InfoAut
Immagine di copertina per il post

Comprendere la fase, prendere parte, costruire contropercorsi

Domenica 25 gennaio dalle ore 17 presenteremo “ La lunga frattura. Dalla crisi globale al “Blocchiamo tutto” (DeriveApprodi, collana FuoriFuoco) in un momento in cui la storia non scorre più liscia: si spezza, accelera, si addensa. La guerra non è più un evento lontano, qualcosa che succede “altrove” e “a qualcuno”. È diventata un modo di governare il presente: un regime che organizza l’economia, disciplina i territori, ridefinisce i rapporti sociali e prova a ricomporre un consenso sempre più fragile con violenza, paura e controllo.

Quando parliamo di “terza guerra mondiale” non stiamo facendo una frase ad effetto. Stiamo dicendo una cosa semplice: siamo già dentro una guerra globale diffusa, che non si combatte solo sui fronti ma nelle nostre vite, nelle catene logistiche, nei porti, nelle scuole, nei quartieri, nei confini, nei dispositivi di controllo che ci attraversano. Non è una guerra tra Stati: è una guerra che serve a gestire la crisi del capitalismo e a disciplinare chi vive in basso.

Il libro parte da qui, da questa consapevolezza. Non vuole chiudere una teoria, ma offrire strumenti per leggere la fase e capire dove si rompono le cose. La tesi di fondo è chiara: non stiamo assistendo a un declino “naturale” dell’egemonia occidentale, ma a un tentativo violento di ristrutturazione del comando globale. La guerra serve a tenere insieme ciò che tende a disgregarsi, a riorganizzare filiere, a imporre obbedienza dove crescono contraddizioni.

Dentro questo quadro va letta anche la grande ondata di mobilitazioni che ha attraversato l’Italia, sintetizzata dall’esperienza di Blocchiamo tutto. Non è stata solo una reazione emotiva al genocidio in Palestina, ma una rottura materiale: lo sciopero torna a colpire la circolazione, i blocchi interrompono i flussi, la solidarietà diventa pratica concreta e non solo parola. In quelle settimane si è incrinato il monopolio statale sulla gestione del conflitto e si è visto che la guerra può essere ostacolata qui, nei territori da cui parte.

La risposta del potere non si è fatta aspettare: repressione, criminalizzazione, nuovi decreti, attacco agli spazi sociali, tentativi di isolare e dividere. Non è un caso: gli spazi sociali, le lotte territoriali, le pratiche di autorganizzazione sono un problema politico perché producono infrastrutture di solidarietà, luoghi di incontro, saperi condivisi, strumenti collettivi di resistenza. E questo, in un regime di guerra, è intollerabile.

Discutere La lunga frattura oggi non è un esercizio accademico: è un modo per capire come non restare a rincorrere le emergenze. La sfida è costruire un contropercorso capace di durare, di accumulare forza, di non disperdersi. Prendere parte significa contrapporsi al riarmo, alla retorica della sicurezza, alla competizione tra poveri e alla delega. Significa costruire pratiche collettive di sabotaggio, blocco, solidarietà organizzata, reti di mutuo appoggio, spazi di formazione e condivisione dei saperi: strumenti comuni che rendano possibile una lotta popolare duratura e non episodica. In questa prospettiva, la lotta contro le basi militari e la militarizzazione non è un tema “di nicchia”: è una questione strategica, perché il controllo dei territori e delle infrastrutture è parte integrante della guerra globale. Per questo è importante tenere insieme lavoro, quartieri, scuola, università, grandi opere, repressione e libertà di movimento, senza lasciare che il potere ci divida in compartimenti stagni.

Il corteo del 31 gennaio a Torino non è un appuntamento tra i tanti. È un passaggio dentro un percorso che vuole costruire continuità, non frammentazione. La piattaforma lo dice in modo chiaro: contro il governo della guerra, contro l’attacco agli spazi sociali, ma soprattutto per rilanciare, per tenere insieme ciò che vogliono dividere, per trasformare la resistenza in progetto. Una mobilitazione popolare, larga, plurale, che metta in relazione le differenze e le specificità territoriali, e che non si esaurisca in una giornata.

