InfoAut
Immagine di copertina per il post

Israele-Anp, le mani sul gas di Gaza

Risolvere la crisi interna facendo affari con l’occupante. In molti ieri hanno storto il naso all’annuncio del possibile sfruttamento congiunto israelo-palestinese del gas naturale lungo le coste della Striscia di Gaza.

Una nuova forma di normalizzazione, secondo alcuni, e l’ennesimo strumento di sfruttamento delle risorse naturali palestinesi da parte di Israele. Un passo verso il tavolo dei negoziati, secondo altri, Tony Blair in testa, fiero promotore di una simile iniziativa. Insomma,mentre Gaza resta sotto assedio ed embargo, totalmente chiusa all’esterno sia via terra che via mare, mentre metà della sua popolazione vive sotto la soglia di povertà e mentre la Marina Israeliana spara contro le piccole barche dei pescatori palestinesi usciti in mare per sopravvivere, c’è chi propone a Israele e Palestina di collaborare in campo energetico per sfruttare quei ghiotti 28 metri cubi di gas naturale che si celano lungo le coste della Striscia

A dare la notizia è stato ieri il quotidiano Maariv, che ha pubblicato in anteprima un rapporto del Ministero degli Esteri di Tel Aviv, che precede il prossimo meeting a New York tra i finanziatori dell’Autorità Palestinese. E il governo di Ramallah avrebbe, secondo il quotidiano, avviato consultazioni e negoziati con la controparte israeliana, sperando in introiti in grado di salvare l’AP dal collasso finanziario.

Immediata la reazione di Hamas, partito che governa de facto la Striscia di Gaza: “Non riconosciamo nessun accordo raggiunto dall’Autorità Palestinese in merito al gas lungo le coste di Gaza – ha detto Sami Abu Zuhri, portavoce del partito islamico – Il governo di Gaza dovrebbe essere consultato per ogni accordo di questo tipo”. 

L’intesa – fortemente voluta da Tony Blair, ex premier britannico e oggi inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente (Unione Europea, Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite) – è subito piaciuta a Tel Aviv, ansiosa di trovare fonti energetiche nuove e più economiche. Magari proprio fuori casa, a Gaza: come ha prontamente sottolineato il Ministero degli Esteri, “lo sviluppo del gas naturale a Gaza creerà introiti che potrebbero contribuire in grande misura alla sostenibilità fiscale palestinese”. La stessa portavoce di Blair, Ruti Winterstein, ha assicurato che saranno due le compagnie private ad occuparsi dell’estrazione del gas, il BG Group e la Consolidated Contractors Company, che poi gireranno tasse e diritti all’AP, sotto la supervisione del premier palestinese Fayyad.

Israele fa il buon samaritano, dimenticando che ogni shekel di tasse pagato dalla popolazione palestinese e diretto nelle casse di Ramallah deve prima passare per quelle di Tel Aviv, che decide quando e se trasferire il dovuto all’AP. E dimenticando che la crisi economica palestinese è in gran parte dovuta al Protocollo di Parigi con cui Israele ha volutamente reso l’economia di Ramallah totalmente dipendente dalla propria attraverso il controllo unilaterale dei confini, delle importazioni e delle esportazioni. O ancora, dimenticando la colonizzazione della Cisgiordania e delle sue risorse naturali, dall’acqua alle terre agricole, completamente nelle mani delle autorità israeliane che dal 1967 ad oggi hanno deprivato il popolo palestinese delle sue tradizionali fonti di sostentamento. 

Ma se Israele fa il buon samaritano, i leader palestinesi rischiano di nuovo di vendere l’anima la diavolo per pochi spiccioli. Come già accaduto con gli accordi di Oslo, con il Protocollo di Parigi e poi con quello di Hebron. Un processo di pace a cui è stato dato il nome di un negoziato, quando in realtà è una resa. 

