InfoAut
Immagine di copertina per il post

Aggiornamenti dalla Capitanata: la miseria della politica e la politica della miseria

E così i lavoratori hanno spuntato la promessa che non dovranno muoversi finché non avranno in mano un regolare contratto. Se questo si materializzerà, per gli oltre 500 iscritti alle liste di prenotazione, è tutto da vedere. Ovviamente sono esclusi i lavoratori privi di permesso di soggiorno, per cui, se mai una soluzione arriverà, si dovranno attendere i tempi biblici di una regolarizzazione umanitaria, come al solito ad hoc e totalmente arbitraria, che prevede il ricorso alle commissioni territoriali. E poi, anche nel caso di chi ha regolare permesso di soggiorno, nessuno può obbligare un’azienda ad assumere attraverso le liste. Ci sono gli incentivi, certo (peraltro già dal 2006, e non hanno mai funzionato).

Come se non bastasse, le recenti dichiarazioni di Guglielmo Minervini, il principale promotore di questo traballante progetto, non sono certo rassicuranti: ‘Ravvisiamo scarso coraggio da parte delle imprese e qualche fantasma di troppo: chi recluta dalle liste – questo il timore – si espone al rischio di controlli da parte dell’Inps. E invece sarà esattamente il contrario…i controlli seguiranno un programma mirato su quelle aziende che in maniera eclatante eviteranno ogni tipo di rapporto regolare di lavoro. Quindi deve aver paura dei controlli chi non raccoglie questa sfida’. Sono le testuali parole che sarebbero uscite dalla bocca dell’assessore alle politiche giovanili, alla trasparenza e alla legalità della Regione Puglia, secondo un articolo dell’edizione di Capitanata de La Gazzetta del Mezzogiorno, datato 5 luglio e riportato senza pudori sulla pagina Facebook di Equapulia – No Lavoro Nero, il ‘marchio etico’ estratto dal cilindro della politica pugliese.

Insomma, chi ha firmato il protocollo di intesa per il bollino etico non deve temere, potrà impunemente continuare a sfruttare i lavoratori di ogni provenienza e a raggirare lo stato, intascando anche i contributi. Basterà dimostrare un’assunzione (ma a nome di chi? Per quante giornate di contributi effettivamente versati nella busta paga degli assunti?). Vogliamo sperare che si tratti di un errore, uscito dalla penna di qualche distratto ‘giornalista’, di un fraintendimento – non è forse la legalità il punto? In ogni caso, noi vigileremo da vicino, possono stare sicuri l’assessore, i suoi scribi e i padroni etici.

C’è da dire inoltre che tutto questo avviene in un paese in cui l’assenza di un welfare di stato e la disoccupazione galoppante vengono compensate attraverso l’arcinoto e pluridecennale fenomeno dei falsi braccianti, e dove la maggior parte delle aziende agricole, soprattutto al Sud, si serve di lavoro del tutto irregolare. Qualche dubbio sulla bontà delle paventate assunzioni non è il frutto di una posizione ideologica e pessimista bensì di una semplice lettura dei fatti.

E poi, sfugge un altro particolare. Come può essere che il sito e la pagina Facebook della stessa Equapulia abbiano iniziato a fare pubblicità ad alcune aziende firmatarie del protocollo, in particolare il conservificio Futuragri, prima ancora che le liste di prenotazione raccolte al Ghetto venissero pubblicate? Prima che sia iniziata la raccolta di quei pomodori etici che Futuragri dovrebbe inscatolare? Pare davvero che la Regione Puglia riponga nelle aziende una sconfinata fiducia.

Ma non basta: anche facendo un gigantesco sforzo, e concedendo fiducia e buona fede a questo castello di carte, rimane il problema principale. Come faranno i lavoratori regolarmente assunti dalle ‘liste del Ghetto’ a raggiungere il posto di lavoro dalle tendopoli (o da qualsiasi altro luogo), visto che non esistono mezzi di trasporto? È questa la dignità di cui vanno blaterando senza la benché minima cognizione di causa politici e politicanti di tutte le risme, anche quelli che si definiscono compagni e che fanno le pulci a chi da anni sostiene i lavoratori attraverso una presenza assidua e un lavoro difficile e paziente? Un lavoro che con il tempo ha dato i suoi frutti, che ha portato alla costruzione di rapporti di fiducia, di percorsi assembleari, di pratiche di reale autorganizzazione. E che grazie all’azione dei paladini regionali e dei loro accoliti ha subito pesanti contraccolpi. Adesso al Ghetto il potere dei caporali è più forte che mai, legittimato dalle autorità che hanno scelto di trattare con loro, eleggendoli a rappresentanti della baraccopoli. E i lavoratori hanno paura di esporsi, di parlare. Molti hanno perso la fiducia nei bianchi, che li trattano come animali o come pacchi da spostare a piacimento. Come dargli torto.

