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Piazza Tahir, le ore dopo la tempesta

(dalla nostra corrispondente dal Cairo, Alessandra)

 

Dalle 7 di mattina la calma è tornata a regnare in Piazza Tahrir, quando le migliaia di soldati e i carri armati si sono ritirati dalla città.

Dalla mattina in migliaia si sono nuovamente trovati nella piazza della rivoluzione, indignati per il violento comportamento repressivo dei militari e della polizia di questa notte.

In piazza e nelle vie circostanti sono evidenti i segni degli scontri che sono durati tutta la notte: ovunque si vedono sanpietrini, striscioni e bandiere sulla strada, ogni tanto delle pozze di sangue. Molte delle tende piantate ieri dai manifestanti per occupare la piazza sono state distrutte dalla furia dell’esercito, ma nel mezzo della piazza ci sono due camionette bruciate.

 

Ecco i fatti della serata, secondo le dichiarazioni di alcuni dei manifestanti che sono riusciti a resistere fino alla fine degli scontri e al ritiro delle forze dell’ordine:

Intorno alle 2.45 si sono iniziati a vedere i primi movimenti delle forze dell’ordine che si trovavano pronti, ma a qualche chilometro di distanza. Circa 500 soldati si sono schierati nella piazza, sorvegliati da altrettanti poliziotti che si tenevano a distanza. Nei primi momenti non si pensava ad una repressione violenta, nonostante tale timore fosse presente per via dell’elevato numero di poliziotti che mai dopo la rivoluzione erano stati utilizzati in maniera così massiccia per disperdere i manifestanti dopo il coprifuoco.

Molti dei ragazzi raccontano lo shock subito non appena visti i molti soldati, colpevoli di tante stragi negli scorsi mesi: dal momento della rivoluzione non si erano mai visti in piazza così in forze.

Inizialmente i soldati hanno cercato di disperdere in modo più o meno pacifico, ma di fronte alla determinazione dei manifestanti di non lasciare la piazza altri soldati prima posizionati vicino alle rive del Nilo hanno fatto irruzione nella piazza, e altri reparti polizia sono arrivati da tre diverse strade. Da questo momento era palese la volontà delle forze dell’ordine di reprimere a tutti i costi e con tutti i mezzi.

Anche tra gli stessi soldati alcuni, un piccolo numero, non più di 30, si sono rifiutati di reprimere chi, in migliaia, voleva manifestare per i propri diritti e si rifiutava per questo di lasciare la piazza.

Questi soldati si sono perciò schierati dalla parte del popolo, prendendo posizione nel centro della piazza con i manifestanti. Alcuni dei manifestanti si trovavano a proteggere una strada da cui altri carri armati stavano cercando di entrare ed altri hanno invece improvvisato cordoni intorno alla piazza. In questi momenti si è capita la gravità della situazione, alcuni dei leader dei Fratelli Musulmani hanno iniziato a incitare e allo stesso tempo tranquillizzare la folla affermando a gran voce che chi morirà negli scontri, morirà per il volere di Allah e che nessuno avrebbe dovuto tirarsi indietro, nessuno avrebbe dovuto cedere alla violenza dello stato.

A questo punto la situazione in piazza era questa: manifestanti al centro, circondati da un primo cordone di soldati, a sua volta circondato da polizia e infine tutto attorno un’altra schiera di soldati.

Nel centro, assediati, qualche migliaio di manifestanti con una trentina di “valorosi soldati”.

Tutto si svolge in fretta: dovevano essere da poco passate le 3 quando le forze dell’ordine così posizionate hanno iniziato a reprimere, per disperdere, aiutati da un’incessante lancio di bombe-suono e da una raffica di proiettili sparati in aria e non solo, hanno iniziato a colpire violentemente con manganellate e scariche elettriche chi si trovava nella piazza. Secondo il racconto di uno dei presenti, Muhammad, molti soldati erano furiosi all’idea che altri commilitoni, i “soldati traditori” avessero preso posizione con i rivoltosi e che cercassero in tutte le maniere di proteggerli dalla furia omicida della polizia e dell’esercito. Alcuni dei soldati schierati col popolo urlavano “mi consegno, non colpite i civili”, ma i manifestanti non l’hanno permesso. A questo punto una violenza inaudita si è abbattuta sulla folla: lo stesso Muhammad, svenuto in seguito a ripetute scariche elettriche e a colpi dati col calcio del fucile alla testa, quando si è svegliato, ha iniziato a vedere molti corpi a terra, manifestanti agonizzanti in pozze di sangue.

 

Non è preciso il numero dei morti e ancor meno quello dei feriti, i media ufficiali tranquillizzano affermando che non più di uno o due sono stati uccisi, che la situazione è tornata sotto controllo.

Ma niente di tutto ciò è vero: stamani ci si interroga sul numero dei dispersi, molti dei manifestanti giurano di aver visto più di 2, addirittura 8 o 10 morti nelle strade stanotte. Alcuni dei pochi ragazzi incontrati oggi che sono riusciti a resistere in piazza fino alla fine delle cariche e al ritiro dei militari sostengono di aver visto almeno 3 morti accertati, giovanissimi dagli 8 ai 13 anni al massimo: in molti hanno visto un bambino di non più di 8 anni colpito da tre proiettili in pancia, una bambina anch’essa piccola colpita da un proiettile alla testa, un altro ragazzo che non superava i 13 anni con la faccia spaccata in mezzo ad una bozza di sangue.

Stamani, dopo il ritiro delle forze dell’ordine in tantissimi scossi per le strade, a decine i ragazzi feriti, pieni di lividi e con naso spaccato giravano per le strade; gli stessi che oggi rimarranno in piazza e che non andranno in ospedale per paura di essere arrestati.

Ancor meno è vero che la calma è tornata a regnare in Tahrir: la piazza nuovamente piena di giovani è in questo momento completamente chiusa al traffico, i militari sono appostati a pochi chilometri di distanza, pronti ad intervenire nel caso in cui anche stasera si decida di non ritirarsi e di non rispettare il coprifuoco, i manifestanti hanno iniziato sin dalla mattina a proteggere la piazza dalle incursioni preparando barricate, chiudendo le vie d’accesso con filo spinato.

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