InfoAut
Immagine di copertina per il post

Protesta sociale in Israele: è il tempo delle scelte

Meno di un anno fa l’intera regione araba, dalla Tunisia allo Yemen, è stata l’arena di una gigantesca e straordinaria sollevazione popolare per la libertà e la democrazia.

Le ultra-decennali dittature di Hosni Mubarak e Zine el Abidine Ben Ali sono state spazzate via in poche settimane e la strada per nuove democrazie sembrava completamente spalancata. Non tutti i regimi della regione sono stati a rischio, ma non ci sono stati Paesi in cui non si siano sentiti gli effetti dei movimenti popolari all’interno o all’esterno dei loro confini. Eccetto uno: lo Stato di Israele.

Israele sembra un’isola di stabilità in un mare di agitazioni e rivoluzioni e i suoi leader non esitano a vendere questa stabilità ai governi occidentali: “Per difendere i vostri interessi nell’area non potete fidarmi nemmeno dei più brutali dittatori che sostenete con denaro e armamenti; presto o tardi i movimenti popolari possono prendere piede e mettere a repentaglio tutto quello che avete investito in tali alleati”, dicono sostanzialmente i leader israeliani alle loro controparti occidentali. “Lo Stato di Israele è il vostro solo alleato stabile e affidabile”.

Eppure pochi mesi dopo la “stabilità di Israele” è stata sconvolta dalla più grande mobilitazione popolare del Paese mai vista. Secondo la stessa polizia, 350 mila donne e uomini hanno manifestato nelle principali città israeliane la notte di sabato 6 agosto; più del 10% dell’intera popolazione adulta israeliana. La manifestazione del 6 agosto è stata, finora, la più evidente in un mese si mobilitazioni, ma decisamente non la sua conclusione.

Abitazioni: una questione che brucia. Il movimento è iniziato intorno ad una singola questione: l’abitazione. Dopo decenni nei quali una coppia israeliana era in grado di avere un alloggio decente grazie ai prestiti garantiti dallo Stato, la nuova economia neoliberale lo ha reso praticamente impossibile: una giovane coppia con entrambi i partner che guadagnano un salario decente non può più acquistare un appartamento. Il taglio dei sussidi statali e dei prestiti a basso interesse, la privatizzazione delle terre e lo smantellamento del sistema di edilizia pubblica ha reso quasi impossibile ad una giovane coppia ottenere un appartamento. Questa politica non ha colpito solamente i poveri, ma anche gran parte della classe media.

E infatti il movimento è nato come movimento della classe media e solo recentemente gli strati sociali più deboli sono entrati nel movimento, nelle principali città come nelle cosiddette periferie. Ricordiamo che secondo le statistiche della “Israeli National Insurance” il 30% dei bambini israeliani vive sotto la soglia di povertà e poco meno di un quarto della popolazione israeliana è considerate povera in un Paese più ricco della media dei paesi dell’Unione Europea.

La sfida alle scelte neoliberiste. Ben presto, comunque, le domande riguardo la questione degli alloggi si sono sviluppate verso una sfida complessiva al sistema neoliberale in quanto tale.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato uno dei leader mondiali più aggressivi nell’implementazione di un economia neoliberista; quando era ministro delle finanze (1998/99), l’economia di mercato era la sua religione, l’impresa privata e la “libera” concorrenza la sia sacra Bibbia. In pochi paesi il processo di privatizzazione e lo smantellamento del sistema di servizi e proprietà pubbliche è stato così brutale e completo. Oggi non resta quasi nulla del vecchio stato sociale (che qualcuno chiamava addirittura socialista) e persino il sistema educativo è stato gradualmente privatizzato.