E infine, last but not least: in tutto questo parlare dei lavoratori immigrati sfruttati, la schiera dei buoni samaritani si è forse scordata che accanto a loro, al Ghetto, vivono non soltanto coloro che li portano al lavoro, che li ricattano e li controllano, ma anche le lavoratrici che contribuiscono alla riproduzione della loro forza lavoro. Le prostitute, sì. Certo non potranno continuare a lavorare nelle tendopoli, una volta che il Ghetto sparirà come vogliono i teorici della legalità. E allora? Voilà, il secondo coniglio dello stesso cilindro: un corso di cucina. Ebbene sì, signore e signori, è questo che le donne per bene debbono fare, in fondo. Si trovassero un uomo che le mantiene (ma mi raccomando, uno solo!) in cambio di sesso garantito, di pasti caldi e panni puliti…

Restano le migliaia di persone che popolano i ghetti della Capitanata (quelli meno famosi ma altrettanto isolati e degradanti, come Borgo Tre Titoli, o la pista abbandonata dietro il CARA di Borgo Mezzanone) durante la stagione di raccolta, e sempre più anche a raccolta finita perché semplicemente non hanno altri posti dove andare. Espulsi soprattutto dai territori del Centro-Nord, dove hanno perso il lavoro, quindi il reddito e la possibilità di avere una casa e una “vita”. In questi casi quindi parlare di “stagionalità” diventa fuorviante.

E poi ci sono gli uomini e le donne che arrivano dalla Romania e dalla Bulgaria, restano per neanche due mesi e poi tornano nei loro paesi o proseguono alla volta di nuovi impieghi sottopagati. Loro sì che sono i veri stagionali, che spessissimo sono costretti a subire condizioni di vita e sfruttamento durissimi, lavoratori segregati nelle campagne da padroni e caporali. Un fenomeno, questo, che sta raggiungendo grandissime proporzioni. Il costituirsi di una forza lavoro itinerante, che proviene da paesi comunitari e viene distribuita nei magazzini di smistamento merci, negli stabilimenti Foxconn della Repubblica Ceca, nelle campagne del foggiano come della Spagna meridionale, e altrove. La segregazione costruita ad hoc comincia nel paese d’origine con il viaggio organizzato per raggiungere l’Italia, e si presta allo sfruttamento feroce, al controllo capillare dei corpi. Di loro, i veri “invisibili” delle campagne (passateci il termine) la regione e l’opinione pubblica non parlano nemmeno, forse perché gli interessi economici in gioco sono molto più alti, gli interventi più rischiosi e i problemi più spinosi? Sicuramente meno spendibili in pre-campagna elettorale.

Inoltre, la stessa organizzazione del lavoro e della vita dei lavoratori si sta mettendo a sistema, in modo contenitivo ed escludente, anche nel resto della regione Puglia, nella provincia di BAT e in quella di Lecce. Così come in altri territori dedicati alla raccolta stagionale, in Basilicata ed in Piemonte. Il problema quindi rimane assolutamente radicato in un sistema produttivo tutto da cambiare, che però resta tale e quale. Se alle istituzioni stanno davvero a cuore le sorti dei lavoratori e dei territori, per quale motivo hanno deciso di foraggiare la megamacchina emergenziale, piuttosto che usare gli stessi soldi per rendere agibili le case disabitate che abbondano nei centri urbani del foggiano, rompendo l’isolamento in cui lo sfruttamento si riproduce al riparo di ogni possibile perturbazione? Perché non mettere in piedi un sistema di agevolazioni e di ammortizzatori per chi affitta a lavoratori stagionali (che magari in qualche caso sarebbero incentivati a mettere radici), facendo ricadere il denaro pubblico sul territorio e non consegnandolo ai professionisti del terzo settore? Perché aggiungere accampamenti di ‘tende blu’ a territori già messi alla prova da monocolture intensive – e poco cambia se siano di pomodori o di pannelli solari? Così si aggiunge devastazione – vengono in mente altri luoghi, le piane calabresi di Gioia Tauro e di Sibari, i luoghi di produzione agricola nei pressi dei quali si concentrano i centri di ‘accoglienza’, che assurgono al ruolo di fabbriche di irregolarità e di braccia a basso costo, sacche di emarginazione istituzionalizzata.

“Oggi” si comincia dagli immigrati e nel settore agricolo a sperimentare e praticare modelli di vita e di lavoro extra ordinari e marginalizzanti. Da una parte volti a produrre il massimo profitto, dall’altra un pericoloso isolamento che condurrà inevitabilmente all’irregolarità e quindi allo sfruttamento. Domani, se il format funziona e non incontra opposizioni ed alternative, toccherà altri settori produttivi, coinvolgendo quindi anche i contesti urbani e riguarderà tutti, ‘autoctoni’ inclusi.

