InfoAut
Immagine di copertina per il post

Social Act, Renzi e Poletti e la messa al lavoro coatta dei poveri

Se ieri a Pisa i manifestanti contestavano Internet, può darsi che nella neolingua dell’informazione mainstream chi alzerà la voce sulle conseguenze del nuovo cavallo di battaglia del governo, il Social Act, sarà descritto come nemico dei poveri? Lo scenario non è del tutto improbabile, dato che l’operazione renziana annunciata alla stampa dal luogotenente Poletti nello scorso marzo ancora una volta nasconde con un nome “positivo” una realtà decisamente negativa, sopratttutto per i presunti beneficiari del provvedimento, ovvero i circa 12 milioni tra poveri assoluti e relativi presenti nel nostro paese, cifra pari a quasi il 20% della popolazione.

Se il JobsAct non ha portato certo lavoro (se non malpagato e di scarsa qualità), se la Buona Scuola più che migliorare il mondo della formazione lo ha ulteriormente precarizzato, dequalificato, gerarchizzato e svenduto, se lo Sblocca Italia ha dato la stura solamente ad operazioni cariche di nocività e di svuotamento del controllo popolare sui territori, il Social Act più che puntare ad una riduzione delle diseguaglianze sociali sembra incanalarsi nel solco del farle perdurare, nel rendere le fratture già evidenti sempre più marcate offrendo un piano di sviluppo rivolto a più segmenti sociali con l’obiettivo di creare un nuovo tassello del paradigma finora poco vincente della ristrutturazione sociale obiettivo delle politiche thatcheriane del governo del ducetto fiorentino.

Dietro l’azione governativa c’è un evidente tentativo di svolta discorsiva inanzitutto verso le giovani generazioni: parlando di “attaccare le rendite e moltiplicare le opportunità”, Poletti nell’intervista al Corriere del 18 marzo scorso utilizza un lessico caro alla generazione “young & smart” che vota soprattutto grillino o si astiene con rabbia, e verso il quale il governo sta perdendo la sua principale partita di riproduzione sociale come scrivevamo nell’editoriale sulle contestazioni al CNR. Un tentativo di affermare un voler fare dell’Italia un paese mobile, attivo e intraprendente, che vede nella Garanzia Giovani (nonostante il suo evidente fallimento) e nella proposta di Poletti della creazione di un Erasmus del Servizio Civile (ovvero di una intensificazione sul mercato europeo dello sfruttamento che contraddistingue de facto di questa istituzione) i prodromi di una politica generazionale del governo.

Una promessa che però si scontra contro una realtà fatta di mancanza di possibilità – dovuta al ruolo sistemico che l’Italia deve giocare in questa fase di ristrutturazione dell’economia-mondo, ovvero di paese di bassi salari e indietro nella catena del valore relativa al lavoro- e tenuta viva solamente dalla “promessa” tutta mediatica di un futuro migliore poi che segua i sacrifici fatti ora, quella stessa promessa messa sotto assedio in queste settimane in Francia. Del resto questa retorica è la stessa che informa le campagne elettorali dei candidati più renziani alle prossime comunali, ad esempio si veda quella di Sala a Milano dove è il modello Expo, il suo modo di rivolgersi ai giovani (lavoro gratis) e al mondo imprenditoriale (profitti all’insegna della deregulation più spinta) quello che evidentemente richiede il sostegno alle urne, più che uno sguardo complessivo su Milano e i suoi problemi.

Poletti ha descritto il Social Act come un sostegno sociale a chi non ha lavoro, un compendio del JobsAct, annunciando il provvedimento entro la fine del 2016 ed en passant definendo il suo governo come “il più a sinistra della storia su poveri e lavoro”. Tralasciando questa ridicola chiosa, il Social Act dovrebbe prendere forma non solamente in un sostegno monetario, quanto nell’ulteriore messa a regime di un sistema coatto di inserimento al lavoro tutto da verificare nella pratica: ad esempio, dovranno essere istituiti i nuovi centri per l’impiego già previsti in termini fumosi dal JobsAct, che però in un contesto di stagnazione economica come quello attuale sembreranno più prendere le mosse di centri di introduzione alla precarietà e al lavoro svalorizzato.

