InfoAut
Immagine di copertina per il post

Tensione in NordCorea: il poliziotto globale scappa dalla sua crisi interna?

Svanita ogni tentazione di isolazionismo in campo di politica estera, anche la nuova amministrazione si inserisce nel solco dello storico ultra-interventismo bellico statunitense, tra i plausi dei falchi neo-con e dei democratici neoliberisti come Clinton e Kerry che si sono affrettati ad applaudire l’odiato Donald una volta tornato nei ranghi.

La Moab è solo un simbolo di un quadro più ampio di normalizzazione della presidenza Usa. Una normalizzazione forzata dallo stato profondo americano, quello che comprende i livelli della burocrazia dell’amministrazione civile e militare, portatrice di una continuità storica e di una serie di interessi che non potevano essere cancellati con un colpo di spugna.

La bocciatura delle modifiche all’ObamaCare, uno dei cavalli di battaglia della campagna di Trump contro il lascito del muslim Obama, ha segnalato a The Donald l’impossibilità di portare avanti il suo progetto in mancanza di un appoggio politico ampio dell’apparato amministrativo, che Trump sembra voler ottenere sterzando la sua politica verso l’ala più interventista del complesso militare-industriale degli States.

Mentre ancora non sono chiari i contorni dell’esposizione di Trump rispetto a possibili procedure di impeachment riguardo ai rapporti con la Russia precedenti alla sua elezione, uno dei progetti di Killary viene portato avanti dalla nuova amministrazione repubblicana in un impeto di riconciliazione nazionale. Si tratta dello spostamento nel Pacifico dell’intervento prioritario americano a livello geopolitico. Se il bombardamento di Idlib e lo sgancio della Moab sembrano infatti essere più iniziative-spot, più un rimando simbolico al beloved Reagan che veri e propri indicatori di un rinnovato interventismo nella regione, è quanto sta avvenendo rispetto alla Corea del Nord che segnala una serie di novità.

Obiettivo strategico dell’iniziativa americana è costringere la Cina a moderare l’arricchimento della potenza militare di Pyongyang, attraverso l’utilizzo di sanzioni e/o con il ritiro di una parte di copertura politica; in alternativa gli Stati Uniti agirebbero unilateralmente, costringendo la Cina a scegliere se imbarcarsi in un conflitto contro Washington o se abbandonare l’antico alleato. Al di là dei proclami, pare ad ogni modo difficile immaginare un’iniziativa militare autonoma americana in una regione così ad alta tensione come quella del Mare Cinese, dato che una eventuale reazione di Pechino potrebbe avere conseguenze davvero inimmaginabili.

Non a caso, se da un lato i giornali enfatizzano dichiarazioni come quelle per le quali gli USA “stanno vagliando ogni opzione”, non ripropongono quelle di alcuni funzionari della Difesa americana per cui ipotetici attacchi alla Corea del Nord fanno parte di una “ipotesi pazzesca”. La Corea del Nord è sin dal 1953 alleato di ferro della Cina nella regione, è il cuscinetto che la divide da quella Corea del Sud dove stazionano decine di migliaia di soldati americani.

L’appoggio cinese è stato l’elemento decisivo per la stabilità della Nord Corea, che ha permesso a Pyongyang anche di costruire nel tempo gli ordigni bellici nucleari che ora brandisce contro Washington minacciando rappresaglie ad eventuali attacchi. Ma è su questo livello che l’amministrazione Usa vuole giocare, conscia dell’assoluta predominanza che tuttora detiene nei confronti della Cina a livello militare: siamo di fronte a un bluff che trae forza proprio dalla coscienza di Pechino che un conflitto ora è tutto ciò che va contro la propria strategia, un bluff che potrebbe però approfondire il distacco tra Cina e Nord Corea facendo migliorare in direzione Usa l’equilibrio di potenza nella regione.

La vera questione poco sottolineata di questa vicenda è che questo stato di tensione bellica conviene (quasi) a tutti gli attori in campo, mentre le centinaia di migliaia di morti che sarebbero l’esito di un tale conflitto sembrano ridursi a carrarmatini del Risiko da togliere distrattamente. Conviene inanzitutto a Trump, che può così sviare l’attenzione dai problemi strutturali che già ora la sua amministrazione si sta trovando davanti: lo slogan “Make America Great Again“, immaginato a partire da un ritorno di milioni di posti di lavoro nel paese, si rivela sempre più vuoto di fronte ad una disoccupazione strutturale che dipende da dinamiche tecnologiche di lungo periodo come l’automazione, così come dalla clamorosa diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza (la quale frena consumi e possibilità di ripartire nella crescita tanto sbandierata come necessaria), per non parlare dei livelli di sfruttamento sul mondo del lavoro giocati sul gioco al massacro della competizione tra indigeni e migranti.

