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Abusi alla Stella Maris e complicità istituzionali: alcuni contributi dalla lotta per avere verità e giustizia

Rinviato nuovamente il processo, prossima udienza il 27 maggio.

da Riscatto – Pisa

Martedì mattina si è tenuta al Tribunale di Pisa l’ennesima udienza del processo per i maltrattamenti e gli abusi commessi alla Stella Maris, nella struttura di Montalto di Fauglia: vicenda giudiziaria iniziata nel 2016 e che da allora continua, grazie alla lotta di familiari, associazioni territoriali, collettivi e solidali, anche ieri in presidio e conferenza stampa.

L’udienza ha visto un rinvio al 27 maggio, senza che l’iter abbia avuto sviluppi. Nonostante ciò, riteniamo importante riportare e condividere alcuni contributi di approfondimento sull’andamento della vicenda e i suoi punti oscuri, che chiamano in causa la responsabilità dell’ospedale Stella Maris nell’uso di “metodi di contenzione” degradanti e violenti nei confronti delle persone ricoverate, nonché delle istituzioni regionali e territoriali: è infatti stata lanciata la campagna “Date i numeri” per rivendicare pubblicità e trasparenza sul numero di contenzioni in Toscana, informazioni che dovrebbero per legge essere fornite dalla Regione e che sono invece negate alle famiglie e alle associazioni, dirottate e “invitate” a informarsi soltanto presso le singole strutture ospedaliere. Inoltre, è stato sottolineato il comportamento nocivo e al risparmio della Società della Salute: la scelta di ricoverare ragazzi e ragazze in una struttura di quel tipo, piuttosto che ricorrere a terapie alternative (come l’assistenza domiciliare), è stata esplicitamente dettata dalla volontà di risparmiare sui costi e scaricare la gestione su una struttura privata come la Stella Maris. Il risparmio del pubblico, in altre parole, viene garantito dall’esternalizzazione su un privato, peraltro attore di violenze sistematiche; i costi “accidentali” da pagare, ma tutto sommato tollerabili rispetto al profitto, sono la salute, la dignità e la vita delle persone.

Di questo tipo di opacità e di questa strutturale violenza istituzionale dell’ambito sanitario psichiatrico, nonchè dei metodi di contenzione adottati alla Stella Maris, tratta l’ultimo comunicato del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, legato alla precedente udienza di febbraio, e condiviso martedì mattina in conferenza stampa ai giornali e alle televisioni presenti. Riportiamo di seguito il comunicato:

CAMPAGNA “DATE I NUMERI” sulle CONTENZIONI in Toscana

Le volte in cui, nel solo 2022, donne e uomini sono stati contenuti immobilizzati a letto sono state 7534 in 12 Regioni italiane. Il numero in tutta Italia è certamente molto più alto, visto che le altre 8 Regioni non hanno inviato dati utilizzabili o affermano di non averli. Tra queste la Regione Toscana. “I dati richiesti non sono detenuti dalla scrivente amministrazione”: è la sorprendente risposta ricevuta dalla regione Toscana, i cui funzionari – forse ignari dell’impegno preso dall’intesa Stato-Regioni dell’aprile 2022 sul monitoraggio delle contenzioni entro luglio 2024 – hanno invitato a rivolgersi direttamente a ciascuna delle aziende sanitarie locali oppure ai singoli reparti psichiatrici ospedalieri. Anche nella struttura di Montalto di Fauglia gestita dalla fondazione Stella Maris veniva praticata la contenzione meccanica. 

Sotto il comunicato sull’ultima udienza del processo sui maltrattamenti alla Stella Maris svoltasi venerdì 21 febbraio 2025.

MONTALTO di FAUGLIA: il LATO OSCURO della CURA 

ABUSI, CONTENZIONI e SILENZI

Dopo aver assistito all’udienza, l’ennesima, del processo sui maltrattamenti ai ragazzi con disabilità ospiti della struttura di Montalto di Fauglia (Pisa) gestita dalla fondazione Stella Maris, che si è svolta venerdì 21 febbraio, e in attesa della prossima in programma martedì 6 maggio 2025, abbiamo alcune considerazioni da fare.