Manca la volontà politica di andare oltre la “riduzione del danno”, manca la messa in discussione di un sistema economico e politico neo-liberale ed eurocentrico, che vede gli stranieri come soggetti passivi e non autonomi su cui agire normalizzando e speculando in nome della “legalità”.

Ci si potrà forse rimproverare, oltre alla malizia, anche un atteggiamento distruttivo…ma come? Criticare le uniche soluzioni messe in campo da anni a questa parte? Noi non abbiamo certo cilindri né conigli, ma forse un pizzico di buon senso, quello sì, e la pazienza di ascoltare, capire, informarsi, conoscere. Le stesse doti che avremmo voluto vedere in quegli amministratori della cosa pubblica che hanno, invece, calato dall’alto soluzioni degne del più pataccaro dei prestigiatori.

 

P. S. A chi ci imputa una assenza di volontà di dialogo, vorremmo far notare che anche la critica è ricerca di dialogo, per cui siamo più che disponibili ad un incontro riguardo questi temi, che sollecitiamo con urgenza, con l’Assessorato della Regione Puglia o qualunque altro attore istituzionale o del terzo settore che sia disponibile ad un confronto reale. Vorremmo avanzare delle proposte e ricevere chiarimenti. Attendiamo una risposta.

 

Comitato lavoratori autorganizzati, Rete Campagne in Lotta

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026

Riprendiamo il comunicato pubblicato dal Network Antagonista Torinese, solidarietà a tutti e tutte le compagne e i compagni inquisiti!

Immagine di copertina per il post
Contributi

La fine del genocidio è la fine del sionismo

Riportiamo l’intervento introduttivo del convegno svoltosi mercoledì 7 ottobre presso l’Università di Torino, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza, dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. In questa introduzione vengono toccati molti nodi politici fondamentali che aiutano a capire quanto sia mistificato il dibattito attorno alla resistenza palestinese da parte di gran parte dei media main stream.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: la popolazione e gli agricoltori si mobilitano contro il carovita e il caro carburante

Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Spagna: morte di Maricarmen, verso lo sciopero generale dell’11 novembre

In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Scuole occupate: facciamo come in Francia!

A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Corporazioni criminali e lotte per la vita

Riceviamo e pubblichiamo da Nodo Solidale

In attesa di un nuovo capitolo del Viaje por la Vida che vedrà, nel dicembre 2026, una delegazione di 1111 zapatist* muoversi verso Città del Messico per incontrare chi quotidianamente lotta per cercare i propri cari desaparecidos, pubblichiamo la traduzione dell’ intervento di Raúl Romero Gallardo durante il “Semillero Guerra contra la Humanidad”, incontro politico la Guerra contro l’Umanità (popolazioni e natura sotto assedio), convocato dalla Commissione Sexta dell’Ezln. CIDECI, San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 23 de luglio 2026.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: corteo 24 ottobre “Noi la guerra non la paghiamo”

Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

“Inceppare la macchina bellica”. I portuali di 40 scali del Mediterraneo si organizzano per una nuova mobilitazione internazionale

Il prossimo 30 ottobre in oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa si svolgerà una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo e la militarizzazione dei porti, lanciata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Maricarmen e la generazione inquilina

Ripubblichiamo questo interessante contributo di Simone Guglielmelli apparso originariamente su Jacobin.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Genova: 3 ottobre assemblea generale operativa

Il prossimo 30 ottobre in oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa si svolgerà una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo e la militarizzazione dei porti lanciata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia). Si tratta di una delle più grandi iniziative internazionali per la pace promossa dalle organizzazioni dei lavoratori negli ultimi decenni.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Marinëz

Nel paese dei miei, Marinëz (Albania), un’intensissima lotta autonoma ha ottenuto una vittoria enorme contro la multinazionale che gestisce i pozzi petroliferi del territorio. Marinëz si trova al centro del più grande giacimento su terraferma d’Europa e i pozzi, a decine e decine, sorgono su terreni di proprietà della gente del posto da generazioni.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Russia: il voto premia il partito di Putin ma l’analisi deve scavare tra apparenti contraddizioni

“La situazione in sintesi è che abbiamo un partito del potere che dopo oltre 4 anni di guerra migliora sensibilmente il proprio risultato ma sarebbe forse una lettura troppo semplice legare questo 58% di consensi al partito di Putin come il 58% di russi favorevoli alla prosecuzione della guerra, secondo me sarebbe una conclusione che non ci consentirebbe di trarre poi delle analisi più profonde. ”

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: Basta carovita, carburante, bollette, spese

Il 1 ottobre alle ore 18 in Piazza XI Settembre a Cosenza è stata indetta una manifestazione contro il carovita. Riprendiamo il testo da La Base.