E un altro piccolo regalo ad Israele l’Autorità Palestinese lo ha fatto anche ieri. Il governo di Ramallah, per calmierare i prezzi e sostenere le famiglie palestinesi in questo periodo di crisi economica, ha deciso di sospendere le restrizioni al numero di società e compagnie israeliane autorizzate ad importare prodotti nel mercato palestinese

L’idea è abbassare i prezzi aumentando la concorrenza, spiega il ministro dell’Economia Jawad Naji: “Il sistema delle agenzie e dei distributori esclusivi di beni prodotti in Israele o prodotti all’estero e importati tramite agenzie israeliane è finito”. “Permetteremo a tutti i commercianti interessati a comprare direttamente dal mercato israeliano senza alcun intermediario”. Restano fuori, ha sottolineato il ministro, i beni prodotti nelle colonie israeliane in Cisgiordania.

di Emma Mancini per NenaNews

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

gasgazaisraele

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prolungata la detenzione per gli attivisti del Global sumud land convoy

Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI! Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Land Convoy: aggiornamenti su Dina e Domenico fermati in Libia

Il Console Generale d’Italia a Bengasi ha compiuto ieri sera una prima visita a Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sette italiani sono stati rimpatriati mentre Dina e Domenico sono ancora fermati in Libia, dopo diversi giorni passati senza notizie ieri sera c’è stato un primo contatto che riporta di averli visti in condizioni buone ma di aver richiesto di migliorarne la situazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stallo e guadagno: nuovi attacchi israeliani in Libano e un cessate il fuoco a rischio 

Come ormai è noto nella strategia – se così si vuol chiamare – di Trump mentre vengono intavolati incontri negoziali si aumenta la tensione sul campo. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Fermato e attaccato il convoglio in Libia della Global Sumud Land Convoy: due italiani arrestati. Libertà per Dina e Domenico!

Un gruppo di dieci attivisti e attiviste di vari paesi, Italia, Argentina, Spagna, Polonia, Uruguay,  Stati Uniti, Tunisia, Portogallo e Grecia, è stato fermato da una milizia libanesi affiliata alle Forze Armate Arabe della Libia (LAAF) e i solidali internazionali sarebbero stati incriminati con l’accusa di immigrazione illegale. 

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Libano: la forza della resistenza.

E’ passata una settimana in cui la mediatizzazione dell’escalation in Libano ha assunto contorni sfumati e volutamente incerti: che l’Unione Europea nella figura dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas pallidamente parli di un “possibile allargamento della guerra e di cessate il fuoco nominale”, è solo l’ultima delle questioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Flottilla: Israele dopo aver torturato gli attivisti e le attiviste li espelle, presidi e conferenze stampa

Rilasciati tutti gli attivisti delle flottiglie detenuti a Ktziot, della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, nella tarda mattinata di giovedì.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Flotilla sotto attacco! Non lasciamola sola!

I meccanismi al rialzo che determinarono l’esplosione delle piazze autunnali attorno allo slogan “Blocchiamo Tutto” non sembrano essersi innescati, ma rimane fondamentale continuare a supportare la missione della flottilla in queste ore e giorni. Inoltre rimane comunque importante mantenere la continuità e lo sforzo di costruire nuovi momenti di mobilitazione, e costruire le condizioni perché chi oggi con determinazione non abbandona la lotta, sia la scintilla capace di infiammare nuovamente la prateria.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kyriakos X é salpata verso Gaza

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, “Kyriakos X”, naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La  Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani

Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Nakba a Gaza, i palestinesi continuano a portare con sé le chiavi delle case che sono stati costretti ad abbandonare

I palestinesi di Gaza portano con sé le chiavi delle loro case distrutte da Israele, un legame tra la guerra genocida e gli sfollamenti odierni e l’eredità ancora viva della Nakba

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hondurasgate: i tentacoli d’Israele e Stati Uniti sull’America latina

Con il giornalista Giorgio Trucchi, collaboratore per Pagine Esteri dal Centro America, abbiamo analizzato il contenuto dei 37 audio pubblicati da Hondurasgate che svelano la trama ordita da USA, Israele ed Argentina per fare dell’Honduras un polo strategico per mettere le mani sull’America Latina.