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La Fifa e la guerra

Riceviamo e pubblichiamo volentieri dalla Rete di Sport Popolare di Torino

Tra l’estate del 2025 e la primavera del 2026 alla Casa Bianca sono passati, nell’ordine, la rosa della Juventus e i due pluripremiati Pallone D’Oro Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, che negli ultimi venti anni hanno dominato la scena del calcio globale.

Che i grandi personaggi del calcio e i grandi Club non si siano mai sottratti alle strette di mano con i politici più controversi della loro epoca non è cosa nuova. La storia del secolo scorso (e quella più recente) ci ha già abituato a questo genere di episodi: i mondiali del ‘78 nell’Argentina dei Colonnelli, gli sfratti forzati in nome del decoro nelle favelas brasiliane per i Mondiali del 2014 e le centinaia di lavoratori deceduti durante la preparazione dei mondiali 2022 in Qatar.

Fa un effetto nuovo (forse) in questo periodo storico: Donald Trump si sta impegnando in numerosi conflitti internazionali e anche la situazione interna degli Stati Uniti, negli ultimi mesi, ha visto momenti delicatissimi, quasi da guerra civile. In questo marasma il Presidente riesce ad allungare le mani sul mondo del calcio col totale benestare dei suoi idoli e, soprattutto, del nuovo Presidente della FIFA: lo svizzero Gianni Infantino. Sembra già molto chiaro come la nuova direzione FIFA stia lentamento sovrapponendo i suoi piani a quelli di Donald Trump.

Nel 2025 gli USA hanno ospitato i Mondiali per Club, questa edizione dei Mondiali si giocherà negli stadi di USA, Messico e Canada e nel 2028 il torneo di calcio dei Giochi Olimpici avrà luogo sempre negli Stati Uniti. 

Infantino ha già preso parte, indirettamente e non, a numerosi eventi per la promozione degli accordi di Abramo e, senza un pronunciato motivo, era presente anche ai primi summit del Board of Peace (con un cappellino rosso USA in testa con scritto 45° e 47°, i mandati di Trump). Si dichiara anche entusiasta del piano di riqualificazione sportiva a Gaza ma solo quando finiranno i bombardamenti, ovviamente, e senza dire una parola su chi ha disintegrato questi campi da ricostruire. 

A Trump è stato anche dedicato dalla FIFA un premio per la pace creato apposta per lui, mentre per questo mondiale in arrivo moltissimi tifosi da tutto il mondo non potranno neanche recarsi negli Stati Uniti per assistere alle partite a causa del travel ban (il divieto di ingresso negli USA) e difficilmente lo faranno molti sudamericani dopo l’operato dell’ICE dell’ultimo periodo. Per garantire un mondiale sereno in un Paese come gli USA il governo ha previsto droni e militari negli stadi, all’interno di un piano sicurezza da oltre un miliardo di dollari creato per il torneo.

La capitalizzazione di questa Coppa del mondo arriva anche dalla totale istituzionalizzazione del bagarinaggio, una pratica che nella microcriminalità è sempre stata perseguitata. Alcuni fondi d’investimento di Wall Street  stanno già rastrellando i siti ufficiali dei biglietti scommettendo sulla crescita dei prezzi per speculare tra qualche mese. Tutto è lecito dal momento che allo stesso tempo la FIFA guadagnerà su quella compravendita trattenendo il 15% sia dal compratore sia dal venditore sulla piattaforma ufficiale di vendita. L’algoritmo calcolerà il prezzo del biglietto tramite tariffazione dinamica: il costo è modulato in base alla domanda in tempo reale. Una delle previsioni è che il prezzo del biglietto per la finale salirà dai 4 mila di adesso a 10 mila dollari.

Tra il 2019 e il 2022 la FIFA ha dichiarato un ricavato di 7 miliardi di dollari e per i quattro anni successivi ne ha previsti 12. Infantino vuole mondiali sempre più ricchi: una FIFA più ricca vuol dire, per lui, la sicurezza di essere rieletto per i prossimi mandati alla stessa Presidenza. Per raggiungere questo obiettivo, oggi più che mai, l’organizzazione calcistica più seguita del mondo scende dichiaratamente in politica e ha mostrato chiaramente da che parte stare: quella più guerrafondaia, quella che negli ultimi anni ha bombardato e sostenuto i bombardamenti e poco importa se a cadere fossero case, ospedali, 290 impianti sportivi e 684 tra calciatori e calciatrici palestinesi.

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