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Bologna: se i picchetti diventano “violenza privata”, la legge resta sempre ingiustizia

In questi giorni stanno per essere recapitate delle denunce ad alcuni militanti del Lab. Crash e non solo riguardanti uno dei numerosi picchetti realizzati gli scorsi mesi dal movimento degli operai della logistica. In questo caso l’accusa è di violenza privata con l’aggravante del concorso per aver ostacolato il transito merci dai magazzini della Cooperativa Trasporto Latte come annotato nei verbali della Digos. Raramente interveniamo sulle iniziative repressive della procura di Bologna perché abbiamo ben altri problemi da dover risolvere e contro cui lottare nella nostra città e nel resto d’Italia, quali la povertà e le sofferenze provocate ai cittadini dai governi succedutisi in questi ultimi anni.

Questa volta però l’evento repressivo merita almeno una nota in quanto la procura di Bologna, con la sua iniziativa contro di noi e il movimento dei facchini, si schiera pubblicamente dalla parte dei mafiosi delle cooperative e del sistema di corruzione che fa funzionare lo sfruttamento più spregiudicato nei magazzini della logistica nel territorio bolognese. Secondo la procura di Bologna un picchetto operaio che rivendica dignità e giustizia sociale va considerato penalmente come “violenza privata”, mentre la “violenza privata” dei padroni delle cooperative della logistica, la crudeltà con cui hanno spremuto i muscoli dei facchini, oltraggiandone la dignità, va garantita e sostenuta anche tramite la “violenza pubblica” dei manganelli e di tutti gli articoli del codice penale a disposizione.

Ciò non ci stupisce ma ci sembra corretto prendere spunto da questo evento per rendere pubblica quanto distante e ostile sia la legge alla giustizia, che in questo caso colpisce una lotta legittima e necessaria dei facchini e premia i mafiosi delle cooperative della logistica nel territorio bolognese. Per anni il tritacarne di operai ha funzionato a pieno regime nei magazzini della logistica della nostra città, disinteressandosi di applicare anche quelle briciole di garanzie di diritto del lavoro strappate dalle lotte operaie degli anni precedenti e agendo e sostenendosi tramite un meccanismo di corruzione e di “non vedo, non sento e non parlo” che ha coinvolto tutte le istituzioni locali, ma da quando i facchini hanno alzato la testa contro i padroni, i S.I.Cobas hanno messo il fiato sul collo alle cooperative, e il Lab Crash ha attivato il territorio al fianco della lotta operaia le cose stanno cambiando, e non sono pochi i bolognesi che vogliono affermare con noi che la vita di un uomo vale di più di un carico di mozzarelle o di yogurt.

La festa è finita per tutto il sistema di corruzione e malaffare che schiacciava il corpo e la dignità degli operai della logistica! Ci teniamo a precisare che questa iniziativa repressiva ci da solo motivazione a lavorare con maggior metodo e costanza per fare in modo che i picchetti e la lotta dei facchini sia ancora più partecipata e forte di prima.

La grande abbuffata di quattrini sulle spalle dei facchini sta per arrivare all’amaro!

Allo sciopero! Alla lotta!

Laboratorio Crash!

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