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Transizioni di classe nella crisi capitalistica tra salario, sciopero, movimenti della forza lavoro

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Introduzione al tavolo SALARIO, LAVORO E RAZZA all’interno della 2 giorni TRACCE. Territorio – Autonomie – Conflitti che si svolgerà a Cosenza il 13 e 14 aprile 2019

La storia ci insegna che la lotta di classe non procede mai per un tempo lineare, procede sempre per balzi ed esplosioni. Il problema che abbiamo oggi è dunque quello di come poter accelerare le esplosioni a venire a partire da rinnovate forme di intervento e organizzazione sul fronte di un “lavoro” trasfigurato ma pur sempre strategico.

Partiamo da un’ipotesi di sfondo: stiamo transitando all’interno di un nuovo scenario, in cui il capitale sembra sempre più consolidato e la classe sempre più divisa, ma dove in realtà il nuovo campo di battaglia che viene delineandosi può essere potenzialmente più vantaggioso per la lotta di classe.
Questo nuovo terreno in corso di definizione sta infatti, dopo decenni di apparente silenzio, facendo emergere nuovi antagonismi e nuove fratture nel conflitto lavoro/capitale. Insomma, la vecchia talpa là sotto continua a scavare. Ciò evidentemente non significa che tutta una serie di categorie e di strumenti non necessitino di un radicale ripensamento, se non anche di forti scarti. Salario, sciopero, forma-merce, forza-lavoro, sindacato, automazione, razzializzazione del mercato del lavoro, sono tutti riquadri che bisogna riconsiderare per coglierne sia ciò che rimane del passato sia ciò che di radicalmente nuovo si muove al loro interno. Quello che ci serve è una nuova lettura politica di ciò che accade nel “lavoro”. È quanto vorremmo provare a iniziare ad approssimare in questa discussione, contemplando sia i conflitti “espliciti” che la miriade di conflitti “invisibili” che quotidianamente si sottraggono, inceppano e rallentano il rapporto di capitale.

La cornice è quella di una nuova operaietà metropolitana emergente che ci impone di sintonizzarci sulle sue dinamiche, i suoi movimenti, le sue ritmiche. E dentro di essa si agitano e si nascondono disoccupazione di massa e un prolungato attacco alle forme di riproduzione sociale, processi di estrazione di plusvalore in cui è la razzializzazione della forza-lavoro a determinarne la base, nonché una costitutiva relazione del “lavoro” con il territorio e non ultimo la serie di trasformazioni tecnologiche che vengono ultimamente inquadrate nell’etichetta di “industria 4.0”. Vorremmo provare dunque ad avanzare alcune domande e alcune ipotesi, a partire dalla necessità di iniziare a guardare “il rovescio” di una serie di processi di trasformazione. Presentiamo di seguito alcune domande e questioni che rimandano a problemi determinati  da alcuni processi o eventi sociali e politici delle lotte di classe d’oggi nel conflitto sul salario, si tratta di un elenco esemplificativo e non esaustivo che chiama al confronto, all’integrazione e alla proposta protagonisti di lotte e osservatori partecipanti.

Dove si dissolve la concentrazione manifatturiera si fa spazio al divenire essenziale e strategico del settore dei trasporti e della logistica. Dove si flessibilizza emerge la questione dei servizi per la riproduzione sociale. Dove si estendono globalmente le catene globali del valore anche i punti più “bassi” del sistema produttivo diventano potenziali blocchi della catena. Dove si investe in innovazione tecnologica si aprono nuovi fronti di conflitto. E’ possibile rintracciare e interpretare politicamente questa dialettica nei conflitti per il salario oggi in Italia?

Le lotte della logistica, dei braccianti e molte altre mostrano come la razza sia un elemento sempre più cruciale per la stratificazione della forza-lavoro, ma come al contempo la forza-lavoro migrante possa rovesciare proprio questa razzializzazione in strumento di forza utilizzando le proprie risorse comunitarie e avendo una maggiore disponibilità al conflitto. Come si può orientare questo nuovo protagonismo assieme alle potenzialità ma anche ai limiti che sta mostrando il ritorno della forma del sindacato di base?

La mobilitazione di Non una di meno riporta in scena, tra le molte altre questioni, con forza l’elemento dello sciopero dislocandolo su un terreno inedito del lavoro riproduttivo e illumina un’altra linea di gerarchizzazione della classe, quella di genere, che può però essere nuovamente rovesciata in punto di forza. Come si può ripensare la forma-sciopero oggi?

La lotta dei pastori sardi ci parla nuovamente della potenziale debolezza delle supply chain globali e della ineludibile presenza della pratica del blocco per i conflitti sul lavoro oggi e della loro estensione sul territorio. Così come, lungo la filiera della nuova logistica metropolitana, la mobilitazione dei rider ci fa vedere come anche il digitale sia un campo di battaglia, e come anche il lavoro più flessibilizzato e in cui il padrone diviene un algoritmo, può essere una forma di espressione di una nuova forza di parte. Come è possibile mettere in connessione queste nuove istanze di lotta?

Infine, e in termini più generali, come possiamo tracciare scenari per combinare e articolare pratica del blocco, sciopero della riproduzione, processi di autorganizzazione, movimenti urbani, all’interno della costruzione di nuove forme di potere di classe?

13 APRILE Ore 16 Chiostro San Domenico Piazza Tommaso Campanella, Cosenza

 

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