Del resto lo stesso JobsAct e il suo fantomatico contratto a tutele crescenti si è rivelato una bolla di sapone scoppiata al terminare dei fondi previsti per lo sgravio fiscale alle aziende che assumono, e il Social Act sembra sempre più un piano gigantesco di workfare. Citando Poletti: “Sei un cittadino in condizione di necessità? Noi ti proponiamo un contratto. La collettività si prende carico di te, ti accompagna, sostiene il tuo reddito; ma dall’altro lato tu caro amico ti assumi un impegno, fai un accordo con la tua comunità”. Non a caso lo stesso aiuto finanziario promesso alle 280mila famiglie con minori in difficoltà, previsto di 80 euro (guardacaso) per un tetto massimo di 400, sarà condizionato al seguire corsi di formazione e ad accettare qualunque proposta di lavoro verrà formulata dal nuovo centro per l’impiego.

Nessun universalismo, nessun sostegno al reddito slegato dal lavoro, nessun keynesismo reale finalizzato al rilancio della domanda e quindi alla crescita economica: a beneficiare del provvedimento saranno solamente le famiglie con minore, con ISEE non superiore a 3000 euro, con nessun membro familiare occupato ( e i working poors, ci chiediamo?). Un’inclusione al sostegno economico differenziale e condizionata, non solo su base economica ma anche su scelte di vita come la maternità o su presupposti razzisti come il fatto che sono totalmente esclusi dal provvedimento le centinaia di migliaia di non ancora cittadini italiani che costituiscono un enorme esercito di riserva di sfruttamento e lavoro nero in tutti gli ambiti dell’economia e che sono una tra le altre delle ragioni della corsa al ribasso dei diritti e dei salari in questo paese, basti pensare alla logistica.

In poche parole, quello che si preannuncia è una messa al lavoro coatta della fascia povera della popolazione, che riempirà le fila dell’esercito precario soprattutto nel lavoro di cura, permettendo una progressiva dismissione del lavoro stabile delle persone con cui verranno messe in concorrenza. Campi come la sanità o la gestione della vivibilità urbana potrebbero essere i primi campi di applicazione: non sembrano tante lontane le proposte di alcune istituzioni regionali e comunali di mettere i disoccupati o gli indebitati con la società (carcere) o con Equitalia a pulire le strade o i parchi; non sembra estranea a tutto questo il processo di continua riduzione dei posti letto e della qualità delle prestazioni sanitarie a fronte dell’aumento del lavoro dequalificato e di pura assistenza nel mondo del lavoro di cura.

Lo sforzo economico complessivo del provvedimento che sta venendo discusso nel suo impianto generale nelle commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera, secondo le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Nannicini, dovrebbe essere di 1,5 miliardi di euro. Una briciola rispetto alla necessità reale di redistribuzione della ricchezza sociale verso le fasce meno agiate della società, ma una torta comunque gustosa da spartire per chi dovrebbe guadagnare da questo provvedimento, come ad esempio le aziende e le cooperative del terzo settore che beneficeranno di contributi ma non saranno vincolate a particolari standard da rispettare per assunzioni e che non a caso stanno per essere investite da una riforma ad hoc che ne definirà il ruolo soprattutto come agenzie capaci di coprire il progressivo sganciamento dello Stato dai territori, divenendo nuovi attori della governance legati mafiosamente alle consorterie vicine ai poteri forti governativi; del resto, questo era il modello su cui Poletti aveva impostato la sua Presidenza della LegaCoop, questo è il modello su cui si vuole basare lo sviluppo del paese a venire.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: migliaia di persone partono in corteo dal presidio per Abderrahim Fakir. Cariche e scontri sotto la Prefettura

Per i due agenti di polizia che hanno ucciso Abderrahim Fakir, domenica a Bologna, è scattato lo scudo penale introdotto dal pacchetto sicurezza del governo Meloni. La Procura del capoluogo emiliano ha attivato verifiche sui due poliziotti e sui quattro operatori del 118 che hanno assistito all’ammanettamento e al soffocamento del 42enne: anziché nel “registro degli indagati”, il fascicolo è stato aperto con il “modello 45 bis”, quindi i nomi dei due poliziotti e i quattro sanitari sono nel percorso accelerato che entro trenta giorni (prorogabili a 120 perché ci saranno le richieste di perizie tecniche) potrebbe portare all’archiviazione del caso.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Genova: in ogni caso nessun rimorso.

Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna

L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui viviamo.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Carta per la transizione popolare e un’energia autonoma dagli interessi delle grandi industrie

Durante il weekend di iniziative a difesa dell’Appennino è stata prodotta una carta a partire dal confronto tra i vari comitati presenti. La trovate di seguito con l’invito a diffonderla e stamparla!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane

Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.