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Blocco a Pontedera contro la riforma Fornero

Pisa – Quattro ore di sciopero questa mattina a Pontedera. In piazza gli operai Piaggio e Ceva insieme ai giovani precari, gli studenti ed i disoccupati incontratisi nello spazio aperto di Occupy Pisa. La determinazione degli operai Piaggio e della Ceva e la volontà comune di costruire nell’immediato forme di lotta incisive porta subito alla testa del corteo lo striscione dei lavoratori Piaggio “Giù le mani dall’articolo 18”. È forte l’esigenza di dare una risposta immediata alla Riforma del lavoro, che costruisca forme di opposizione dal basso, incontrando le altre realtà operaie e mettendo assieme il mondo lavorativo e il precariato sociale in egual misura minacciati, stretti tra la perdita delle tutele e il crescente indebitamento.

L’immobilismo assunto dalla segreteria provinciale CGIL e la volontà di quest’ultima di imbrigliare la lotta dei lavoratori in un corteo guidato dai funzionari sindacali (negando agli operai FIOM della Piaggio la possibilità di intervenire al comizio finale) porta ad un’inevitabile rottura. Il segretario Francese inutilmente tenta di opporsi, bloccando fisicamente la manifestazione. È scavalcato.

Il corteo, forte di 500 unità, sfila per il centro di Pontedera al grido di “sciopero sciopero generale tutta l’Italia si deve fermare!”. Davanti al municipio i manifestanti in assemblea decidono di proseguire nel loro percorso e di sfilare davanti al palco monopolizzato dagli interventi dei funzionari sindacali e dalle istituzioni, fischiando e scandendo slogan contro la subalternità dei sindacati alle politiche di concertazione. La manifestazione spontanea ed autonoma non si ferma sotto il palco dove il segretario della cgil Francese ed il sindaco di Pontedera tengono un comizio ad una piazza semivuota; il corteo prosegue indicando con chiarezza quale sia l’unica strada da perseguire per “combattere la crisi”, ovvero bloccare, creare disagio, unirsi nella lotta, per costruire lo sciopero generale e sociale partendo dai soggetti reali – da chi lavora, chi lo cerca o chi è in cassa integrazione – e che non si fa più abbindolare dalle retoriche concertative dei funzionari sindacali.

I manifestanti si dirigono verso la statale Tosco-Romagnola operando un blocco e costruendo un’assemblea, che risponde all’esigenza dei lavoratori di prendere parola in prima persona, aprendo un primo momento di incontro e costruzione dello sciopero generale, per costruirlo da subito e dimostrare che è possibile e necessario respingere la riforma Fornero. Le parole d’ordine operaie sulla difesa dello Statuto dei lavoratori e dell’articolo 18 sono messe in comune e si incontrano con la condizione dei tanti precari e dei disoccupati presenti, discutendo su come, quando e dove provare a tradurre la lotta delle fabbriche in una lotta generalizzata e sociale contro la precarizzazione delle vite. Emblematica la vicenda dei lavoratori Piaggio: lavoro precario ed interinale, turni massacranti, cassa integrazione. La maggior parte dei delegati fiom che stendono una proposta per il contratto integrativo, e la propria segreteria – provinciale, regionale e nazionale – che la rifiuta, mediando con gli interessi di Colaninno e con quelli del Partito Democratico, ombra pesante contro ogni ipotesi di partecipazione conflittuale delle organizzazioni sindacali.
L’assemblea in questa prospettiva di partecipazione attiva si è conclusa rilanciando la mobilitazione ed i prossimi appuntamenti.

La giornata di oggi a Pontedera ha rappresentato un primo momento nella costruzione dello sciopero generale e sociale contro l’unità tra funzionari sindacali, imprese, e politica di austerity. La burocrazia CGIL ha mostrato di aver paura di questa iniziativa di lotta, opponendovisi. Ma tra chi stava oggi in piazza a Pontedera era forte la consapevolezza che il senso e l’efficacia di uno sciopero si misuri nella capacità di “fare male alle controparti”; una capacità possibile solo grazie al protagonismo dei lavoratori e dei precari in lotta, che oggi ha scavalcato i limiti della contrattazione a perdere e di una mediazione di cui neanche più il governo mostra di aver bisogno.
Il linguaggio del blocco praticato stamattina, rende sempre più possibile e necessario aprire un ciclo di mobilitazioni contro la distruzione del lavoro e del reddito, incarnato dal governo Monti e dalla signora Fornero (“facciamola piangere per davvero“, scandivano in coro le operaie) che sappia ricomporre la comune condizione di precarietà in un movimento che pratichi effettivamente lo sciopero generale, capace di includere e valorizzare tutti i soggetti del conflitto.

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