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Palestina, colonizzazione armata e guerra permanente: uccisi ragazzi in Cisgiordania, Gaza spezzata dalla “linea gialla”

Coloni armati seminano morte nei villaggi palestinesi, aumentano violenze e sfollamenti in Cisgiordania. Nella Striscia Israele consolida l’occupazione del 53% del territorio trasformando la zona cuscinetto in frontiera militare stabile.

Da Osservatorio Repressione

La violenza contro i palestinesi prosegue senza tregua, tra l’espansione coloniale in Cisgiordania e la progressiva spartizione militare di Gaza. Nelle ultime ore tre nuove uccisioni hanno colpito la Cisgiordania occupata, mentre nella Striscia Israele accelera la trasformazione della cosiddetta “linea gialla” in un confine armato permanente, consolidando il controllo su oltre metà del territorio.

Ad Al Mughayyir, villaggio a est di Ramallah da tempo nel mirino dei coloni, il quattordicenne Aws Al Naasan e il trentaduenne Jihad Abu Naim sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco alla testa. Testimoni indicano come responsabili gruppi di coloni provenienti dall’avamposto illegale di Or Nachman, giunti per tentare l’ennesima incursione nel villaggio. Di fronte alla reazione degli abitanti, i coloni avrebbero aperto il fuoco nei pressi della scuola locale.

Aws conosceva già la violenza dell’occupazione: nel 2019 suo padre Hamdi era stato ucciso da soldati israeliani. Ora il figlio viene sepolto nello stesso ciclo di morte che attraversa intere generazioni palestinesi.

Poche ore prima, nei pressi di Hebron, un altro ragazzo palestinese, Muhammad al Jaabari, 16 anni, è stato investito e ucciso da un’auto di coloni mentre andava in bicicletta. Da quanto riferito, nessuno dei passeggeri si è fermato a soccorrerlo. È morta inoltre Rajaa Bitawi, 49 anni, rimasta gravemente ferita due anni fa a Jenin da colpi sparati da militari israeliani.

Con le morti di Aws e Jihad, sale ad almeno dieci il numero dei palestinesi uccisi da coloni israeliani dal 28 febbraio, data dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Mentre l’attenzione internazionale si sposta altrove, in Cisgiordania i cosiddetti “giovani delle colline” hanno intensificato raid, incendi, furti di bestiame, aggressioni armate e tentativi di espulsione delle comunità palestinesi e beduine.

L’obiettivo resta sempre lo stesso: svuotare le aree rurali palestinesi per fare spazio a nuove colonie.

Ad Al Mughayyir, pochi giorni prima dell’ultima incursione, coloni avevano rubato settanta pecore da un ovile del villaggio. Quando gli abitanti hanno tentato di inseguirli, sono stati respinti con spari provenienti dall’avamposto coloniale. Successivamente esercito e polizia israeliani sarebbero intervenuti per scortare il leader coloniale Amishav Malt, entrato in un altro ovile sostenendo che gli animali fossero suoi. Una tattica ormai nota: accusare i palestinesi di furto per giustificare razzie e sequestri.

Un altro nome ricorrente è quello di Neria Ben Pazi, fondatore dell’avamposto di Wadi al-Siq e noto per le sue violenze. Durante l’amministrazione Biden era stato sanzionato dagli Stati Uniti, ma le misure sono poi state revocate da Donald Trump.

Secondo la Commissione palestinese per la resistenza al Muro e agli Insediamenti, solo nel mese di marzo i coloni hanno compiuto 497 raid contro palestinesi e proprietà palestinesi. Dall’ottobre 2023, attacchi dell’esercito e dei coloni in Cisgiordania hanno ucciso almeno 1.149 palestinesi, ferito oltre 11.700 persone e portato a 22mila arresti.

A questo quadro si aggiunge un nuovo rapporto del West Bank Protection Consortium, coordinato dal Norwegian Refugee Council, che documenta un aumento di molestie e violenze sessuali compiute da coloni e soldati israeliani nell’Area C della Cisgiordania. Secondo il dossier, oltre il 70% delle famiglie sfollate intervistate ha indicato la minaccia di abusi sessuali come fattore decisivo nella scelta di fuggire. Donne, uomini e minori sarebbero stati spogliati con la forza, umiliati e sottoposti a trattamenti degradanti.

Mentre la Cisgiordania viene erosa pezzo dopo pezzo, Gaza viene ridisegnata militarmente.

Israele sta trasformando la cosiddetta linea gialla, inizialmente presentata come zona cuscinetto temporanea, in una vera barriera di separazione permanente. Secondo fonti sul campo e dichiarazioni ufficiali, lungo questa linea sono state costruite decine di postazioni militari, infrastrutture difensive e offensive e una barriera terrestre estesa per chilometri.

Il risultato è chiaro: consolidare una presenza militare stabile in oltre il 53% della Striscia, impedire il ritorno degli sfollati, ostacolare ogni futura ricostruzione e preparare una possibile espansione coloniale.

Le aree oltre la linea gialla sono state progressivamente svuotate. Migliaia di civili vivono oggi in tende o ripari di fortuna a poche centinaia di metri dalle forze israeliane. I bombardamenti continuano nonostante il cessate il fuoco formale. Oltre 200 palestinesi sarebbero stati uccisi nelle vicinanze della linea da colpi di artiglieria e raid aerei.

Una donna sfollata dal nord di Gaza, madre di cinque figli, racconta che la sua famiglia vive lì solo perché non ha alternative: ogni giorno sente spari, movimenti di mezzi militari, vede soldati in lontananza. I bambini sobbalzano a ogni rumore. Un altro residente, contadino della zona agricola orientale, spiega che la famiglia ha tentato più volte di fuggire ma il sovraffollamento altrove e l’assenza di risorse li hanno costretti a tornare.

Sono intrappolati tra il fronte e il nulla.

Anche nelle ultime ore la violenza non si è fermata. A Gaza milizie collaborazioniste palestinesi sostenute dall’esercito israeliano avrebbero compiuto incursioni tra Khan Yunis, Bani Suheila e Mawasi, scontrandosi con Hamas. Nelle sparatorie è stata uccisa Rasha Abu Jazar, 36 anni, incinta, mentre cucinava in una tenda. Secondo altre testimonianze sarebbe stata colpita da un drone israeliano intervenuto per coprire la ritirata dei miliziani.

Il quadro complessivo è sempre più netto: in Cisgiordania avanzano colonie, violenze e sfollamenti forzati; a Gaza si consolida una nuova geografia militare fatta di muri, zone proibite e presenza armata permanente.

Mentre la diplomazia continua a parlare di soluzioni future, sul terreno si costruisce un’altra realtà: quella dell’annessione, della segregazione e dell’espulsione lenta di un popolo dalla propria terra.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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