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Appello da New York. Prendiamo il toro per le corna

 

E allora, novantamila liberatrici e liberatori, ribelli e radicali, in questo esatto momento la tattica rivoluzionaria sta attraversando un cambiamento che fa sperare bene per il futuro. Lo spirito di questa nuova tattica, una fusione tra Tahrir e le acampadas di Spagna, è ben espresso da queste parole:

“Il movimento antiglobalizzazione è stato il primo passo lungo questa strada. All’epoca il nostro modello era attaccare il sistema come un branco di lupi. C’era un maschio alfa, un lupo che guidava il gruppo, e altri che seguivano. Ora il modello si è evoluto. Oggi siamo un grande sciame di persone“.

Raimundo Viejo, Università Pompeu Fabra – Barcellona, Spagna

La bellezza di questa nuova formula, e ciò che rende questa inedita tattica così avvincente, è la sua semplicità pragmatica: ci incontriamo fisicamente in varie sedi e in assemblee virtuali… capiamo quale può essere la nostra rivendicazione comune, una rivendicazione capace di risvegliare l’immaginazione che, se strappata, ci farà avanzare verso la democrazia radicale del futuro … e poi ci andiamo a prendere una piazza di forte valenza simbolica e rischiamo il culo per raggiungere il nostro obiettivo.

È giunta l’ora di dispiegare questo stratagemma emergente contro il più grande corruttore della nostra democrazia: Wall Street, la Gomorra finanziaria d’America. Il 17 settembre vogliamo vedere 20.000 persone riversarsi a Lower Manhattan, tirare su tende, cucine, barricate pacifiche e occupare Wall Street per qualche mese. Una volta lì, ribadiremo incessantemente un’unica, semplice, rivendicazione in una pluralità di voci.

Se Tahrir ha funzionato è stato soprattutto perché il popolo egiziano ha posto un ultimatum chiaro e tondo – Mubarak se ne deve andare -, reiterandolo più e più volte fino alla vittoria. Se volessimo seguire questo modello, quale sarebbe la nostra altrettanto chiara rivendicazione?

La candidata più entusiasmante che abbiamo sentito finora va dritta al perché oggi l’establishment politico americano è indegno di essere chiamato una democrazia: chiediamo che Barack Obama istituisca una commissione presidenziale incaricata di porre fine all’influenza esercitata dal denaro sui nostri rappresentanti a Washington. È tempo di democrazia e non corporatocrazia, o per noi sarà la fine.

Questa rivendicazione sembra cogliere lo stato d’animo del paese al momento, perché liberare Washington dalla corruzione è qualcosa che tutti gli americani, a destra e a sinistra, desiderano e che sono pronti ad appoggiare. Se sapremo tenere duro, ventimila volte forti, una settimana dopo l’altra, contro ogni tentativo della polizia e della Guardia Nazionale di cacciarci da Wall Street, Obama non potrà ignorarci. Il nostro governo sarà costretto a scegliere pubblicamente tra la volontà del popolo e le corporation che lucrano.

Potrebbe essere l’inizio di una dinamica sociale del tutto nuova in America, una spanna sopra il movimento Tea Party, dove invece di finire prede inermi dall’attuale struttura di potere noi, il popolo, iniziamo a prenderci ciò che vogliamo. Dallo smantellamento di metà delle mille basi militari americane nel mondo, al ripristino del Glass-Steagall Act o di una legge che sancisca il principio “alla terza volta sei fuori” per i criminali aziendali.

A partire da una semplice rivendicazione – una commissione presidenziale per la separazione tra denaro e politica – possiamo iniziare a delineare il progetto di una nuova America.

Invia un commento e capiamo insieme quale sarà la nostra rivendicazione. E poi tiriamo fuori il nostro coraggio, prepariamo le tende e incamminiamoci verso Wall Street per la vendetta del 17 settembre.

per i selvaggi, Culture Jammers HQ

 

traduzione a cura di Carta&friends

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