Presentiamo La lunga frattura pensando a quello che succede in Rojava e prendendo parte al movimento di solidarietà che lo sostiene. In Siria del Nord-Est la difesa del confederalismo democratico è parte della stessa battaglia, perché mette in crisi il monopolio statale sulla guerra e sull’ordine politico. L’attacco continuo a quell’esperienza non è un fatto “regionale”: è un segnale dell’avvitamento globale che colpisce ogni forma di autonomia sociale. Difendere il Rojava significa sostenere l’idea che un altro modo di vivere e organizzarsi è possibile anche nel cuore della guerra.

Libreria popolare Paulo Freire

Spazio antagonista Newroz


Di seguito una breve introduzione audio ai contenuti del volume realizzata da Radio Blackout:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: terzo giorno di aggressione Usa-Israele. Da Cipro all’oceano indiano, un intero pezzo di mondo è in fiamme

Da Cipro all’Oceano Indiano; un intero quadrante del mondo gettato nel caos e in fiamme dopo l’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita sabato 28 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran, bombardamenti in corso su tutto il Paese. Teheran risponde al fuoco

Gli Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran. Dalle 7 del mattino locali di sabato 28 febbraio 2026 i due eserciti stanno bombardando la capitale iraniana Teheran in quello che definiscono un “attacco preventivo”, rispetto a cosa non si sa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Novara: Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra

Sabato 28 febbraio alle ore 14 si svolgerà a Novara un convegno-assemblea dal titolo Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra organizzato dalla Rete Antimilitarista piemontese e dai comitati locali. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele compie un altro passo verso l’annessione dei territori occupati

Riavviando un processo fermo dal 1967, il governo israeliano ha approvato la registrazione di vaste zone della Cisgiordania come “proprietà statali”, accogliendo una controversa proposta per espandere gli insediamenti nei territori palestinesi (illegali in base al diritto internazionale).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli Stati Uniti deportano segretamente i palestinesi in Cisgiordania in coordinamento con Israele

Un’indagine rivela che i palestinesi arrestati dall’ICE vengono trasportati, legati e incatenati, su un aereo privato di proprietà di un magnate israeliano-americano vicino a Trump.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto, basi e stazioni: così la Toscana si prepara alla guerra

Ripubblichiamo un contributo che approfondisce l’articolazione della guerra sul territorio toscano a firma Linda Maggiori e apparso su L’Indipendente. Un materiale da accompagnare a HUB – Bollettino della militarizzazione e delle resistenze dei territori, a cura del Movimento No Base e altre realtà di Pisa, Firenze, Livorno, La Spezia e Carrara, in vista della due giorni che si terrà a Livorno il 21-22 febbraio “Per realizzare un sogno comune” di cui è uscito qui il programma completo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La resistenza ha fermato, per ora, i piani delle potenze capitaliste contro l’autogoverno in Rojava” Intervista ad Havin Guneser

Riprendiamo questa intervista a Havin Guneser, un punto di vista situato che offre uno sguardo sui molteplici aspetti che vanno analizzati in questa fase per comprendere la situazione in Rojava, svolta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 7 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Aggiornamenti dall’Iran

Un approfondito aggiornamento sulla situazione in Iran insieme a Paola Rivetti, docente di relazioni internazionali alla Dublin City University.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista

Ci tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Ancora repressione sulle lotte per la Palestina a Torino

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: escono dal carcere i tre manifestanti arrestati per la manifestazione nazionale del 31 gennaio. Intervista all’avvocato Gianluca Vitale

Torino; scarcerati con obbligo di firma due dei tre manifestanti piemontesi, di 31 e 35 anni, arrestati per resistenza nel tardo pomeriggio di sabato 31 gennaio alla manifestazione nazionale per Askatasuna.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino è partigiana: il futuro comincia adesso

Riprendiamo il comunicato scritto in serata e uscito dal centro sociale Askatasuna sulla giornata di ieri.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: perquisizioni all’alba

Continua la criminalizzazione del movimento e delle mobilitazioni a Torino.