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Qualcosa si muove nell’ Emilia del dopo sisma.

 

Teniamo subito a precisare che nella pratica cambierà poco, anzi pochissimo, ma il dato politico è di estrema importanza: per la prima volta passa il concetto del rimborso al 100%, nonostante esso sia riferito solo a chi ha difficoltà economiche e nonostante non vengano stanziati né fondi certi né stabiliti criteri per regolare praticamente la questione.

 

Si tratta di una netta inversione di tendenza che contraddice la linea ufficiale espressa da Errani e soci che in questi mesi hanno sempre rivendicato l’ottimo lavoro svolto, in modo veloce e puntuale che avrebbe permesso alla Bassa di ripartire. In particolare, vogliamo soffermarci sulle dichiarazioni rilasciate poche settimane fa durante una assemblea pubblica dall’assessore regionale Muzzarelli, che per rispondere ad una domanda sui rimborsi all’80% ha dichiarato:“i rimborsi partiranno dall’80% per andare in su, anzi, dovremo stare attenti a non superare il 100% con le agevolazioni fiscali perché altrimenti l’Europa chiederà indietro i soldi ai terremotati”. Confrontando le dichiarazioni farneticanti dell’assessore (che in effetti si inseriscono benissimo nel lavoro di propaganda fatto fino ad ora da una parte delle istituzioni) con ciò che è stato votato in Regione, si coglie subito una forte contraddizione. Infatti, prevedere lo stanziamento di aiuti per chi non ha possibilità economiche equivale ad ammettere che il castello di carta messo in piedi fino ad ora non regge, che ci sono voragini enormi nella legislazione e, più in generale, che la favola del “qui tutto va bene” è appunto ben lontana dalla realtà!

 

Ovviamente nei giorni seguenti la votazione si sono sprecati gli elogi da parte del PD per il lavoro svolto e su quanto siano bravi a votare quell’ordine del giorno, ma ogni terremotato ricorda ciò che è stato detto fino ad ora e sa che gli unici a sollevare il problema del rimborso al 100% sono stati i comitati, spesso derisi o non considerati dalle varie Istituzioni nei mesi passati.

 

E allora come mai si assiste ad un’inversione di tendenza? Crediamo, senza ombra di dubbio, che ciò sia frutto del lavoro svolto dai comitati in questi mesi, sia sul fronte dell’inchiesta e della controinformazione che sul fronte delle mobilitazioni, con il partecipatissimo corteo di Mirandola in primis. Si è lavorato su un piano tecnico, contestando puntualmente tutte le criticità contenute nelle ordinanze, ma si è agito al contempo su un piano politico, riuscendo a smentire la propaganda ufficiale e mettendo più volte in difficoltà le varie figure istituzionali nelle rare occasioni in cui costoro hanno accettato di confrontarsi.

Sicuramente anche l’avvicinarsi della campagna elettorale ha avuto la sua influenza. Infatti, dato che molti attori di questa vicenda cercano la conferma o la prima elezione in Parlamento, non possono rischiare di perdere i voti della Bassa, vero e proprio bacino elettorale del PD. Dunque, è per cercare di accaparrarsi tali voti che costoro hanno deciso di cambiare la loro linea, contraddicendo ciò che avevano espresso nei mesi passati.

Insomma, grazie al lavoro incessante dei comitati sta cominciando a cadere il castello di carta costruito dal Presidente della Regione Errani, nonostante ci sia ancora moltissimo da fare. Questa è infatti una vittoria politica sicuramente importante, che tuttavia non sposta di una virgola la quotidianità di chi deve ricostruire. Sono ancora tanti i lati oscuri, così come sono ancora insufficienti le misure messe in campo finora. Basti pensare che neppure l’emergenza si può dire chiusa, dato che  ancora moltissimi terremotati continuano a vivere in roulotte o comunque in situazioni di precarietà.

 

Ci pare, comunque, che quanto è successo martedì in Regione  indichi precisamente quale sia la strada da seguire: una strada fatta di inchieste, di controinformazione, di sensibilizzazione, di mobilitazione, insomma la strada della lotta! Bisogna stare molto attenti a non credere che la situazione sia ormai risolta, così come bisogna continuare a diffidare delle varie promesse fatte dalle istituzioni (soprattutto in periodo di campagna elettorale). Il lavoro svolto dai comitati dovrà avere continuità, cercando di rilanciare sugli obiettivi, implementando il radicamento sul territorio, diventando punto di riferimento costante  per i terremotati spesso dispersi o annichiliti dalla situazione e continuando a creare mobilitazioni per pretendere che i cittadini della Bassa possano decidere loro stessi come come ricostruire il proprio territorio!

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