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Senza giustizia nessuna pace! Ciao Mamadou

Sui ‘neri’, come su altre categorie, si possono sfogare tutte le frustrazioni provocate da un mondo profondamente ingiusto. Ma l’ideologia razzista che sottende a questo ennesimo fatto di cronaca, non ci stancheremo mai di ripeterlo, é la stessa che impregna l’apparato normativo e di governo, e quindi anche quello produttivo, costringendo alcuni soggetti ad una vita di ricatti, miseria e vulnerabilità. Mamadou e il suo compagno, ferito da chi ha sparato loro alle spalle, erano privi di permesso di soggiorno, vivevano nel celeberrimo Grand Ghetto e lavoravano a giornata, come molti, troppi in questo territorio, in condizioni di grave sfruttamento.

Nonostante la tragedia, ed i foschi scenari che ci prospetta, registriamo con piacere e sosteniamo appieno la determinazione e la consapevolezza delle molte donne e uomini che sono scesi in piazza, rifiutando ogni strumentalizzazione. Chi conosceva Mamadou, ma più in generale chi si sente unito a lui da una comunanza di destino, ha voluto con forza ricordarlo senza rinunciare a far sentire la propria rabbia, come avrebbe voluto un apparato che da anni maschera la sua assoluta, parassitica inerzia come assistenza umanitaria. O peggio come difesa degli interessi dei lavoratori, quando le proposte concrete dei braccianti scesi in piazza lo scorso settembre a Foggia sono state affossate proprio dai sindacati confederali, gli stessi che ieri pretendevano appropriarsi di un corteo a memoria di un bracciante morto. Ma la forza d’urto di una rabbia consapevole ha saputo respingere al mittente qualsiasi volontà mistificatoria, lasciando che il grido di giustizia si alzasse più alto di qualunque barbarie.

Ciao Mamadou.

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