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Bologna: #14n e #15n di lotta!

 

Il #14n è iniziato con la mobilitazione degli studenti medi del C.A.S., i quali hanno effettuato un corteo capace di bloccare il traffico cittadino e i viali per gran parte della mattinata, comunicando in circa 300 persone alla città l’opposizione ai progetti renziani della “Buona Scuola”. Il focus oltre che sulla riforma del ministro Giannini è stato puntato sui dati che descrivono la disoccupazione giovanile sempre più in aumento, andando poi ad identificare il Provveditorato di via de’Castagnoli come luogo di un sanzionamento nei confronti di un modello dell’istruzione sempre più orientato ai dogmi della competitività e della formazione alla precarietà per studenti e studentesse. Il corteo si è poi sciolto in autostazione, dove si è discusso il tema del caro-trasporti e rilanciato la spinta ad un’azione continua nelle scuole nei giorni in cui Renzi sta per dichiarare i risultati della consultazione della “Buona Scuola”.

 

Gli studenti universitari del C.U.A. Intanto effettuavano una serie di azioni comunicative in zona universitaria, orientate soprattutto alla rottura del dispositivo di criminalizzazione verso gli studenti costituito dal codice etico dell’università, che agisce come attacco alle proteste verso i tagli al welfare e la gestione aziendalistica dell’università. Sono state attaccate le spese folli dell’università, che destina decine di migliaia di euro a fantomatiche “battaglie contro il degrado” in zona universitaria invece di destinarli a borse di studio e a maggiori previsioni welfaristiche.

 

Negli stessi momenti in città prendeva vita un’altra manifestazione, sfilando per le vie del centro sulle parole d’ordine del salario minimo europeo e dell’ampliamento delle tutele al lavoro precario. La manifestazione vedeva la presenza delle sigle sindacali Usb, Cobas, Adl Cobas e di realtà cittadine come S-Connessioni Precarie, Labas, Tpo, Hobo, Berneri, Vag, XM24. Il corteo, di circa 500 persone ha sfilato per il centro, partendo da piazza Re Enzo e attraversando la zona universitaria per poi muoversi su via Irnerio, sanzionando la sede della CoopService di via Alessandrini contro lo sfruttamento operato da questa sui suoi dipendenti.

 

Nel pomeriggio del 15 novembre invece è stata la Bologna meticcia a scendere in piazza, sfilando per la città a partire da piazza dell’Unità., in quel quartiere, la Bolognina, dove si è avuta con l’esperienza del distacco dell’acqua al Condominio Sociale di Mario de Maria una prima rottura pratica del piano casa e della sua applicazione. Ma non solo di casa si parlava, dato che la piazza di oggi era costruita al fine di essere accogliente per tutte le istanze contro la crisi, a partire dalla lotta al JobsAct e su un uso a fine di giustizia sociale delle risorse che si opponga al decreto SbloccaItalia.

 

Non a caso erano presenti in piazza i lavoratori iscritti nel sindacato SI Cobas e il mondo delle lotte universitarie e studentesche, che hanno ulteriormente rivendicato l’opposizione alla Buona Scuola renziana e al sistema delle grandi opere inutili. A sfilare per il centro cittadino sono stati in 500 tra occupanti di case, facchini, studenti, precari, che hanno affermato la questione politica dell’autorecupero e l’opposizione ad ogni forma di speculazione sulle spalle degli impoveriti dalla crisi.

 

Due giorni importanti di lotta cittadina, che rilanciano con forza la legittimità del conflitto sociale a Bologna e mettono nuova carica ed energia che nei corpi di chi lotta quotidianamente contro la crisi e le politiche di austerità.

 

 

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