzata derivante dalla paura di eventuali attentati terroristici. Tutto ciò, come è facile capire, concorre alla creazione di uno sfondo, di un insieme di assunti e luoghi comuni che contribuiscono, in maniera determinate, a inferiorizzare coloro i quali intraprendono il percorso per il riconoscimento dello status di migrante politico.

Non sorprende che in una situazione di crisi economica persistente, all’interno di paesi con economie fragili, caratterizzate da alti tassi di disoccupazione e precarietà lavorativa, siano proprio molti richiedenti asilo, rifugiati o titolari di altre forme di protezione, ad inserirsi in segmenti del mercato del lavoro che presentano condizioni di sfruttamento tra le più feroci. E non è casuale che siano in assoluto tra i lavoratori più ricattabili. Su questi processi hanno un peso decisivo le retoriche razziste, non poche delle quali, costruite con l’avallo, consapevole o meno, delle stesse realtà del terzo settore, in alcuni casi anche da quelle di sinistra, impegnate a fornire servizi di accoglienza. E così, per esempio, proliferano le iniziative in cui cooperative e associazioni decidono di impiegare, gratis, i “propri ospiti” in mansioni socialmente utili, quasi sempre svolte in pubblico (pulizia delle strade o simili), che mostrino alla cittadinanza quanto siano buoni e bravi i migranti politici, quanto hanno voglia di “integrarsi” e ringraziare dell’“ospitalità”.
Corpi esibiti che creano un’immagine rassicurante per lo sguardo razzista di chi riconosce l’altro solo se subalterno. Insomma, su diversi piani e a diversi livelli politici, si costruisce e si legittima un discorso che discrimina, inferiorizza e spiana la strada allo sfruttamento lavorativo, anche a quello più spinto.

[1] Si tratta di una retorica che per alcuni aspetti ricorda quanto avvenuto in Italia a proposito dei discorsi politici sulla differenza – propagandati a destra come a sinistra – tra immigrazione regolare (da incentivare) e immigrazione irregolare (da respingere con fermezza).
[2] Tutte conseguenze, in primo luogo, delle politiche di chiusura che, dall’approvazione dei trattati di Schengen in poi, caratterizzano l’approccio europeo al tema dell’ingresso sul territorio e della libertà di movimento entro i confini dell’UE per i cittadini non comunitari.
[3] Sulla base di questo trattato il richiedente asilo è tenuto a presentare domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato nel primo paese europeo in mette piede.

Da migr-azioni.blogspot.fr

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Luoghi strategici in vista di un conflitto armato?” Breve inchiesta durante la manifestazione regionale per la sanità pubblica tenutasi a Torino il 23 maggio 2026

Il 23 maggio scorso siamo andati allo sciopero regionale per la difesa della sanità pubblica indetto dal CIPES (Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure) nella città di Torino. Abbiamo condotto qualche breve intervista tra i partecipanti sui temi della manifestazione, del riarmo, dei corsi universitari di medicina e infermieristica.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Sull’abbassamento dell’età della violenza di genere: guerra, nuove destre e manosfera

Leggiamo ancora una volta con dolore e rabbia di un episodio di violenza avvenuto nella nostra città: stavolta una violenza agita da tre ragazzi di 19, 21, 22 anni nei confronti di una ragazza di 13. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Culture

On the road nel Nord Est

“Ma come fate a non sapere un cazzo del posto dove state?” dice Giulio a Doriano e Carlobianchi mentre stanno visitando la Tomba Brion, al che quest’ultimo gli risponde: “Non sappiamo un cazzo ma sappiamo tutto”.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Sciopero In’s polo logistico di Tortona: la polizia tenta di sgomberare il presidio ma lo sciopero continua

Ancora un tentativo di sgombero del presidio dei lavoratori In’s nel polo logistico di Tortona (AL) al sesto giorno di sciopero: ma il presidio operaio va avanti.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: sciopero a Meat-To

Negli scorsi giorni si sono tenuti dei picchetti in solidarietà a due lavoratori del ristorante Meat-To a Torino.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Loiri Porto San Paolo. Cala Finanza, basta con il fumo negli occhi.

Ci viene inviato e ripubblichiamo volentieri questo articolo del Gruppo d’Intervento Giuridico che fa il punto sui progetti previsti sul territorio sardo, in particolare a Cala Finanza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Porti di Resistenza: Bloccare la Macchina da Guerra e l’Economia del Genocidio

La storia ricorderà coloro che hanno bloccato le navi, non coloro che le hanno caricate. Da Genova a Newark-Elizabeth, dalla Calabria al Pireo e oltre, il messaggio risuona forte e chiaro: basta armi, basta carichi di armi.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Make your money work for you: ecco il reale obiettivo della transizione energetica

Proponiamo di seguito un’intervista che abbiamo svolto a un manager e consulente strategico del settore delle rinnovabili che tocca punti centrali oggi soprattutto in tempi di blackout..

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: sciopero alla BRT di Settimo Torinese dove venerdì è morto un autista schiacciato da un camion

Il sindacato SI Cobas ha proclamato uno sciopero e un presidio di protesta per oggi, lunedì 29 giugno, presso il deposito BRT di via Niccolò Paganini a Settimo Torinese.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.