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Istanbul: 10 nuovi morti sul lavoro, scontri tra manifestanti e polizia

 

I fatti: sabato sera un ascensore crolla dal 32 piano uccidendo 10 lavoratori impegati nella costruzione di un grattacielo. La rabbia sale immediatamente, poiché altri lavoratori avevano denunciato diversi malfunzionamenti nelle infrastrutture del cantiere in questione: due settimane prime un altro ascensore era crollato dal ventesimo piano fortunatamente senza fare vittime, ma soprattutto cinque mesi prima un altro lavoratore era morto. La complicità tra gli interessi tra le grande aziende del settore come la Torunsar e il sistema politico si era mostrata in tutta la sua forza dato che nell’occasione l’azienda se la cavò solamente con una multa di 3000 dollari, e senza l’obbligo di dover implementare i sistemi di sicurezza nei suoi cantieri.

 

E’ distante di solo quattro mesi la tragedia della Soma, quando 300 minatori rimasero uccisi sempre a causa delle inumane condizioni di lavoro che caratterizzano il settore edile turco, uno di quei settori che sono all’avanguardia e punta trainante dell’economia turca degli ultimi 10 anni. 10 anni di dominio politico dell’AKP che hanno visto però anche 14,523 persone perdere la vita sul lavoro; 1100 persone sono invece morte dall’inizio del 2014, mentre la Turchia è rilevata al primo posto in Europa e al terzo nel mondo in quanto a vittime sui luoghi di lavoro.

 

Di fronte alla nuova tragedia, l’azienda ancora una volta ha dimostrato il suo disprezzo per i lavoratori, accusandoli di non aver rispettato le basiche disposizioni di sicurezza. Una posizione ritenuta inaccettabile dai sindacati e dai lavoratori, che hanno chiamato allo sciopero e alla mobilitazione, denunciando oltre che la morte dei 20 operai anche le pessime condizioni di lavoro e la qualità degli spazi abitativi concessi dall’azienda ai lavoratori dislocati.

 

Nelle ore successive le prime proteste, con centinaia di lavoratori caricati dalla polizia mentre cercavano di raggiungere il cantiere. Il giorno dopo (ieri) un corteo di circa 5000 persone si è nuovamente diretto verso lo stesso obiettivo, trovando la via d’accesso nuovamente bloccata dalla polizia turca che a colpi di Toma (cannoni ad acqua) e lacrimogeni ha respinto i manifestanti, i quali hanno protetto la ritirata ergendo barricate.

 

Nonostante il successo elettorale di Erdogan, il clima politico è sempre rovente, seppur durissimo per i manifestanti turchi. Basi la notizia che diversi esponenti del tifo organizzato turco (in particolare del Besiktas, la tifoseria più a sinistra di quelle cittadine) sono stati accusati, riportano i giornali di oggi, di aver tentato di rovesciare il governo – tentando anche di occuparne le sedi fisiche ad Ankara – durante le proteste di Gezi e per questo è stat richiesta nei loro confronti la richiesta di ergastolo. Le prove sarebbero state raccolte sulla base di telefonate e di tweets, mentre le accuse agli ultras si aggiungono a quelle già emesse nei confronti di tanti manifestanti della piattaforma Taksim Solidarity, attivissima all’interno delle proteste del maggio 2013.

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