Nell’udienza di febbraio erano stati ascoltati cinque testimoni della difesa: il medico di base, due assistenti, un infermiere e uno psichiatra. Come le scorse volte il canovaccio usato dalla difesa è stato lo stesso: i testimoni chiamati in aula hanno sostenuto che i violenti erano in realtà i ragazzi con autismo; nessuno di loro, hanno dichiarato, ha mai visto i colleghi maltrattare gli ospiti. Non c’è stato alcun riscontro alle riprese delle telecamere installate in sala mensa, che hanno immortalato più di 280 episodi di violenza in meno di tre mesi. Una violenza non episodica ma strutturale.

Eppure sia le due assistenti che l’infermiere hanno dovuto ammettere di aver ricevuto delle sanzioni disciplinari dalla direzione della Stella Maris per essere stati ripresi dalla telecamere mentre assistevano, senza intervenire, ad atti violenti contro i ragazzi. Una conferma indiretta della conoscenza dei maltrattamenti da parte dei vertici della struttura.

È emerso inoltre, come era già stato messo in evidenza anche durante le udienze precedenti, la mancata formazione del personale da parte della Stella Maris. Una delle due assistenti ha infatti riferito di avere conseguito l’attestato di OSS (Operatrice Socio Sanitaria) solamente nel 2018, quindi dopo gli abusi che risalgono al 2016.

Molto importanti sono stati gli interrogatori del dottor Marinari e dell’infermiere Biagini. Lo psichiatra ha ammesso di avere svolto un doppio ruolo, e questo fatto è abbastanza inquietante già di per sé. Come primario della psichiatria territoriale partecipava alle riunioni semestrali con la Stella Maris per la stesura dei piani individualizzati dei ragazzi. Con questa mansione seguiva soprattutto quelli con autismo che erano il 75% dei ragazzi di Montalto. Dopo la pensione è stato poi assoldato dalla Stella Maris come consulente a contratto e poi ancora come responsabile sanitario della struttura di Montalto fino a oggi. Marinari ha affermato che da primario territoriale della psichiatria proponeva i ricoveri per i ragazzi quando i costi, in caso di assistenza domiciliare oppure di ricovero in struttura al momento della crisi, erano considerati troppo alti dalla Società della salute. Ha detto testualmente: “inserire ragazzi a Montalto era spesso un risparmio economico per la Società della salute”. 

L’ultima testimonianza della mattinata è stata quella dell’infermiere Biagini. Ha raccontato in maniera molto asettica come funzionava l’infermeria. Qui la contenzione era una pratica costante e quotidiana. Ha usato testualmente queste parole: “c’era un letto con le contenzioni di tipo meccanico con cinghie ancorate ai quattro lati del letto, più altre cinghie che venivano usate sopra queste”. Come nei manicomi. 

L’infermiere ha detto anche che questi contenimenti provocavano spesso lesioni e lividi e a volte fratture, citando il caso di un ragazzo con una gamba rotta. Ha poi continuato dicendo che a Montalto di Fauglia non c’erano corsi di formazione su come usare questo tipo di contenzione, ma molta improvvisazione. Testualmente: “non c’è stato nessun corso sulla contenzione, veniva detto tutto a voce”. Lo stesso infermiere ha confermato l’uso dei tappeti contenitivi, pratica che era già emersa durante le scorse udienze. L’utilizzo dei tappeti contenitivi non è stato mai autorizzato né dalla Regione Toscana, né dall’ASL e nemmeno dalla Società della salute. I tappeti contenitivi non risultano essere dei dispositivi approvati da utilizzare in caso di contenzione. L’infermiere, a precisa domanda da parte di un avvocato, ha risposto che ad oggi nella struttura di Marina di Pisa non usano più questo dispositivo, che è stato sostituito da una non meglio qualificata “coperta di sabbia”. Non è stato possibile sapere altro perché nessun avvocato si è sentito di chiedere informazioni aggiuntive su questo ulteriore dispositivo di contenzione.

In cosa consiste la “coperta di sabbia”? Che tipo di dispositivo è? Chi l’ha autorizzato? Qualcuno prima o poi dovrà dare una spiegazione, soprattutto per i familiari delle persone ospitate nella struttura che meritano risposte chiare e trasparenti. La Stella Maris dovrebbe avere il coraggio di prendere una posizione chiara e definitiva contro ogni metodo coercitivo e degradante. Sarebbe importante che la fondazione abbandonasse per sempre qualsiasi pratica di contenzione o di trattamento inumano.

Indipendentemente dall’esito del processo le sofferenze vissute rimarranno impresse nelle coscienze di chi li ha subite e delle loro famiglie. Esprimiamo loro tutta la nostra solidarietà.

