InfoAut
Immagine di copertina per il post

Sull’abbassamento dell’età della violenza di genere: guerra, nuove destre e manosfera

Leggiamo ancora una volta con dolore e rabbia di un episodio di violenza avvenuto nella nostra città: stavolta una violenza agita da tre ragazzi di 19, 21, 22 anni nei confronti di una ragazza di 13. 

A cura del Collettivo Universitario Autonomo di Torino

Sappiamo bene che non si tratta di un fenomeno raro, anzi, nonostante i toni allarmistici e pornografizzanti dei soliti giornali in cerca di clickbait, sappiamo che questa è una realtà fin troppo comune e che si inserisce, oltre che in un sistema di violenza ben preciso, anche in un momento storico particolare. 

Quello che notiamo, e viviamo, ormai da un po’ di anni è un vertiginosa diminuzione dell’età di chi compie certe violenze e chi si ritrova a doverle vivere. Questo abbassamento di età non si accenna a diminuire e inoltre la violenza si intensifica. Come interpretiamo questo fatto? Che strumenti possiamo mettere in campo? 

Si tratta senz’altro di un fenomeno complesso e sfaccettato, che ha numerose cause difficili da sintetizzare e interpretare, ma da cui possiamo trarre alcune riflessioni. Negli ultimi anni abbiamo constatato un aumento importante della violenza di genere o quanto meno a un suo volto più riconoscibile; nel frattempo assistiamo all’ascesa delle destre in tutto l’occidente e ai loro progetti di riarmo ed espansione dei conflitti armati. A ciò si aggiunge la crescita della manosfera e di tutte le sue articolazioni, in particolare il fenomeno incel. Proviamo a tracciare un filo tra questi tre processi.

Le necessità di accumulazione del capitale ci hanno fatto passare da una fase di capitalismo del washing (pink washing, rainbow washing ecc) e delle sinistre liberali in cui era conveniente sussumere tutta una serie di lotte che si erano date e che avevano anche manifestato un certo livello di conflitto così da annullare appunto le potenzialità quest’ultimo – e si può dire anche con un certo successo – a una fase in cui è diventato più funzionale tornare a un sistema di valori esplicitamente e violentemente conservatore, un sistema che non si fa più scrupoli a discriminare apertamente certe categorie e a riassegnare dei precisi ruoli di genere. Non che prima questi non esistessero ma erano nascosti dietro una facciata di consumistica libertà. Si può dire tanto  sull’ascesa delle destre in europa e oltreoceano, ma dobbiamo chiederci a cosa sia funzionale l’irrigidimento della sovrastruttura egemonica in forme così esplicitamente patriarcali. 

Osserviamo ogni giorno dai nostri schermi come si stia intensificando brutalmente il conflitto globale, sempre più guerra e sempre più abominevole, esplicita e vicina. Di conseguenza tutta la società si sta riorganizzando per questa nuova fase del capitale, un’economia di guerra in cui tutt3 in qualche modo siamo chiamat3 al fronte o stiamo almeno venendo educat3 per questo: nelle università la ricerca ruota sempre più solo intorno agli interessi del profitto in campo bellico, nelle aule siamo sempre più disciplinat3, nella vita sempre più isolat3 (complice anche la pandemia di Covid19), il lavoro si riorganizza intorno alla filiera bellica, e paghiamo sulla nostra pelle i costi materiali di questa guerra. Un sistema più classicamente patriarcale e una divisione di ruoli rigida basata sul genere non può che essere funzionale al mantenimento di un sistema che deve ormai fare la guerra in modo scoperto, mentre l’idea malsana di una mascolinità tossica può essere la base per educare ad essere soldati valorosi. 

D’altra parte si cerca anche di rendere la guerra più “umana” integrando nei ranghi al fronte anche le donne, come vediamo accadere nell’IDF, che avendo bisogno di un numero così alto di soldati, ha bisogno di chiamare tutt3 e nel frattempo approfitta di dare un volto più “etico” alla guerra integrando i soggetti tradizionalmente adibiti a ruoli di cura. 

Il fenomeno incel.

