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Cina: in migliaia in piazza bloccano la raffineria

Ancora una volta in Cina si sviluppano lotte che vanno a contrastare i piani di sfruttamento delle risorse, dei territori e delle persone su cui si fonda la crescita del dragone cinese e, a dirla tutta, lo sviluppo del sistema capitalistico globale. Negli ultimi trent’anni il capitale ha fatto affidamento sulla possibilità di sfruttare il popolo e il territorio cinese a livelli che non poteva sostenere in occidente per assicurarsi produzione di merci a basso costo e plusvalore da realizzare sui mercati USA ed europei, soprattutto. Le lotte di lavoratori cinesi per un salario migliore e delle popolazioni contro lo sfruttamento nocivo e inquinante del territorio stanno imponendo sempre maggiori costi di produzione, rendendo sempre più precario l’equilibrio su cui si è fondato il sistema capitalista dagli anni ’80 ad oggi, contribuendo in parte a far esplodere la crisi globale, che è rivelata a tutti gli effetti una crisi sistemica.

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La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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