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Sciopero nei multiservizi al tempo del Covid: è ora di contare!

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Il 13 novembre le lavoratrici e i lavoratori dei multiservizi hanno scioperato per il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto da sette anni. Le imprese del settore non hanno nessuna intenzione di aprire le trattative, non vogliono rischiare di dover aumentare i salari, nonostante il boom di questi mesi, che con la richiesta di sanificazioni e pulizie dovute all’emergenza, hanno significativamente alzato i loro fatturati.

Quello dei Multiservizi è uno contratti più penalizzanti in assoluto. Questo è il comparto degli appalti delle pulizie negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei tribunali, nelle rsa, sui mezzi di trasporto, negli uffici pubblici e privati, nei supermercati e quant’altro. Inutile dire cosa significherebbe se non ci fosse chi svolge questo lavoro, soprattutto in tempi di pandemia… eppure è una delle categorie più sottopagate, sfruttate e ricattate.
Negli anni lo stato così come i privati, hanno esternalizzato e privatizzato la maggior parte dei servizi al loro interno per affidarli ad aziende e cooperative tramite gli appalti, un modo per i padroni di ottenere manodopera al massimo ribasso.

Sono circa 600 mila i lavoratori, ma soprattutto le lavoratrici impiegate in questo settore, il 70%. Prima delle esternalizzazioni le lavoratrici dei servizi avevano lo stesso contratto dei colleghi e delle colleghe della stessa filiera, ad esempio se pulivano in una fabbrica metalmeccanica avevano il contratto metalmeccanico, in un ospedale invece il contratto della sanità, a scuola erano dipendenti del ministero dell’istruzione. Adesso sono in balia del mercato degli appalti con stipendi da 500/600 euro al mese, e pochissime tutele. Nonostante l’importanza del loro lavoro sono una categoria di invisibili. Lo sciopero di ieri non è stato preso minimamente in considerazione dai media. La paga oraria è tra le più basse, circa 5 euro nette l’ora. La flessibilità dell’orario di lavoro è molto invasiva. Nella maggior parte dei casi non si opera sempre nella stessa struttura e quindi si viaggia da una parte all’altra della città con orari spezzati e per poche ore di lavoro al giorno, rendendo l’organizzazione della propria vita molto difficile.  All’interno della pandemia sono esposti in prima linea senza nessuna sicurezza. Per loro non esiste ancora un protocollo anticovid, eppure i contagi sono tanti e purtroppo ci sono anche dei morti, come Mimmo Scala, addetto alle pulizie in servizio al Cardarelli, deceduto per il covid all’età di 55 anni, solo pochi giorni fa.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dei multiservizi in lotta.

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