Da qualche anno è ormai sempre più virale la cosiddetta manosfera: un fenomeno che si sviluppa in rete a partire da influencer e forum che promuovono contenuti estremamente misogini e sessisti. Un fenomeno che vorremmo poter relegare alle code statistiche ma che purtroppo non possiamo ignorare. Un fenomeno incredibilmente pericoloso perché affonda le radici del suo successo anche su una certa leva emotiva creata da un malcontento reale e in qualche modo giá antisistema dovuto in particolare alla crescente solitudine maschile, alimentata proprio dal sistema capitalista e patriarcale. Questo malcontento, che spesso non riesce ad essere raccolto dalla politica che davvero critica il sistema, grazie all’aiuto di influencer e di algoritmi che rivolgono questi contenuti a un target anagrafico specifico, trova come risposta immediata, più o meno consapevole ed apertamente ideologica e violenta, l’odio verso un nemico più facile da combattere: “le donne” e al limite “i poteri woke”. Cosa c’è però dietro a tutto questo? Promessa di guadagno per gli influencer della manosfera, che riescono a spremere le tasche dei propri seguaci e di chi li finanzia per i propri scopi. La destra statunitense, che ora siede al potere, ha prosperato proprio grazie alla propaganda fatta dando enormi risorse a chi promuove contenuti di questo tipo, riuscendo a raggiungere fasce di popolazione più giovane. 

Per unire il cerchio: il fenomeno incel oltre che come propaganda dei partiti di destra sui canali dell’internet potrebbe rappresentare e prendere le forme di un vero e proprio arruolamento o formazione alla guerra. Giovani uomini arrabbiati, insoddisfatti e con nulla da perdere perché privi di una qualsiasi rete affettiva potrebbero diventare dei i soldati perfetti, soggetti rimpinzati dagli stessi canali da contenuti di violenza e pornografia e di oggettificazione dell’altrx  e dall’idea che essere uomini sia cavarsela da soli e cavarsela per forza. Proprio questo tipo di soggetto potrebbe trovare una sua valorizzazione in un percorso nella carriera militare.

A questo punto ritorniamo al problema iniziale.

Per loro stessa natura questi fenomeni si sviluppano esclusivamente sui social e su internet, rendendo  i “giovani” il target principale: persone sempre più piccole fanno riferimento a questi contenuti. Uomini che di fronte alle conquiste della lotta transfemminista e alle incertezze del presente, spaventati di perdere effettivamente un privilegio di nascita e in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi si stanno organizzando per rimettere le cose “al loro posto”, fomentati dagli attori sopracitati.

Il caso Epstein ha messo in luce un sistema di potere che non a caso ha preso la forma estrema della violenza fisica e sessuale su persone femminilizzate e su bambin3. Il sistema patriarcale nasconde anche una matrice di pedofilia. Perché un uomo – in questo sistema in cui non solo può, ma deve affermare il proprio dominio su soggettività femminilizzate – tenderà a scegliere la persona su cui è più facile esercitare questo dominio e in questo senso una persona più piccola e con meno esperienza è più facile da manipolare e soggiogare. La cultura della pedofilia penetra e condiziona il nostro sistema relazionale e sociale: dai canoni estetici imposti sui corpi femminilizzati, agli age gap nelle relazioni di coppia sempre in un solo senso, agli effettivi episodi di violenza esercitati, alla statua di Indro Montanelli a Milano. Se infatti la valorizzazione di un uomo dovesse derivare esclusivamente dallo status promosso dagli incel (donne, soldi, aspetto fisico) si dovrà fare qualsiasi cosa pur di ottenerlo, pena l’esclusione sociale. 

Il caso Epstein ha sbattuto in faccia ancora una volta a tutto il mondo la profonda natura patriarcale su cui si fonda e si è sempre fondato il sistema capitalista. Il modo di produzione capitalista non è solo il rapporto sociale di classe: per funzionare ha bisogno di articolarsi e integrare a suo beneficio altri rapporti di dominazione, in particolare di genere e di razza. Questi, oltre a prendere la forma di processi di estrazione di valore economico, vengono amplificati da relazioni sociali (e culturali) di oppressione e violenza. Il dominio maschile è strutturalmente funzionale al capitalismo.

