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Per cosa? Per due fottuti euro #stand4Zohaib

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Le riflessioni di alcuni riders su quanto successo a Zohaib, giovane fattorino di Glovo travolto da un’auto a Torino il 19 dicembre…

Il 19 Dicembre durante un turno di lavoro con Glovo, azienda del food delivery, Zohaib è stato investito da un’automobile che lo ha trascinato per 20 metri, prima di darsi alla fuga lasciandolo inerme sull’asfalto.

Il ragazzo è ancora ricoverato in ospedale, in coma. La gravità della sua condizione non permette di delineare l’entità dei danni permanenti.

Per noi è immediato riconoscere nelle nostre condizioni lavorative le ragioni di questo incidente, siamo costretti a correre per 4 spicci a consegna se vogliamo guadagnare quanto ci è necessario a vivere, a questo si aggiunge il ricatto del ranking che ci obbliga ad avere un determinato livello di produttività per poter accedere alle sessioni di prenotazione dei turni.

In questi giorni, per noi molto impegnativi tra la necessità di confrontarsi con quello che è successo, le difficoltà di avere un amico e collega in coma, la rabbia, i tentativi di dare una risposta e di combattere i responsabili di quanto successo, ci siamo trovati più volte a doverci confrontare con discorsi a dir poco imbarazzanti, come domande su mancanza o presenza di luci e caschi (che le aziende non ci forniscono) o il “la colpa è dell’automobilista o sua?”.

Beh… La colpa è di Glovo.

Nel corso della notte dell’incidente così come in questi giorni stiamo facendo avanti e indietro dall’ospedale per seguire le condizioni di Zohaib e per sostenere le persone a lui vicine che oltre al dolore sono costretti all’incubo burocratico per permettere ai familiari di raggiungerlo dal Pakistan.

Noi tutti, e con noi la comunità pakistana piemontese ma anche tante altre persone indignate da quanto successo, stiamo lottando per avere giustizia, diritti e dignità.

Durante la nostra lotta all’interno del mondo del food delivery abbiamo ricorso spesso a pratiche di mutuo soccorso, ci siamo riparati le biciclette reciprocamente, ci siamo accompagnati al pronto soccorso, all’Inail, negli uffici delle aziende, condividendo esperienze e dandoci forza l’un l’altr*, per non farci schiacciare dall’isolamento a cui le nostre aziende costringono, non solo perché non avendo un luogo (che non sia l’intera città) di lavoro succede di vedersi e conoscersi solo sporadicamente, ma anche perché attraverso i punteggi reputazionali e il cottimo si crea competitività.

Con la solidarietà si sono costruite reti minime di supporto ma anche di condivisione, di rabbia e di organizzazione: attraverso la lotta vogliamo imporre alle aziende e allo stato di darci quanto ci spetta in tutele e diritti.

Negli ultimi anni è successo tante volte di raggiungere colleghi in difficoltà e la risposta da parte delle piattaforme per cui lavoriamo è sempre la stessa: ci ignorano. Ci ignorano finché non riusciamo a imporgli i nostri problemi, andando negli uffici in gruppo.

Per questo quando venerdì pomeriggio, dopo aver passato la notte in ospedale, ci siamo trovati davanti due responsabili di Glovo che hanno esordito dicendo che la loro presenza lì era volontaria, perché essendo collaboratori non era un obbligo per loro supportarci, gli abbiamo detto in faccia quanto ci disgustano, gli abbiamo raccontato quanti colleghi e colleghe abbiamo accompagnato in ospedale, con quanti siamo andati in ufficio per risolvere i mille problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente tra account bloccati e fatture sbagliate (sì, abbiamo uno stipendio da fame e riescono comunque a rubarci dei soldi) e, soprattutto, gli abbiamo chiesto come fanno ogni mattina a guardarsi allo specchio sapendo di avere le mani sporche di sangue.

Com’è prevedibile non hanno saputo risponderci, su niente.

Poco dopo ci siamo trovati in piazza Statuto, cogliendo l’occasione del presidio lanciato dai lavoratori di Domino’s Pizza, catena di proprietà della S.p.a Epizza che si occupa di produzione e consegna di pizze. La catena sta venendo acquisita dallo stesso proprietario di Burger King nord-ovest. Cambiano i nomi ma la solfa è la stessa: nell’ultimo mese i lavoratori e le lavoratrici di Domino’s hanno subito alcune sospensioni disciplinari in seguito al rifiuto sdegnato di sottoscrivere un accordo con Epizza in cui i lavoratori avrebbero rinunciato ad un risarcimento per le condizioni di lavoro non conformi ai contratti firmati, e alcuni mancati rinnovi (o licenziamenti per gli scioperi?).

La rabbia per l’incidente era tanta e abbiamo sentito la necessità di scendere immediatamente in piazza per Zohaib e per tutte e tutti noi. I rischi che corriamo durante i nostri turni di lavoro sono molto alti ma le nostre vite valgono più dei 2 euro. La prima tappa del corteo è infatti stato proprio il luogo dell’incidente dove abbiamo deciso di bruciare un cassone, simbolo del nostro sfruttamento, e di urlare la nostra rabbia. (https://www.facebook.com/DeliveranceProject/posts/2839717509382190)

Domenica siamo stati al McDonald di Piazza Castello per un volantinaggio in solidarietà a Zohaib. In questa occasione abbiamo potuto raccogliere la solidarietà di molte e molti passanti e anche raccontato le nostre condizioni di lavoro e le nostre storie. (https://www.facebook.com/DeliveranceProject/posts/2842419119112029)

Lunedì mattina abbiamo provato a portare le nostre istanze alla sede di Glovo a Torino per avere delle risposte dall’azienda ma i responsabili dell’ufficio si sono dati alla fuga dal retro non appena ci hanno visto arrivare. Abbiamo così deciso di fare un’azione davanti all’ufficio e poi proseguire in corteo per le vie del quartiere, raggiungendo infine il centro città. (https://www.facebook.com/DeliveranceProject/posts/2844392632248011)

Nessuno dell’amministrazione cittadina si è espresso su questo incidente, nonostante i 5 stelle abbiano utilizzato la nostra condizione lavorativa come carta jolly nella propaganda elettorale.

Il decreto rider infatti è stato tanto voluto da Di Maio. Convertito in legge il 2 novembre, i suoi effetti per quanto riguarda l’assicurazione INAIL entreranno in vigore da Febbraio e Zohaib e tutte le persone che fino ad allora subiranno incidenti restano ancora invischiati nelle assicurazioni farlocche proposte dalle aziende.

Gli unici effetti del decreto che fino ad ora abbiamo visto hanno riguardato la riorganizzazione delle aziende per continuare a sfruttarci al meglio nel nuovo quadro normativo. Ad esempio Just Eat ha chiuso la fornitura con le aziende che offrivano la flotta di rider (come Food Pony/Deliveriamo qui a Torino) per strutturarsi con contratti di collaborazione occasionale, uguali a quelli di Glovo, Uber Eats e Deliveroo.

Dopo l’arresto del pirata della strada per l’opinione pubblica la questione è risolta ed è stato dato il via alla gogna mediatica ma noi sappiamo che le mani sporche di sangue sono quelle dei dirigenti delle nostre aziende.

In Italia le morti di rider non sono state poche, in Europa se ne contano decine e decine.

Sabato 28 dicembre ci troveremo in piazza Castello alle 17 per un corteo in bicicletta, perché non si può morire per portare una pizza. (https://www.facebook.com/events/2702980339795344/?active_tab=about)

Il Cottimo uccide, il food delivery uccide.

 

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