InfoAut
Immagine di copertina per il post

Rivolta nel Missouri in seguito all’uccisione di un ragazzo nero per mano di un poliziotto

Sabato sera il giovane andava a trovare la nonna quando è stato fermato da una pattuglia. Le dinamiche che si sono susseguite non sono del tutto chiare, ma è sicuro che Michael è stato freddato da otto colpi sparati da uno degli agenti. Da una parte la polizia ha presentato due versioni diverse: inizialmente il dipartimento ha rilasciato una dichiarazione in cui si affermava che il teenager è stato sorpreso mentre rubava in un negozio e in seguito la versione è stata cambiata, accusando Brown di aver assaltato uno dei due agenti nel tentativo di appropriarsi della sua pistola. Dall’altra parte ci sono le testimonianze dei passanti che erano presenti sul posto: più persone hanno raccontato che gli agenti hanno tentato di caricare il ragazzo nella pattuglia senza un apparente motivo, ma Michael è riuscito a divincolarsi e si è allontanato a mani alzate, da lì sono stati sparati otto colpi. La nonna del ragazzo racconta che quando lei si è affacciata alla finestra ha visto il nipote inerme a terra. Ciò che è sicuro è che Michael era completamente disarmato e oggi avrebbe dovuto iniziare il college.

Il sobborgo di Ferguson conta circa 23 mila abitanti di cui almeno due terzi sono afro-americani, la cui rabbia è esplosa dopo l’ennesima violenza a sfondo razziale. L’indignazione dei cittadini è aumentata vista la poca chiarezza da parte del dipartimento di polizia del Ferguson, il quale ha cambiato la propria versione dei fatti in un breve lasso di tempo, e il fatto che l’agente che ha sparato ripetutamente, accanendosi sul corpo di Michael, abbia ottenuto il congedo retribuito. Dopo la veglia di sabato notte, un migliaio di persone hanno raggiunto il posto dell’omicidio, esigendo che sia fatta giustizia. La risposta del dipartimento è stata mandare sul posto 150 agenti in antisommossa con cani e le unità della SWAT (corpo impiegato per le operazioni antiterrorismo), una provocazione che ha solo accentuato il dolore, la rabbia e la disperazione della popolazione. La protesta è scoppiata a notte tarda, quando centinaia di persone hanno preso d’assalto diversi negozi, portando via beni alimentari, e hanno sfondato vetri delle auto della polizia. I cori scanditi contro gli agenti, come “Kill the police!”, “No justice, no peace!”, denotano come l’omicidio di sabato sia stato l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso: nel Ferguson, la popolazione di maggioranza nera, vive in conflitto con la polizia, prevalentemente bianca, la quale sa di rimanere impunita nel compiere angherie e soprusi, solo perché sono la “polizia”. Alla contrapposizione razziale, si aggiunge anche la condizione di povertà e privazione, che ha spinto quelle centinaia di persone ad assaltare i negozi e prendersi gli alimenti di prima necessità insieme ai beni che fino a quel momento erano preclusi, andando al di là delle possibilità di acquisto.
La protesta di ieri notte, con una folla di persone indignate e disperate che è quasi arrivata alla sede del dipartimento di polizia, ha fatto tremare le unità degli agenti schierati sul posto a tal punto che il portavoce del dipartimento ha dichiarato che si sta affrontando una situazione di “riot”. Sarà che il ricordo delle sommosse del 2011 scatenate in seguito all’uccisione a sfondo razziale di Mark Duggan continua a far paura per la potenzialità del conflitto espresso.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

afro americaniuccisioneUsaviolenza di polizia

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Land Convoy: aggiornamenti su Dina e Domenico fermati in Libia

Il Console Generale d’Italia a Bengasi ha compiuto ieri sera una prima visita a Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sette italiani sono stati rimpatriati mentre Dina e Domenico sono ancora fermati in Libia, dopo diversi giorni passati senza notizie ieri sera c’è stato un primo contatto che riporta di averli visti in condizioni buone ma di aver richiesto di migliorarne la situazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stallo e guadagno: nuovi attacchi israeliani in Libano e un cessate il fuoco a rischio 

Come ormai è noto nella strategia – se così si vuol chiamare – di Trump mentre vengono intavolati incontri negoziali si aumenta la tensione sul campo. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Fermato e attaccato il convoglio in Libia della Global Sumud Land Convoy: due italiani arrestati. Libertà per Dina e Domenico!

Un gruppo di dieci attivisti e attiviste di vari paesi, Italia, Argentina, Spagna, Polonia, Uruguay,  Stati Uniti, Tunisia, Portogallo e Grecia, è stato fermato da una milizia libanesi affiliata alle Forze Armate Arabe della Libia (LAAF) e i solidali internazionali sarebbero stati incriminati con l’accusa di immigrazione illegale. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia in rivolta contro il governo Paz

In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Manifestanti circondano la capitale chiedendo la rinuncia del presidente

Indigeni, contadini e sindacalisti hanno cercato di entare in Plaza Murillo, dove si trova la sede del governo, ma sono stati repressi, quattro morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Flottilla: Israele dopo aver torturato gli attivisti e le attiviste li espelle, presidi e conferenze stampa

Rilasciati tutti gli attivisti delle flottiglie detenuti a Ktziot, della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, nella tarda mattinata di giovedì.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Attacco in Mali e venti di guerra nel Sahel

Dedichiamo questa puntata di Black In ad analizzare ciò che sta succedendo in Mali nelle ultime settimane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump a Pechino da Xi Jinping

MercoledìTrump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Milano: oltre 5 mila in corteo nazionale Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo

Il 16 maggio si è tenuto a Milano il corteo nazionale “Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo”, in ricordo di quella giornata del 1948 – letteralmente “la catastrofe” – che ha visto più di 700.000 palestinesi cacciati dalla proprie terre per la fondazione dello Stato coloniale e genocida di Israele.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stretto di Hormuz: tra navi militari, missili, droni e propaganda il golfo Persico resta un pericolosissimo teatro bellico

Iran. Con il perdurare dello stallo dentro e attorno allo Stretto di Hormuz, nuovo pesante allarme Fmi sul caro energia che colpisce in particolare le classi popolari dell’Europa. “Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perde 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

“Make America Great Again”: il sogno è diventato un incubo

Trump sembra sia riuscito a trasformare il sogno Maga in un pantano, e molti dei sostenitori di quel progetto iniziano a prendere le distanze seriamente messi di fronte al fallimento e all’incoerenza del presidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Shannon, uomo arrestato per il C-130: danneggiato aereo militare USA

Le denunce di Mick Wallace sull’uso militare dello scalo irlandese si intrecciano con il danneggiamento di un aereo americano: un episodio che riporta al centro il ruolo controverso di Shannon tra guerre, deportazioni e diritti umani, mettendo in discussione la neutralità di Dublino. Da Les Enfantes Terribles Le parole di Mick Wallace riaprono una ferita […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: i primi passi di una fragile tregua

Dopo oltre un mese di quotidiani attacchi israeliani contro Beirut e soprattutto contro il sud del paese, si apre una nuova tregua tra Israele e il Libano. La tregua, mediata dagli Stati Uniti, ha visto per la prima volta in oltre 30 anni contatti diplomatici diretti tra Israele ed il governo libanese, ma resta estremamente fragile e reversibile poiché, ancora una volta, non scioglie i nodi politici e militari alla base del conflitto. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Cuba non è una minaccia”: a Roma manifestazione nazionale contro il bloqueo Usa

Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60.