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“Jaque al Rey”, proteste antimonarchiche in Spagna

 

La giornata è risuonata per settimane nel network di comunicazione del movimento 15M, sotto l’ambizioso nome di “Jaque al Rey, “scacco al Re”. Una protesta in qualche modo storica,quella di oggi, che tenta di mettere per la prima volta in discussione la monarchia spagnola a partire dalle piazze e dai movimenti dal basso dopo oltre settantanni, inglobando il malcontento popolare che si è manifestato negli ultimi anni.

A Madrid, scortate da un imponente dispiegamento di blindati, una manifestazione di circa duemila persone sta dirigendosi verso il Palazzo Reale, la cui piazza antistante è presidiata da decine di altri blindati e poliziotti a cavallo. Lo striscione di apertura recita “Coordinadora 25-S. Jaque al Rey. Proceso Constituyente“. Molte le bandiere repubblicane e gli slogan in favore di una terza repubblica. La stazione metro di Opera è stata chiusa per motivi di ordine pubblico, e arresti del tutto arbitrari sono in corso per chi si avvicini al Palazzo Reale.

 

Mentre i media mainstream occultano in ogni modo di parlare delle manifestazione in corso, il Governo si è adoperato da ieri per fare pressione su sette membri dell’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione europea), sopraggiunti per avere un quadro della situazione sociale nella penisola iberica , intimandoli di andarsene dalla Spagna in quanto la manifestazione di oggi è “anticostituzionale”.

 

La stessa OSCE ha espresso, a seguito della reazione brusca del governo spagnolo, non poche preoccupazioni per quanto concerne la libertà di espressione e di manifestare il dissenso nel Paese (tenuto conto della crescente disinformazione e manipolazione mediatica in crescita nei paesi del Sud Europa colpiti dalla crisi).

Manifestazione molto partecipata anche a Barcellona: in diverse migliaia sfilano per le vie della città per protestare contro la Riforma che prevede la penalizzazione dell’aborto.

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