Il ritorno di Netanyahu come primo ministro ha segnato una nuova offensiva – ma questa volta, invece di attaccare frontalmente I poveri e la classe media, Netanyahu ha scelto un altro metodo: dare ai ricchi, soprattutto riducendo radicalmente le imposte sui redditi delle imprese e sulle rendite. Con Netanyahu la connessione “denaro-potere” è emersa in maniera evidente e provocatoria e l’amicizia personale tra lui, i suoi ministri e alti funzionari, da una parte, e I “tycoons” – come qui vengono chiamati gli oligarchi – dall’altra parte è quasi ogni giorno sulle prime pagine dei media locali.

Gridando slogan come “giustizia sociale” e “contro le privatizzazioni – per il welfare”, i manifestanti portano una sfida al cuore della filosofia e della prassi politiche ed economiche di Netanyahu. La classe media israeliana percepisce il governo Netanyahu come “governo degli oligarchi” e con ragione: tutte le altre classi sociali sono lasciate indietro, non solo i poveri.

Nuovi strati sociali in movimento, dal centro alla periferia. Dopo un paio di settimane nuovi soggetti sociali hanno cominciato a partecipare alla lotta, quelli che vengono definiti “periferia di Israele”; periferia con un doppio significato: geografico, nel senso di abitare fuori dalle tre città principali (Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa), e sociale.

Durante le prime settimane le classi più deboli non erano parte della mobilitazione e i portavoce del movimento insistevano nel definirsi come appartenenti alla classe media, come se questo fatto sociologico potesse garantire loro privilegi rispetto ai poveri. In più insistevano anche sul fatto di essere, diversamente dai poveri, “normative Israelis”, che nel linguaggio israeliano significa pagare le tasse e fare il servizio militare come riservisti.

Sabato 13 agosto decine di migliaia di israeliani della “periferia” sono scesi in strada, in particolare a Netanya e Beersheba, modificando in tal modo la natura di classe del movimento. Parallelamente due nuovi settori entravano nella mobilitazione: donne povere (specialmente ad Haifa) e la minoranza palestinese. In entrambi i casi sono state poste nuove richieste, specifiche di questi settori. Non significa nulla, per esempio, che i manifestanti arabi siano stati accolti favorevolmente da quelli ebrei: alcuni di loro spiegavano che “loro non hanno alcun problema con gli arabi, loro odiano i palestinesi (sic!)”.

Il movimento. Nella sua prima fase il movimento di protesta ricordava le iniziative del Forum Sociale Mondiale nei primi anni di questo: nessun programma, nessuna leadership, nessun agenda comune al di fuori dei due slogan sovrautilizzati. Ognuna/o era il movimento e portava avanti le sua proprie preoccupazioni e richieste.

La Rothschild Avenue a Tel Aviv, dove sono state piantate le prime tende, è diventata rapidamente un ampio forum di discussioni, scambi e dialogo, oltre a sede di attività culturali; artisti conosciuti portavano la loro solidarietà e il loro contributo alla mobilitazione.

I manifestanti insistevano di non essere “né di destra né di sinistra” e infatti molti elettori del Likud erano parte del movimento; insistevano anche sulla differenza tra un movimento “sociale” e un movimento “politico”, negando con forza di essere il loro un movimento “politico”. Nessuno può però negare che il movimento sta sfidando apertamente l’economia neoliberista e chiedendo un ritorno allo stato sociale. In questo senso rappresenta una rottura con il consenso politico di tutti i maggiori partiti israeliani – Likud, Kadima e le varie scissioni del Labour.

La vera natura del movimento e dei suoi portavoce sarà rivelata quando dovranno rispondere alle domande già poste da Netanyahu e dal ministro delle Finanze – più soldi per gli alloggi, la sanità e l’educazione, ma dove prenderli? La questione è importante… e la risposta ovvia: dagli enormi budget per le colonie, dal bilancio della difesa, dalle esenzioni fiscali per le grandi imprese e le banche. C’è una grande quantità di denaro, ma la decisione è politica.