La presunta eccellenza della Stella Maris è un grande bluff. A Fauglia non venivano fornite cure o trattamenti terapeutici, ma si perpetravano atti di violenza e trattamenti degradanti e umilianti. Tutte le pratiche di contenzione, tra cui anche i tappeti contenitivi o “le coperte di sabbia” rappresentano, oltre che inaccettabili forme di abuso, uno dei tanti simboli del fallimento dell’utopia  psichiatrica. 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Riportiamo anche un contributo scritto da Andrea Giordani e Sondra Cerrai, genitori di Mattia, uno dei ragazzi che ha subito abusi e maltrattamenti a Montalto di Fauglia, venuto a mancare nel 2018 in circostanze su cui si sta dando battaglia legale, in quanto probabilmente connesse a queste stesse violenze. In questo contributo, i genitori fanno un punto sulla natura privata dell’ospedale Stella Maris, un vero e proprio “potere” sul territorio pisano e toscano, e sulla nuova struttura dell’ospedale in corso di costruzione a Pisa. Nel contributo condividono delle riflessioni sui problemi in termini di gestone e interessi di una struttura privata e sull’ipocrisia degli amministratori politici regionali e cittadini che, da destra a sinistra, ne incensano la realizzazione come un passo in avanti nella sanità pubblica. La realtà è ben diversa e il testo che riportiamo di seguito lo illustra con chiarezza:

Intervento sul nuovo ospedale Stella Maris: privato non è pubblico

Leggiamo con una certa perplessità le parole del presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Toscana, Antonio Mazzeo, che ha salutato la posa della prima pietra del nuovo ospedale della Fondazione Stella Maris come se si trattasse di una conquista per la sanità pubblica.

È bene ristabilire un punto fondamentale: l’IRCCS Fondazione Stella Maris è, e rimane, una struttura privata. Certo, accreditata con il servizio sanitario nazionale, certo, riconosciuta come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico; ma privata. E quindi sottoposta a logiche, gestione e governance che non rispondono alle regole del servizio sanitario pubblico.

Quando le istituzioni regionali si affrettano a sostenere ed elogiare la costruzione di una fondazione privata, descritta come un “successo della sanità pubblica”, si cade in un equivoco grave. Quando le massime autorità regionali e locali (a partire dal Presidente Giani e dal Sindaco Conti) si presentano in massa a presentazioni propagandistiche parlando a nome degli “ultimi”,  invocando a loro favore l’operato di Papa Francesco, siamo nell’avanspettacolo.

La sanità pubblica è un’altra cosa: è trasparenza, controllo democratico, universalità. Affidare sempre più pezzi di sanità a soggetti privati – seppur accreditati – significa spostare l’asse della salute da un diritto collettivo a una prestazione erogata da un soggetto esterno, a cui la Regione si limita a pagare la fattura.

E c’è di più: la Fondazione Stella Maris non può neanche essere presentata come un’eccellenza indiscussa. È in corso presso il Tribunale di Pisa il più grande processo per maltrattamenti contro persone con disabilità della storia italiana (la prossima udienza ci sarà martedì 6 maggio). Alla sbarra ci sono ex operatori accusati di abusi fisici e psicologici ai danni di giovani disabili e autistici gravi,  ricoverati presso la struttura di Montalto di Fauglia della Stella Maris, e dirigenti e medici accusati di mancata sorveglianza e assunzione di personale privo di requisiti.  I fatti contestati risalgono a diversi anni fa, le telecamere furono messe dai carabinieri dal giugno al settembre del 2017 rivelando 280 episodi di violenza in meno di tre mesi. Violenze documentate anche  da denunce di familiari, indagini meticolose e intercettazioni ambientali.

E allora ci chiediamo, come genitori di Mattia Giordani, uno dei ragazzi vittime di quei maltrattamenti e poi morto in circostanze ancora in via di accertamento: com’è possibile che la Regione Toscana, invece di costituirsi parte civile per tutelare i diritti calpestati di quei ragazzi, oggi celebri come “pubblico” un istituto che è privato e che porta ancora addosso le cicatrici di quei fatti gravissimi?

Ben venga una nuova struttura, ben venga la ricerca, ma sia chiaro a tutti i cittadini toscani che non si sta costruendo un nuovo ospedale pubblico. Si sta potenziando un istituto privato, su cui gravano ancora ombre pesanti. Presentarlo diversamente è una mistificazione.

Sondra Cerrai e Andrea Giordani genitori di Mattia

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