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Palermo: la lotta dei senzacasa blocca sfratto di una palazzina

Un brusco risveglio per i 6 nuclei familiari che abitano le case occupate in via Sadat. Poco prima delle 8,00 di questa mattina, Ufficiale Giudiziario e uno dei tanti proprietari, scortati da due volanti della polizia, si presentano per uno sgombero già annunciato. Gli occupanti però, non hanno alcuna intenzione di abbandonare quelle che ormai da più anni sono le loro case. Rimangono quindi asserragliati. Intanto sul posto arrivano altre volanti della polizia; ma anche digos, avvocati dei proprietari, assistenti sociali. Insomma, tutto sembra già predisposto non solo per lo sgombero, ma anche per quell’iter di accanimento burocratico ed effettivo che smembra famiglie che versano già in uno stato spesso d’indigenza (case famiglia in cui ammassare i senzacasa, sistemazioni precarie e provvisorie in alberghi e genitori a cui è tolto l’affidamento dei figli). Ma da contraltare a questo ridicolo e spropositato schieramento, se si pensa che si tratta di dei senzacasa, c’è un folto presidio di manifestanti che continua a crescere e, solidale, è pronto a difendere l’occupazione. Un presidio che riversa in via Sadat il lavoro di queste settimane dei comitati cittadini per in diritto alla casa, soprattutto del comitato “Prendocasa”, tra assemblee cittadine e presidi (come quello di ieri davanti i locali della Prefettura). Sono diverse infatti le famiglie di senzacasa e occupanti di altri stabili, che stamattina sono accorsi in via Sadat a difendere chi come loro lotta e si organizza quotidianamente per un diritto che dovrebbe essere inalienabile, quello alla casa!

La condizione degli abitanti di via Sadat, che dal 2013 occupano la palazzina portando avanti progetti di autorecupero, è la condizione di migliaia di persone e famiglie a Palermo che non hanno un tetto sotto cui vivere e che non possono permettersi di pagare regolarmente un affitto. Migliaia di cittadini che in assenza di politiche pubbliche e sociali che tutto fanno per agevolare la speculazione sul mattone e poco o nulla per garantire un tetto a chi non se lo può permettere (a cui le uniche risposte che si danno sono sfratti e sgomberi), decidono di porre fine alla precarietà esistenziale occupando case e appartamenti vuoti, sfitti, in disuso che in città si contano a migliaia; proprio come quello in questione, abbondonato da 8 anni prima dell’occupazione

Oggi è l’ennesima dimostrazione di come la lotta, la solidarietà e l’organizzazione tra occupanti, siano strumenti necessari e imprescindibili nella riappropriazione di un diritto fondamentale e nella conquista di qualcosa che dovrebbe essere accessibile a tutti e tutte, una casa. Dopo una lunga contrattazione infatti, le famiglie e i presidianti solidali ottengono un sostanzioso rinvio dello sgombero al 19 gennaio.

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