Le reazioni di Netanyahu. La prima reazione di Benjamin Netanyahu al movimento non ha sorpreso: “Il movimento è politicamente motivato e manipolato dalla sinistra”, ma presto i suoi più stretti consiglieri gli hanno fatto notare che se il movimento fosse la sinistra in Israele, la sinistra stessa rappresenterebbe la grande maggioranza degli elettori. Il primo ministro ha quindi cambiato i suoi argomenti, lamentando che la modifica delle priorità di bilancio avrebbe indebolito la sicurezza di Israele. Ehud Barak, dal suo attico in uno dei più cari edifici di Tel Aviv, è stato anche più netto: “Israele non è la Svizzera”, ha dichiarato il kibbutznik che è diventato milionario…

Come al solito in Israele, la successiva risposta del governo è stata la costituzione di una commissione. Guidata dal professor Trachtenberg, il mandato della commissione è molto limitato e i suoi membri incapaci – e indisponibili, almeno la maggior parte di loro – a mettersi in relazione con le principali domande del movimento di protesta: la fine dell’economia neoliberista e il ritorno ad una qualche forma di regolamentazione del capitalismo. Nel migliore dei casi si limiteranno alla critica della concentrazione del capitale, denunceranno i “tycoons” e proporranno alcune misure per limitare il loro potere finanziario.

Il passo successivo dell’attuale governo di ultra-destra potrebbe essere stata suggerita da Ehud Barak: riscaldare la frontiera con un Paese vicino o anche provocare una serie di attività terroristiche in Israele, sperando che la “sicurezza” rilanci un clima di unità nazionale contro una minaccia esterna. Non sarà la prima volta che un governo israeliano usa questa sporca strategia. Sembra però che l’opinione pubblica israeliana sia più smaliziata che in passato: quando il portavoce del governo recentemente ha sollevato la questione della sicurezza, la risposta dei dimostranti è stata “alloggi, formazione e salute sono la nostra sicurezza”, mostrando di essere attenti al vecchio trucco. Sarà sufficiente per impedire al governo di dare inizio ad una guerra? Nessuno può rispondere a questa domanda: la grande pubblicità data dalla destra israeliana alla visita del commerciante d’armi statunitense Glenn Beck e alle sue dichiarazioni razziste non è decisamente un buon segno.

Un programma alternativo complessivo. I manifestanti hanno reagito all’iniziativa del governo istituendo una propria commissione, composta da economisti progressisti, sociologi e attivisti sociali. Un gruppo molto eterogeneo, che comprende l’ex vice governatore della Banca d’Israele e per questo molti attivisti hanno espresso la loro contrarietà a questa commissione alternativa.

Tutti nel settore progressista dovrebbero concordare che qualsiasi alternativa dovrebbe comprendere:

  • un forte aumento dei bilanci per sanità, educazione e welfare;
  • l’applicazione delle leggi che riguardano l’edilizia pubblica e la previsione di budget per l’edilizia sociali in tutto il Paese;
  • un piano di emergenza per lo sviluppo delle “periferie”;
  • l’aumento della tassazione sulle grandi imprese;
  • la requisizione degli alloggi sfitti in tutto il Paese;
  • la cancellazione della Land Authority Administration.

Ma questo non è sufficiente e altre questioni non sono condivise dall’insieme del movimento, nel suo tentativo di rimanere ne di destra ne di sinistra. Ma si dovrebbe comprendere che così come la democrazia, la giustizia sociale non può essere divisa: o c’è o non c’è.

  • Le priorità dovrebbero riguardare le comunità più deprivate, in particolare la comunità palestinese e quella ultra-ortodossa: ma queste comunità non sono la principale preoccupazione, per essere buoni, dei portavoce di classe media del movimento;
  • Per finanziare le richieste dei manifestanti è necessario chiedere forti tagli al bilancio per le colonie e per la “sicurezza”.

