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Firenze. Protesta delle donne contro la violenza del servizio sociale

Madre di due figli, Yulia si è trovata in gravi difficoltà economiche in seguito alla perdita del suo lavoro e di quello del marito, colpito da un ictus. Non potendo più pagare l’affitto, la famiglia di Yulia è diventata morosa e per questo sottoposta alla procedura di sfratto. Per lasciare la casa, è stata loro proposta una sistemazione in una struttura di emergenza per Yulia e i due figli, mentre il marito sarebbe rimasto fuori. La determinazione della famiglia nel pretendere una soluzione dignitosa per l’intero nucleo familiare prima di lasciare la casa ha portato allo sfratto cosiddetto “a sorpresa”: con l’applicazione dell’art. 610, l’accesso della forza pubblica avviene senza preavviso. Venuta a conoscenza della data dello sfratto a sorpresa, l’assistente sociale, invece che avvisare la famiglia, ha proposto loro un appuntamento, insistendo sull’importanza della partecipazione di entrambi, marito e moglie. Nel frattempo la telefonata alla struttura di emergenza, per avvisare dell’arrivo della madre con i due figli. Un “tranello” fatto con lo scopo di favorire l’esecuzione dello sfratto, all’insaputa della famiglia, ostinata nel pretendere una soluzione adeguata.
“Perché mai l’assistente sociale dovrebbe difendere gli interessi del padrone di casa? Perché mai dovrebbe parlarci?” chiede a gran voce Yulia. “Il ruolo del servizio sociale non è quello di aiutare il proprietario, la polizia e gli ufficiali giudiziari, ma di assistere le famiglie in difficoltà economica.”
Per Yulia non era la prima esperienza di abuso da parte del servizio sociale. Mesi prima, un’altra assistente l’aveva indotta a un aborto in stato di gravidanza avanzato, a causa delle sue difficoltà economiche. La storia di Yulia sembra non essere un caso isolato. Altre storie di abusi e di violenze sono state raccontate, gridate durante la protesta di ieri.
Yulia ha ottenuto un incontro con il dirigente dei servizi sociali, che ha preso l’impegno di trovare una soluzione adeguata per la famiglia.

La protesta si è conclusa con un appello delle donne del Comitato Inquilini, che l’8 marzo, nella giornata di sciopero internazionale delle donne (Non Una Di Meno) protesteranno davanti alla sede dei Servizi Sociali per denunciarne le violenze e gli abusi nei confronti delle donne in difficoltà economica.

 

 

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