Fuggire da questi problemi attraverso il ricorso alla guerra, nel classico sviare i problemi su un nemico esterno tipico delle nazioni in crisi, sembra essere la ratio di quanto stiamo assistendo. Ma la tensione sembra giovare – per quanto sembri strano – anche alla Corea del Nord, che può ulteriormente serrare i ranghi interni e costringere Pechino in un modo nell’altro a sostenerla, barattando rinunce ad ulteriori approfondimenti nucleari con finanziamenti economici ulteriori e attraverso un rinnovato sostegno alla leadership. Pyongyang del resto è corso a sottolineare la liceità del suo progetto militare nucleare in seguito all’attacco a Idlib sferrato unilateralmente dagli Usa contro la ancora poco chiara vicenda dell’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad, strizzando l’occhio al principio di “non interferenza” nella politica estera caro a Mosca, che non a caso si scaglia contro ogni progetto di regime change in Nord Corea.

Ma non conviene alla Cina, che vorrebbe in questa fase approfondire unicamente il suo progetto commerciale di ampio respiro (vedi questo articolo sulla Belt and Road Initiative) senza impicciarsi all’interno di questioni militari che rischiano di innescare dinamiche pericolose costruite negli ultimi venti anni di crescita impetuosa sotto tutti gli aspetti. Pechino non ha intenzione che a pochi chilometri dal suo confine si scateni un conflitto dalle prospettive devastanti, proprio ora che la crisi economica e di leadership degli Usa stanno emergendo a livello globale. Ma è proprio il poliziotto globale americano quello che sembra tornare ora sulla scena: del resto, da sempre le sue crisi ama scaricarle sugli altri in forma di bombe…

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Luoghi strategici in vista di un conflitto armato?” Breve inchiesta durante la manifestazione regionale per la sanità pubblica tenutasi a Torino il 23 maggio 2026

Il 23 maggio scorso siamo andati allo sciopero regionale per la difesa della sanità pubblica indetto dal CIPES (Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure) nella città di Torino. Abbiamo condotto qualche breve intervista tra i partecipanti sui temi della manifestazione, del riarmo, dei corsi universitari di medicina e infermieristica.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Sull’abbassamento dell’età della violenza di genere: guerra, nuove destre e manosfera

Leggiamo ancora una volta con dolore e rabbia di un episodio di violenza avvenuto nella nostra città: stavolta una violenza agita da tre ragazzi di 19, 21, 22 anni nei confronti di una ragazza di 13. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dentro il nuovo spirito etico-politico

Genocidio, guerra, crisi. È dentro un contesto internazionale sempre più pesante, segnato dallo stravolgimento degli equilibri politici degli ultimi anni, che questo autunno si sono riaperte anche possibilità di mobilitazione di massa. Piazze attraversate da soggettività spesso disorganizzate, non sempre politicizzate in senso tradizionale, ma capaci di rompere la passività di fronte alla guerra e alla complicità occidentale nel genocidio in Palestina.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Cosa pensano l3 giovan3 della guerra: un’inchiesta radiofonica a cura della trasmissione “I saperi maledetti”

Ripubblichiamo le tre puntate-inchiesta svolta dalle redattrici e redattori del programma “I sapere maledetti” in onda gli ultimi due lunedì del mese su Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Torino 80

Abbiamo attraversato quegli anni ‘80 con gioia e fatica. Giovani, allora, che pensavamo ancora di poter cambiare un mondo che non ci piaceva, arrivati troppo tardi per l’ondata rivoluzionaria del lungo ’68 italiano e troppo presto per non sentirne il peso.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

In marcia per la difesa della Piana fiorentina

Sabato 16 maggio, Sesto Fiorentino. Erano un paio di migliaia a marciare per difendere “l’ultimo cuore verde rimasto nell’area metropolitana” di Firenze dal progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Due o tre cose che sappiamo di lei: la vittoria del PSG come assist per la strategia della tensione dello Stato (razzista) francese

Sabato 30 maggio, in seguito alla vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain, per alcune ore il centro di Parigi è stato teatro di disordini e scontri tra giovani tifosi e un numero esorbitante di forze dell’ordine. Prove generali di una strategia della tensione a sfondo razzista.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica

Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali.