InfoAut
Immagine di copertina per il post

Se lo sciopero diventa un referendum. L’ultimo attacco estivo di Matteo Renzi.

Che nel mirino ci fosse il diritto di sciopero era chiaro già a fine luglio, quando la macchina mediatica e la classe politica tutta (Renzi e Salvini uniti nella lotta) avevano dato una rilevanza nazionale a un episodio tutto sommato banale, la mancata apertura degli scavi di Pompei in ragione di un’assemblea sindacale. Il ministro Franceschini aveva allora parlato di “danno incalcolabile” causato dalle due ore di chiusura e Matteo Renzi aveva parlato di “rabbia incontenibile” contro l’assemblea. Per giudicare la malafede dem è bastato osservare il loro silenzio solo una settimana dopo, quando lo stesso Franceschini aveva inaugurato in pompa magna la Palestra grande degli scavi per poi richiuderla di soppiatto, tra la delusione dei turisti, fino almeno a metà ottobre vista la mancanza di personale causata dai loro tagli.

Se dopo quest’episodio il premier aveva già annunciato che è venuto il democraticissimo momento di “proteggere il sindacato da sé stesso” (!) oggi si delinea con più chiarezza l’ennesimo piano di smantellamento delle conquiste sociali del governo più “anti-labour” della storia della repubblica.

Al centro del dibattito – se di dibattito si può parare visto che il sottosegretario  Pierpaolo Baretta ha già messo in chiaro la riforma “s’ha da fare” e che se non ci sarà l’accordo coi sindacati “diventerà inevitabile un intervento ex-caetedra” del governo – ci sarà la rappresentanza dei lavoratori e la rappresentatività del sindacato.

La sinistra e la destra democratica, nelle vesti di Cesare Damiano e Pietro Ichino, propongono di mettere uno sbarramento al 5% d’iscritti tra i lavoratori per poter chiedere di sedersi al tavolo delle contrattazioni. Una sorta di democrazia sindacale limitata quindi. In effetti, Damiano si dice “contrarissimo” a una rappresentanza unica perché crede fortemente nel “pluralismo sindacale” purché, ovviamente, lasci fuori i sindacati più piccoli, magari quelli di base e più combattivi. Il momento è scelto bene, dopo la diffusione ieri dei dati catastrofici sulle iscrizioni alla CGIL che mostrano che la classe politica e la classe sindacale, se non altro, hanno sicuramente in comune il fatto di non rappresentare più che un costoso orpello completamente sconnesso da ciò che succede sui luoghi di lavoro.

Ancora più inquietante è la proposta di snaturare il diritto di sciopero, trasformandolo in una sorta di referendum preventivo che dovrebbe ricevere l’approvazione “dal 30% o 40% dei lavoratori”. Un’ipotesi che, a causa di limiti legali, sembra per ora limitata al settore pubblico ma, come ben si sa, quando si tratta di mangiarsi le conquiste delle lotte dei lavoratori dei decenni scorsi l’appetito vien mangiando.

Insomma, questa sorta di malattia senile del progressismo che è il democratismo cerca anche di spuntare le ultime armi in mano a chi lavora, con degli effetti che potrebbero essere catastrofici nel contesto di tagli e licenziamenti dei prossimi mesi.

Innanzitutto si completa quella trasmutazione della natura del sindacato cominciata nel grande riflusso degli anni ’80. Da strumento di organizzazione e di lotta il sindacato diventa definitivamente un mero terminale di delega ed erogatore di servizi – e anche quest’ultimo punto sembra essere sempre più in dubbio visti i tagli ai patronati approvati a gennaio scorso con la legge di stabilità.

Ma soprattutto cambia l’idea stessa di lotta sui luoghi di lavoro. Lo sciopero da strumento “asimmetrico” grazie a cui la controparte debole, i lavoratori, possono riuscire a fermare dei padroni sempre pronti a rubar loro un po’ di più di soldi e fatica, diventa un pacato momento di voto. Chiunque abbia anche solo lontanamente osservato una qualsiasi lotta degli sfruttati sa benissimo che l’attivazione sociale e politica non passa mai attraverso forme fredde e vuote della rappresentanza formale ma si trasmette per contatto, con l’esempio di pochi che sanno alzare la testa e che dimostrano che si può fare. Sulla scia della disgustosa retorica delle lotte contro i privilegiati, i bamboccioni e i garantiti (insomma al giorno d’oggi chiunque non sia pronto ad ammazzarsi letteralmente di lavoro, spostarsi allo schioccare delle dita di un qualsiasi datore di lavoro e subire tutto in nome di un salario) si pretende di fare dello sciopero un atto democratico, che non crei danni al cittadino ed ancora meno alla controparte. Detto altrimenti, che lo sciopero levi soldi solo e soltanto ai lavoratori che perdono lo stipendio non andando a lavorare.

Chiunque conosca, anche solo di striscio, non diciamo neanche la storia del movimento operaio ma almeno la storia del movimento sindacale sa benissimo che tutti i diritti che rendono un po’ più sopportabile il lavoro sono stati conquistati da una minoranza di lavoratori per tutti, con una buona dose di violenza e soltanto quando si è riusciti colpire l’avversario dove fa più male. Chiunque lo sa che non è vero che lo sciopero non deve creare disagio. È vero tutto il contrario, l’obiettivo dello sciopero è esattamente di creare disagio, di essere un problema. Altrimenti si scrive una lettera o si fa una petizione. Senza questa consapevolezza si lavorerebbe ancora 12 ore al giorno, non ci sarebbero pensioni, non ci sarebbe tredicesima, non ci sarebbe la protezione dagli infortuni. E infatti, forse, ben presto non ci saranno più…

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Dopo sgomberi, cariche e arresti, continua a la resistenza del rione Pilastro di Bologna

Da ormai due mesi il comitato Mu.Basta, nel rione Pilastro di Bologna, si oppone alla realizzazione di un museo nel parco Moneta Mitilini Stefanini, il principale del quartiere.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

“Un invito a camminare insieme per realizzare un sogno comune”

Si è da poco conclusa la due giorni di discussione “Per realizzare un sogno comune” del 21 e 22 febbraio a Livorno. Ore dense di scambio, di condivisione, di domande comuni in cui decine di realtà di lotta, centinaia di persone da tutta Italia e le isole, hanno provato a fare i primi passi per camminare insieme.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Milano: per una narrazione autonoma dei quartieri popolari

Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “costruire l’opposizione concreta alla irreversibilità della guerra che pervade le nostre vite”

Centinaia di compagni e compagne, provenienti da diverse città di tutto il paese, hanno partecipato all’incontro di due gironi: “Per realizzare un sogno comune”organizzato da realtà territoriali che fanno riferimento a Infoaut.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista

Ci tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: lo Spazio Popolare Neruda prende parola a seguito della minaccia di sgombero

Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa davanti all’ufficio igiene dell’Asl di Torino organizzata dalle persone che abitano lo Spazio Popolare Neruda in risposta alle minacce di sgombero trapelate a mezzo stampa soltanto pochi giorni fa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Salviamo Comala! A Torino continua la guerra agli spazi sociali.

Torino. Apprendiamo la recente notizia della perdita da parte dell’associazione culturale “Comala” degli spazi che gestisce da ormai 15 anni. La Circoscrizione 3, insieme al Comune di Torino, ha indetto un bando per l’assegnazione degli spazi dell’ex caserma La Marmora, scartando “Comala” e optando per una cordata di associazioni guidata dall’APS Social Innovation Teams.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “Per realizzare un sogno comune”, Infoaut organizza due giorni di incontri e dibattiti il 21 e 22 febbraio

“Per realizzare un sogno comune”: a partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma sotto sfratto: l’attacco agli spazi sociali e le risposte dal basso

Dopo lo sgombero di Askatasuna e la risposta di massa degli scorsi mesi, continua la campagna del governo contro gli spazi sociali in tutta Italia. Da Roma riceviamo e pubblichiamo il comunicato dello Spazio Sociale Ex 51 di Valle Aurelia, che invita abitanti e realtà sociali a partecipare a un’assemblea pubblica presso il loro spazio in via Aurelio Bacciarini 12 il 1° marzo alle 14:30.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Torino-Cuba 26

Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?

In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il nucleare.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Procure e repressione: rete di resistenza legale

Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione penale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Quando il neofascismo entra in caserma

Proselitismo politico, culture autoritarie e zone d’ombra nelle forze armate

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordine mondiale / 33 – Guerra infinita e fine delle alleanze (tra stati e classi)

di Sandro Moiso da Carmillaonline
Redazione di InfoAut, La lunga frattura, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 168, 15 euro

Immagine di copertina per il post
Confluenza

“Torniamo a giocarci la nostra chance!” Ritorno sugli incontri a Pinerolo e Novara

Cominciano ad apparire ben lontani i tempi dei primi sit-in e bed-in per la pace degli anni 60 e dei movimenti oceanici contro la guerra dei primi anni 2000. Di contro tuonano sempre più attuali il sottofondo bellico e l’intraprendenza della lobby della guerra, con un’accelerazione di dichiarazioni, immagini e suoni ogni giorno più tangibili.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina