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Renzi sempre peggio: rilancia addirittura il Ponte sullo Stretto!

La promessa sollecita qualche riflessione: o Renzi è in grande confusione mentale, o la sua strategia è ormai ben chiara. Non sembrano comprensibili infatti le motivazioni di lanciare una boutade come questa, dal dubbio appeal, ad una società che a poco più di un mese dalla tragedia di Amatrice è ormai conscia che prima anche solo di pensare ad opere del genere si debba provvedere a mettere in sicurezza i territori, a rilanciare gli investimenti sulla sanità, a rinforzare in qualche modo i redditi provati da anni e anni di crisi. Probabilmente, dopo il boccone amaro da ingoiare per le lobby dell’edilizia costituito dallo stop alle Olimpiadi, Renzi doveva assicurare qualche nuova torta da sbranare agli appetiti famelici di aziende come appunto la Impregilo.

La stessa popolazione del Sud Italia, la cui vita è stata devastata da anni di non-investimenti sulle necessità reali, sa che negli anni delle morti per i binari unici delle linee ferroviarie il Ponte sullo Stretto non è altro che l’ennesima speculazione politica sulle loro esistenze. Altro che Italia che riparte! Non sarà l’enigmatico e francamente poco credibile appello alla costruzione di una fantomatica “gigabyte society” a far guadagnare qualche punto a Renzi, nel momento in cui le priorità, come detto, sono ben altre, come mettere mano ad una disoccupazione alle stelle, all’assenza di una rete accettabile di trasporto pubblico di base, al dissesto idrogeologico che caratterizza la gran parte del nostro paese.

Renzi dimostra ulteriormente quale sia la sua linea: tirare dritto sulla strada della ricerca del consenso dei giganti dell’economia nostrana, sapendo che neanche l’enfasi – anch’essa molto berlusconiana – sui 100.000 posti di lavoro che l’opera porterebbe con sè riuscirà a fargli guadagnare consenso. Del resto tutti i sondaggi mostrano come il NO sia in forte vantaggio, nonostante un’informazione a senso più che unico e l’appoggio pressochè totale di tutti i poteri che contano, dall’ambasciatore americano a Confindustria. Appoggi guadagnati grazie a misure come il JobsAct e la BuonaScuola che lungi dall’aver portato benefici reali alle persone hanno ulteriormente innalzato i processi di disciplinamento negli istituti come sui luoghi di lavoro, in una coerente strategia ultraliberista.

La china di Renzi verso la consultazione appare sempre più chiara: una costante politica degli annunci, il più possibile dal forte impatto mediatico, volti ad accreditarsi con maggiore forza possibile verso i padroni del vapore, unici suoi alleati: una strategia che nasconde la dura realtà, quella di una sfiducia fortissima nei confronti del governo che andrà incentivata sempre di più soprattutto con pratiche di attivazione dal basso, a partire dall’assemblea di questo sabato, 1 ottobre, che si interrogherà a Roma su come costruire nei territori il NO sociale al governo Renzi.

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