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Due interviste di approfondimento sulle elezioni in Tunisia

In una Fulvio Massarelli, redattore di infoaut, approfondisce l’analisi del voto che abbiamo proposto ieri sera a commento dei primi dati ufficiali legati alla tornata elettorale.

Nell’altra invece parla Suad Abd AlRahim intervistata da radio onda d’urto. La neoelettta del movimento islamista Ennahda spiega dal suo punto di vista le ragioni della vittoria del movimento e traccia con precisione gli orientamenti politici per il prossimo futuro.

Interessante notare come il discorso, omogeneo a tutti gli esponenti di spicco del movimento, su questioni calde per l’opinione pubblica mainstream occidentale, come il rapporto tra donna e islam, o istituzioni e religione, sia decisamente improntato alla moderatezza turca: un “ragionevole” e ben ponderato mix di religione e direzione secolarista liberale. Non si parla infatti esplicitamente di caratterizzare le istituzioni in senso religioso, ma più semplicemente si fa riferimento all’orientare le relazioni sociali secondo l’etica musulmana, che a dire di Suad Abd AlRahim è già largamente maggioritaria nella società tunisina. Una sorta di rassicurazione alle Fallaci dei nostri giorni, e che a nostro parere sembra anche essere sincera. D’altronde non ci stupisce che società arabe abbiano partiti, lobby e associazionismo da fare invidia per moderatezza ed influenza sociale alla vecchia Democrazia Cristiana o a Comunione e Liberazione (con cui tra l’altro Ennahda sembra aver già tessuto prime importanti relazioni). Potrebbero stupire solo chi ancora non si è ripreso dalla sbornia islamofobica post-11 settembre.

Ciò che invece stride nell’intervista è l’affermazione della militante per cui lo “zacat” possa essere la forma istituzionale di welfare per redistribuire le ricchezze e combattere povertà e disuguaglianze sociali. La parola “zacat” in italiano si traduce con l’elemosina, e differisce da altri sinonimi della lingua araba perché rimanda all’elemosina legale islamica; con la radice della parola “zacat” si costruiscono in arabo parole quali: “purificare”, “sanzionare”, “purezza”, “rettitudine”, “castità”. A questo punto ci chiediamo se le regole neoliberiste assunte dal movimento di Ennahda e le ricette welfaristiche basate sull’istituzione della “zacat” siano coerenti ai bisogni sociali espressi dalle insurrezioni e dal movimento rivoluzionario tunisino. E di conseguenza ci chiediamo anche se il 40% dei tunisini che hanno votato per Ennahda hanno votato anche per lo “zacat” come modello welferistico o forse si sono espressi per segnalare pubblicamente qualcosa d’altro.

Si riterrà soddisfatta la generazione dei giovani proletari in lotta, il motore del movimento rivoluzionario tunisino, dell’istituzione dello zacat? Dubbi e questioni che la ricca e variegata agenda dei movimenti tunisini ci aiuteranno a rivolvere fin dai prossimi giorni.

 

Il commento di Fulvio Massarelli (InfoAut):

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Suad Abd AlRahim (neoelettta del partito Ennhada)

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