InfoAut
Immagine di copertina per il post

La forza e la paura

Il rancore, si sa, è una passione triste. C’è chi ci costruisce sopra una carriera da magistrato, chi una carriera da politico: negli ultimi quarant’anni in Italia le due cose hanno iniziato ad andare insieme e a confondersi. Lasciare la bandiera della lotta alla magistratura a Berlusconi è uno dei crimini dell’anti-berlusconismo. E così rieccoci: riavvolto il nastro, la canzone è sempre la stessa, perché è l’unica musica che conoscono. Servi della propria impotenza, il Partito dei Caselli usa il solo linguaggio che possiede, quello del rancore appunto, della passione triste che si è fatta Stato. Chi è interessato a trovare i motivi dell’ingloriosa fine della sinistra nella provincia italiana, li cerchi innanzitutto qui dentro.

Gli articoli dei giornali erano già pronti, pochi minuti dopo il blitz contro il movimento no-Tav i siti sono già pieni di nomi e dettagli. Il Partito di Repubblica, amico fraterno e integrato con quello dei Caselli, parla di film e piani, di attori e registi occulti. Un paio di settimane fa uno striscione di una curva recitava: “Acab: peccato per la trama, il titolo era simpatico”. In questo caso, invece, trama e titoli sono entrambi scontati. Era nell’aria, si è subito commentato, proprio perché il Partito dei Caselli non sa fare altro. Una quota di un’“area”, una quota di un’altra, qualche figura da dare in pasto ai media, e il teorema è fatto. Che cosa vi lamentate, dice il procuratore di partito, non è un’operazione contro la Valle perché solo tre sono di là. Come se il movimento no-Tav fosse un’entità geografica e non un processo politico. Da un lato, lo si accusa di essere Nimby, emblema dell’egoismo del proprio cortile; dall’altro, lo si accusa dell’esatto contrario, cioè di essersi generalizzato. Dalla Valle rispondono subito e senza esitazioni: il movimento no-Tav non ha confini, non bisogna avere la carta d’identità per parteciparvi, perché è un movimento che ha unificato metropoli e montagna parlando il linguaggio del comune.

Non solo: proprio per questo, dicono i no-Tav, il periodo degli arresti non è casuale. La crisi si approfondisce, insorgenze e movimenti occupano le piazze globali, in Italia differenti pezzi del lavoro danno vita a lotte, eterogenee e complesse, spesso di difficile lettura, che però certamente mettono a nudo la paura di chi non riesce più a governare una composizione sociale tendenzialmente unificata da un processo di impoverimento complessivo. E non è casuale nemmeno la natura dell’attuale governo: coperto dalla supposta neutralità del suo ruolo “tecnico”, estraneo alla necessità di guadagnare voti, dispensato dal problema del consenso dalla santa alleanza con partiti, rappresentanze delle mediazioni sociali e delle corporazioni, l’esecutivo Napolitano-Monti ha mano libera. Così, la ministra dell’interno Cancellieri mette in guardia dal sottovalutare i pericoli che le proteste nascondono in grembo, i pescatori vengono manganellati, a catalogare i forconi come fascisti e mafiosi ci pensa direttamente la sinistra. Anche la repressione delle lotte deve diventare una questione tecnica da affidare a chi ha le competenze e il merito per farlo. E il Partito dei Caselli fa il suo solito, sporco e ripetitivo lavoro.

Il movimento no-Tav, come altri movimenti, esemplifica questa composizione sociale, la accoglie e ne è espressione. Per questo fa paura. Come arrestarlo? La divisione tra buoni e cattivi, tra valligiani e cittadini, è come abbiamo visto subito fallita. E allora ecco l’altra arma retorica: sono stati colpiti i leader. Ai nomi ci pensa l’apparato del Partito dei Caselli: qui si agitano e schiamazzano mezze figure – non facciamo, in questa sede, i loro nomi affamati di notorietà – che, nonostante i loro servigi alla questura, non riescono a diventare famosi. Uno stipendio sì lo hanno, alla faccia degli sprechi che vogliono tagliare sulla pelle dei lavoratori, un posto da onorevole non si nega a nessuno in cambio dell’adeguato servilismo, e oggi esultano: “un’operazione eccellente, finalmente lo Stato ha risposto in modo forte e chiaro, troppo si è tollerato, perfino che si proclamasse una repubblica autonoma!”. Ma, poveracci, facciano tutti i nomi che vogliono, anche questo proprio non funziona. Imprigionati nel culto dello Stato, pensano che le forme di organizzazione moltitudinaria si specchino nelle strutture della rappresentanza e della sovranità: decapitandone la testa, si bloccherà il corpo. Non si rendono conto che davanti e tutto intorno c’è un’idra che non si fa trovare dove la cercano e colpisce quando meno se lo aspettano. “Siamo tutti leader”, gridano da Occupy Wall Street alla Val di Susa, ma loro sono strutturalmente incapaci di sentire.

