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Coi popoli in lotta, contro l’interventismo umanitario

Al presidio sono state esposte numerose bandiere palestinesi, lo striscione VIVA LE RIVOLTE DEI POPOLI ARABI – FUORI U.S.A. E U.E. DAL NORDAFRICA, e allestito un banchetto informativo sulla Freedom Flotilla 2.

 

Qui di seguito il volantino distribuito durante l’iniziativa:

 

In solidarietà alle rivolte e alle rivoluzioni nel mondo arabo!

Pare molto vicina l’opzione militare, il cosiddetto rispetto della No Fly Zone sopra i cieli della Libia da parte dei governi occidentali e di quelli reazionari della penisola saudita. Proprio in queste ore è infatti importante saper interpretare con lucidità ciò che sta per muoversi, saper leggere dietro l’ultimatum della comunità internazionale rivolto a Gheddafi la volontà di posizionarsi proprio li, a margine di una terra scossa da rivolte e rivoluzione e troppo ricca e preziosa per essere lasciata in mano ai popoli che cercano un cambiamento radicale. Appare ancora più assurdo che a tutelare la No Fly Zone ci saranno proprio quelli eserciti che a casa loro, pensiamo al Bahrain represso dall’esercito saudito e dalle truppe  monarchiche, mietono morti in piazza contrapponendosi alle spinte di rivolta che vengono dal popolo.

A volerci leggere chiaro è evidente come sia scattata la risposta reazionaria dei regimi arabi ancora al potere e come all’occidente non dispiaccia mettere mano sul petrolio e sulla potenzialità economica che questi paesi hanno. Fa paura la voglia di cambiamento e nessuno è disposto a rischiare che accada ciò che la Tunisia e l’Egitto ci hanno mostrato essere possibile: via i rais, la loro spietata gestione del potere e con essi decenni di accordi economici da cui l’occidente ha tratto innumerevoli vantaggi.

Oggi la comunità internazionale e il gota del sistema capitalistico però non possono dichiarare questo, bensì affermano di voler proteggere i libici dalla rabbia del colonnello Gheddafi, di voler esportare ancora una volta la “santa democrazia” occidentale.

Nonostante stragi, arresti e minacce gli insorgenti non si fermano e manifestazioni di piazza continuano a susseguirsi nel mondo Arabo: dalla Tunisia all’Egitto, dallo Yemen alla Palestina, dal Bahre all’Iraq. Non possiamo dimenticarci dell’Arabia saudita, dell’Oman e del Kuwait scesi in piazza in questi giorni in solidarietà ai manifestante bahreiniti.

Collera e coraggio sono le parole d’ordine di tutti questi uomini e donne che partendo dalla richiesta di condizioni di vita migliori oggi non vedono così impossibile un cambiamento radicale. C’è da giurare che in molti faranno a gara affinché ciò non avvenga e questa No Fly Zone non è altro che un preludio a questo movimento reazionario e repressivo.

Mentre in terra araba si continua a lottare quindi, i paesi occidentali si attrezzano a chiudere i confini, perlustrare le acque, creare lo spauracchio dell’arabo terrorista pronto a sbarcare sulle nostre coste.

Ladri di rivoluzioni i paesi occidentali non sanno stare al loro posto e c’è da aspettarsi che gli insorgenti non accoglieranno con gioia le bombe, che dovrebbero essere amiche, della forza internazionale.


Contro l’intervento militare in Libia

Per la libera circolazione di tutti e l’accoglienza dei profughi

Cacciamo tutti i Rais!

Comitato di solidarietà e sostegno alle rivolte e rivoluzioni nel mondo arabo

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