Possiamo illuderci che questi rimangano fenomeni di nicchia o confinati oltre oceano ma purtroppo non è così e lo vediamo oggi sui titoli di giornale ma anche ogni giorno nelle nostre vite. Proprio nel nostro paese vuole essere approvato un decreto che elimina in concetto di consenso dalla nostra legge e in cui ogni forma di educazione sessuoaffettiva viene boicottata e stigmatizzata, ma potremmo andare avanti a lungo. Inoltre i legami tra la destra italiana e statunitense sono decisamente visibili. 

Noi giovani, sempre più immers3 in una vita di violenza più o meno esplicita, ci sentiamo chiamat3 in causa perché sono le nostre compagn3 di banco ad essere violentat3 e uccis3 e dai nostri banchi vogliamo appropriarci un mondo diverso, a partire dai luoghi di formazione che viviamo.

Ci chiediamo ora: cosa possiamo fare noi per capovolgere questo sistema e nel frattempo contrastare e difenderci dalla violenza patriarcale? Ed evidentemente di pari passo, come disertiamo la guerra e blocchiamo i suoi ingranaggi? Strumenti da mettere in campo per creare le condizioni per un conflitto reale e capace di rovesciare questo sistema socio-economico sono sicuramente moltiplicare gli spazi di aggregazione e di controformazione, strumenti che in questo caso hanno anche l’urgente funzione di mantenerci letteralmente in vita. Riteniamo vitale la creazione di spazi dal basso di educazione sessuoaffettiva come stiamo provando a realizzare grazie all’aiuto di associazione Selene. Un tipo di educazione transfemminista necessaria ad ogni livello scolastico, dalle elementari all’università, un’educazione che sia in primis educazione al consenso e alla relazione con il prossimo, ma che sia anche educazione alle salute del proprio corpo, una salute non volta alla riproduzione o alla produzione. Infine la sfida è trovare un modo effettivo di rompere lo stato di cose presente e di canalizzare la rabbia che soprattutto dall3 giovani si sta manifestando sempre di più, ma che spesso anche all’interno del movimento non trova un effettivo sbocco e riconoscimento. Dobbiamo continuare a scendere in piazza e lottare collettivamente, trovando forme nuove e inedite attraverso cui far sentire le nostre voci. Manifestazioni come quella del 25 novembre a seguito della morte di Giulia Cecchettin e non solo ci mostrano che ci sta una gigantesca rabbia e voglia rompere gli argini che resta nascosta nelle altre giornate dell’anno ma che rimane e che dobbiamo avere l’inventiva e la forza di saper cogliere prima che si incancrenisca.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

cuaguerrainceltorinoviolenza di genere

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

“Non morite per i prossimi cinque anni che dobbiamo riportare il nucleare in Italia”: da Fermi a Torino, come riscrivere la storia del nucleare.

Il convegno dal titolo “Da Fermi al futuro” ha avuto il suo primo appuntamento alle OGR di Torino, per iniziativa del Ministro Pichetto Fratin, in collaborazione con La Stampa, e ha preso avvio tacciando di immobilismo e di ideologia tutti coloro contrari al nucleare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: presidio al Tribunale per due minori in carcere da 6 mesi

È iniziato la mattina di lunedì 13 luglio, al Tribunale di Torino, il processo ai danni di cinque attivisti minorenni, di età comprese tra i 16 e i 18 anni, sul banco degli imputati per aver partecipato alle mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina e contro il genocidio per mano israeliana.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: richiesta di sorveglianza speciale per Stefano e Sara, “colpevoli di aver partecipato alle mobilitazioni per la Palestina

Presso il tribunale di Torino si è svolta un’udienza in merito alla richiesta, da parte della questura con l’elmetto piemontese, di sorveglianza speciale ai danni di Sara e Stefano, due giovani attivisti di Torino per Gaza e del csa Askatasuna.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il fortino più costoso di Torino

In questi giorni il sindacato di Polizia Siap ha diffuso a mezzo stampa i numeri di quanto costa mantenere militarizzato il centro sociale Askatasuna e le vie limitrofe: 5 milioni e mezzo spesi in 6 mesi. Quasi un milione al mese.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve

La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: sciopero a Meat-To

Negli scorsi giorni si sono tenuti dei picchetti in solidarietà a due lavoratori del ristorante Meat-To a Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)