Se la sinistra vuole avere ancora qualcosa da dire, dovrebbe innanzitutto fare piazza pulita di questi cadaveri. Guardare dove c’è la vita delle repubbliche autonome, non la puzza di putrefazione. E invece silenzio di chi dovrebbe prendere parola contro gli arresti, mentre parlano coloro che dovrebbero essere messi definitivamente a tacere. La verità è che chi da ieri all’alba si trova in carcere è libero, chi ce lo ha messo è prigioniero. Prigioniero del proprio passato, della propria servitù, della propria impotenza. Questa è la retata della paura di fronte alla forza: non gli resterà in mano nulla, se non la loro miseria. A noi, invece, resta quel sorriso di Giorgio portato via in manette. Più di tante parole, con tranquillità, ecco la certezza che ci accompagna: non ci prenderete mai.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

gigi roggerono tavvalsusa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La frana in Molise e il prezzo della speculazione sui territori

Nonostante le aspettative tragiche del nostro governo, che prevedeva mesi e mesi di lavori per ripristinare la viabilità della costa adriatica, l’autostrada e la ferrovia nei pressi di Petacciato sono state riaperte entro 5 giorni dalla frana. Questo, tuttavia, fa emergere forti contraddizioni circa il monitoraggio e la tutela dei territori a rischio idrogeologico.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una nuova offensiva estrattivista sulla Nostra America

Un giorno dopo di aver insediato il proprio Governo, il nuovo presidente di destra cileno José Antonio Kast ha ritirato 48 decreti supremi relativi a questioni ambientali emessi durante la precedente gestione e che erano sotto esame della Controlleria Generale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La Pasqua resistente delle giovani: 4-5-6 aprile campeggio studentesco No Tav

In questi giorni si è svolto in Val di Susa il campeggio studentesco al presidio dei Mulini.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Vento, smarino e camion: la tempesta perfetta

In questi giorni il vento ha soffiato di nuovo forte sulla Valsusa. Raffiche che attraversano i paesi, sollevano polveri, entrano nelle case. È un fenomeno naturale, certo. Ma basta guardare a ciò che accadrà nei prossimi anni per capire che quel vento non sarà più lo stesso.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Un altro Salento. Carta non solo turistica

Siamo abituati al racconto del Salento come luogo idilliaco, alla narrazione romantica fatta di scorci magnifici, sabbie dorate, erbette di campo e ricci di mare, anziani sorridenti e giovani abbronzati. Ma le cose stanno davvero, soltanto, così?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Torino-Lione, Delmastro: No Tav come la Mafia.

Ai prossimi politicanti di passaggio: continuate pure a parlare e ad accusare, ma fate attenzione, perché poi tutto torna indietro.
Voi passate. Vi bruciate, vi riciclate, sparite. Il movimento No Tav dovrete per sempre metterlo in conto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Tratta Avigliana-Orbassano. Il “Comitato di supporto” e il gioco delle tre carte: interramento, illusioni e rimozioni

Mercoledì 18 marzo in Regione Piemonte è partito il “Comitato di supporto” per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana

L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio.

Da Notav.info

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Brasile: Vittoria indigena nell’Amazonas

Quanto successo nell’Amazonas in quest’ultimo mese rappresenta un chiaro e contundente trionfo dell’umanità che resiste, non si arrende e non si vende. Quattordici popoli che abitano le rive del fiume Tapajós sono riusciti a ribaltare la decisione del governo brasiliano di Lula, che privatizzava tre importanti flussi d’acqua: Tocantins, Madera e Tapajós.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche

Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il governo è nemico dei territori, i territori resistono!

Per una partecipazione di Valle all’assemblea del 17 gennaio a Torino – ore 15 al Campus Luigi Einaudi

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La Procura chiede il carcere per un’intervista

Sembra assurdo, ma è la verità. La Procura di Torino ha chiesto al tribunale di Sorveglianza di revocare i domiciliari a Giorgio Rossetto per mandarlo in carcere.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’importante non è partecipare

Penso tuttavia che il punto cruciale, l’oggetto della nostra critica, debba essere la democrazia nel suo pieno sviluppo: la democrazia politica moderna.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

8 dicembre 2025: in migliaia in marcia a vent’anni dalla ripresa di Venaus

Ieri la Val Susa è tornata a riempire le strade con la marcia popolare No Tav da Venaus a San Giuliano, una giornata intensa che segna l’8 dicembre del ventennale del 2005

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Presidio permanente di San Giuliano: dove abbattono case, noi costruiamo resistenza!

Martedì 2 dicembre, durante l’assemblea popolare, i/le giovani No Tav, hanno fatto un importante annuncio: casa Zuccotti, dopo essere stata espropriata da Telt, torna a nuova vita.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

San Giuliano: Telt prende possesso delle case, ma la valle non si arrende

Ieri mattina Telt è entrata ufficialmente in possesso delle abitazioni di San Giuliano di Susa che verranno abbattute per far spazio al cantiere della stazione internazionale del Tav Torino-Lione.