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Roma non si vende e non si arresta: 10mila in corteo

Un corteo che ha attraversato le strade della città per chiedere l’immediata liberazione dei 17 attivisti sottoposti a misure cautelari  e per riaffermare con forza la legittimità di un percorso di lotta che ha rimesso al centro del conflitto la casa e il reddito, il contrasto alle privatizzazioni, la difesa dei territori dalla speculazione e dalla rendita finanziaria e la riappropriazione delle risorse pubbliche. La manifestazione, che conta di circa 10mila persone, si è mossa in direzione del Campidoglio, quindi sotto il comune, nel giorno in cui, tra l’altro, si dichiara ufficialmente il fallimento e il futuro  commissariamento della città, dovuto ad un buco di 816 milioni di euro. Ieri infatti il governo Renzi ha ritirato il decreto denominato “Salva-Roma” l’unica ancora di salvataggio dell’amministrazione, che avrebbe dovuto rimettere in ordine i disastrosi conti della capitale.

Ma la situazione attuale di Roma ha origine già nel 2008, quando al giunta Alemanno istituì un commissario al debito che da allora gestisce la contabilità nella vana speranza di riempire quell’enorme buco. In questi anni, nulla di fatto e nemmeno il classico tentativo di privatizzare è stato in grado di pareggiare il bilancio mentre le varie lobbies private attendono come avvoltoi di mettere le proprie zampe sui servizi pubblici della città.

Dal canto suo, il sindaco della città Marino, rimane immobile nella totale incapacità di gestire questa situazione, mentre oggi annuncia un ‘blocco totale della città’ a partire da domenica, un ultimatum che suona come una minaccia quando avverte che ‘per marzo non ci saranno più soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti’, parole emblematiche di chi annaspa nel panico e cerca di aggrapparsi alla poltrona.

La manifestazione di oggi è stato un altro segnale chiaro e importante che continua ad andare in direzione di quel percorso, nato alcuni mesi fa, e che tende lo sguardo ad un percorso più generale contro la precarietà e le politiche di austerity e per la libertà di movimento che guarda già al vertice sulla disoccupazione giovanile di luglio.

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