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Sfratti: è scontro tra inquilini e Comune di Fiesole

 

Soluzioni differenti – quelle rivendicate – rispetto alla famosa “ospitalità temporanea” nelle “strutture di emergenza” che il Servizio Sociale ha offerto anche in questo caso a Fatima e i propri figli (escludendo il marito): una casa popolare, o un affitto sociale misurato al reddito degli inquilini.

E in effetti la famiglia di Fatima avrebbe dovuto avere le chiavi di una casa popolare già da alcuni mesi, dopo che gli era stata riconosciuta la “morosità incolpevole” e l’emergenza abitativa. Ciò non è avvenuto perché il Comune di Fiesole non ha mai istituito la Graduatoria di Emergenza, prevista dalla Legge Regionale, che avrebbe consentito alla famiglia di Fatna di accedere ad un alloggio ERP.

E’ così che stamattina (Ieri,ndr) il Comitato Inquilini, dopo la protesta della settimana scorsa, è tornato a manifestare davanti al Comune di Fiesole. Il Sindaco ha incontrato una delegazione, ma da parte dell’istituzione ancora nessuna risposta concreta alle questioni sollevate del Comitato.

“Com’è possibile che il Comune di Fiesole sia in ritardo da un anno rispetto alla creazione della graduatoria di emergenza prevista dalla Legge Regionale, che avrebbe già permesso alla famiglia di Fatna di accedere a un alloggio ERP? In attesa che il Comune istituisca la graduatoria e assegni le case, com’è possibile che si proponga di pagare più di 2000€ al mese per una struttura di accoglienza per Fatna e i figli, lasciando il padre per strada, quando si potrebbe intervenire con un affitto calmierato con garanzia comunale che verrebbe a costare poche centinaia di euro al mese?”.

Al contrario, solo qualche giorno fa il Comune di Fiesole diffondeva un comunicato stampa in cui, senza proferire parola rispetto alle proprie responsabilità e irregolarità relative alla mancata applicazione della Legge Regionale, si cerca di colpevolizzare la famiglia stessa affermando che “la famiglia, seguita dai Servizi Sociali, ha rifiutato le soluzioni fino ad oggi proposte, sia sotto il profilo lavorativo che abitativo”. Per quanto riguarda il lavoro, il Comune si riferisce all’incredibile offerta di un posto come badante 24h/24h ad una madre di due bambini piccoli. Mentre per soluzione abitativa si intende qualche settimana in una struttura per poi finire in strada alla “scadenza progetto”. Questo ovviamente non lo si dice. Ma al di là di questo la vicenda di Fatima è esemplificativa di come siano abituati ad agire oggi politici e governanti: sempre pronti a colpevolizzare i cittadini per auto-assolversi dalle proprie vergognose inadempienze. Sempre due pesi e due misure quando si tratta di applicare leggi e regolamenti.

Ma non solo. Il caso di Fiesole ce la dice lunga su come oggi vengono utilizzate le risorse pubbliche. Al di là di ogni razionalità di spesa, fiumi di soldi vengono dirottati nel business delle “strutture” (a tutto vantaggio delle cooperative che si aggiudicano gli appalti).

E’ proprio nella rivendicazione di un utilizzo diverso di queste risorse che il Comitato Inquilini annuncia nuove mobilitazioni: “vogliamo soluzioni vere per l’emergenza abitativa: affitti sociali o case popolari”.

 

da Firenze Dal Basso

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