Prima o poi il movimento dovrà abbandonare la sua pretesa di “apoliticità”. Destra e sinistra sono direzioni opposte, una diretta verso maggiori povertà e discriminazioni sociali, l’altra verso una migliore distribuzione della ricchezza. Uno degli slogan più popolari dei manifestanti, “RIVOLUZIONE”, è un programma molto ambizioso. Raggiungerne anche solo una piccola parte richiede di fare delle scelte e di mettere fine all’illusione dell’unità nazionale.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

indignadosisraeleWarschawski

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Pan, se ne è andato un bandito torinese

Ieri è scomparso Pancrazio Chiruzzi, storico bandito torinese. Detto Pan ha esercitato il “mestiere” di rapinatore realizzando svariati colpi, alcuni dei quali ritenuti impossibili o impensabili. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosa sta succedendo in Serbia?

Sabato 15 marzo a Belgrado si è svolta la più grande mobilitazione della storia della Serbia, che ha visto la partecipazione di oltre 800.000 persone provenienti da tutto il paese, in gran parte studenti e studentesse.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Straordinario Newroz: crowdfunding per la manutenzione straordinaria dello spazio sociale!

Lo Spazio Antagonista Newroz è sempre stato un punto di riferimento a Pisa per le lotte sociali e per una cultura alternativa alla logica del profitto. Nei 26 anni da quando è nato, generazioni intere di militanti, musicisti, collettivi, hanno attraversato gli spazi del centro sociale autogestito, rendendone possibile l’esistenza. Oggi, il Newroz ha bisogno di importanti interventi strutturali: se lo vuoi sostenere, anche tu puoi donare un contributo!

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Argentina: Repressa brutalmente manifestazione dei pensionati contro la povertà

I pensionati argentini hanno marciato ancora una volta verso il Parlamento ma questa volta erano accompagnati anche dai tifosi delle squadre di calcio, che hanno deciso di dare il loro sostegno nella denuncia alla costante repressione che subiscono ogni mercoledì quando chiedono il miglioramento delle loro condizioni di vita di fronte alla crescente miseria.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

A Steu, partigiano di Valle Susa

Ad un anno dalla sua scomparsa, siamo consapevoli che non ci saranno mai parole giuste o sufficienti per riuscire a rendere il giusto omaggio a Stefano Milanesi, Steu, per ricordare l’uomo e il compagno che è stato.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Stefano e Rosa

Chiara Sasso, In Rosa, prima edizione 1986, Edit. Tipolito Melli, Susa; seconda edizione 2024, pp. 124 di Sandro Moiso, da Carmilla Un anno fa Stefanino o “Steu” Milanesi ha abbandonato questo pianeta alla ricerca di un luogo migliore in cui continuare a vivere, lasciandoci tutti più soli. Accompagnati, però, dal ricordo e dall’esempio di un militante […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Quarticciolo resiste

Dopo il week end di mobilitazione nel quartiere Quarticciolo è tempo di alcune valutazioni su questo passaggio importante.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Caro bollette: “inefficace il decreto varato dal governo per contenere i costi di gas e energia” dovuti in gran parte ancora da dinamiche speculative

I prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica e del gas continuano a crescere, creando forti difficoltà alle famiglie.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Quarticciolo: in migliaia in piazza per difendere e cambiare il quartiere

Ieri si è svolto a Roma il corteo popolare “Cambiamo davvero il Quarticciolo”. La manifestazione, partecipata da migliaia di persone è stata una risposta alla decisione del governo di applicare anche al quartiere romano il cosiddetto “Decreto Caivano”. Abitanti della borgata, progetti sociali, parrocchia, realtà cittadine, movimenti sociali si sono incontrati nelle scorse settimane per […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cambiamo davvero Quarticciolo!

Sabato 1 marzo un corteo popolare attraverserà il quartiere di Quarticciolo a Roma per ribadire l’importanza di difendere un’esperienza reale e dal basso che si contrappone all’abbandono e alla retorica delle istituzioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prima udienza per Anan, Ali e Mansour: ammessi gli interrogatori israeliani, negate le consulenze della difesa

La corte de L’Aquila ha  accettato l’ammissibilità nel processo di metà degli interrogatori fatti nelle carceri israeliane, in spregio a qualsiasi diritto internazionale. da Osservatorio Repressione Negata, invece, l’ammissione di quasi tutte le consulenze di parte proposte dalla difesa degli attivisti palestinesi. Tra le persone che i legali di Anan, Ali e Mansour hanno chiesto […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ravenna: sequestrato materiale militare. Era diretto in Israele senza licenza

Ottocento pezzi acquistati dall’azienda Imi Systems, che rifornisce l’esercito. Il porto romagnolo teatro di proteste e di blocchi dei portuali di armi e navi israeliane

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’ultimo capitolo del genocidio

Israele ha iniziato la fase finale del suo Genocidio. I palestinesi saranno costretti a scegliere tra la morte o la deportazione. Non ci sono altre opzioni. Un articolo del giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente del New York Times da Gaza. di Chris Hedges da InfoPal (Chrishedges.substack.com.) Questo è l’ultimo capitolo del Genocidio. È […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La crisi umanitaria a Gaza: una situazione terribile di fame e aiuti bloccati

La Striscia di Gaza, che ospita quasi due milioni di persone, sta affrontando una crisi umanitaria di portata senza precedenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hamas ha annunciato il rinvio dello scambio di prigionieri: Perché e perché ora?

Hamas si trova attualmente in una posizione in cui deve fare del suo meglio per negoziare l’ingresso di aiuti sufficienti a Gaza, assicurando al contempo la fine della guerra e la formazione di un’amministrazione post-bellica in modo che il territorio possa essere rilanciato e ricostruito. di Robert Inlakesh, tradotto da The Palestine Chronicle Lunedì, il […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Un unico modo per sconfiggere il Fascismo Israeliano: Ilan Pappé sulla giustizia globale

Riprendiamo l’articolo tradotto di invictapalestina. English version Dobbiamo ancora credere che, a lungo termine, per quanto orribile sia questo scenario che si sta sviluppando, esso sia il preludio a un futuro molto migliore. Di Ilan Pappe – 7 febbraio 2025 Se le persone vogliono sapere cosa ha prodotto in Israele l’ultimo folle e allucinante discorso […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Spionaggio e abusi tecnologici: Il caso Paragon e il pericolo della sorveglianza invisibile

Nel cuore di un’Italia già scossa dalle incertezze politiche e sociali, un nuovo scandalo sta scuotendo le fondamenta della nostra privacy e libertà individuale. Si tratta del caso Paragon, un’inquietante vicenda che ha rivelato l’utilizzo di sofisticati strumenti di spionaggio informatico per sorvegliare attivisti, giornalisti e comunissimi cittadini. Una storia che, seppur legata all’uso di […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il progetto imperialista USA-Israele su Gaza e gli sviluppi sul cessate il fuoco

L’amministrazione Trump ha gettato la maschera esplicitando il progetto coloniale e imperialista che lo accomuna al piano sionista di Israele, attraverso dichiarazioni shock senza precedenti il Presidente degli Stati Uniti parla di deportazione e pulizia etnica del popolo palestinese in mondovisione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Fronte Popolare: Gaza non è proprietà di Trump e qualsiasi sogno di controllarla è puramente illusorio

Il destino di qualsiasi forza di occupazione statunitense non sarà diverso da quello dell’occupazione sionista.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La sopravvivenza strategica di Hamas fa impazzire Israele

Sfruttando la sua forza istituzionale, l’adattabilità sul campo e le tattiche psicologiche, Hamas ha magistralmente trasformato la distruzione di Gaza in una dimostrazione di Resilienza, ottenendo avanzamenti sia simbolici che tattici e impedendo a Israele di rivendicare una qualsiasi vittoria politica.