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Perchè la Fiat non reintegra i lavoratori

“Impossibile ricollocarli” è stata la giustificazione dell’azienda quando lunedì mattina gli operai si sono recati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni. I lavoratori infatti sono stati invitati a tornare a casa dopo che è stata consegnata loro la busta paga.

L’intento di Marchionne e della Fiat è quello di mandare un segnale chiaro a tutti gli operai. Un messaggio chiaro sui rapporti di forza all’interno della fabbrica. Preferire di pagare i lavoratori ma senza dargli mansioni lavorative è una metafora esplicita di cosa convenga alla Fiat. Lo smantellamento dei diritti dei lavoratori a cui la Fiom si è opposta e l’unica strada infatti che la Fiat ha per operare un rilancio economico e una ristrutturazione aziendale.

Inoltre, il fatto che ai lavoratori è stato inibito di girare per lo stabilimento è l’altro segnale chiaro sulla volontà di non dare la possibilità agli operai di ricostruire un fronte di solidarietà. La logica che la Fiat vuol fare passare con questa mossa è quella del controllo unilaterale della fabbrica nonostante qualche giorno fa lo stesso Marchionne avesse dichiarato che il suo “sbaglio piu grande in Fiat è stato annunciare pubblicamente Fabbrica Italia. E’ stata una imbecillaggine di misura eccezionale.”

Questa nuova forma di apartheid interna alla fabbrica è un messaggio al sindacato e alla sua possibilità di tutelare i lavoratori. Aggirare una sentenza della corte d’appello è il tentativo di portare al massimo il discredito operaio nei confronti del sindacato, mettendo sul piatto i rapporti nudi e crudi. Questa è la seconda tappa di cui parlavamo poiché adesso l’obiettivo dell’azienda è quella di far vedere che il sindacato in fabbrica non ha nessuna possibilità di tutelare i lavoratori neanche quando ad appoggiarli sono sentenze del giudice.

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