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Virano: un uomo astuto e spregiudicato

La morte di Virano toglie dalla scena il più grande tessitore di intrighi della Torino Lione, quello che più di ogni altro ha saputo utilizzare le menzogne come strumento.

da notav.info

Architetto, con una alta considerazione di sé e della sua supremazia culturale, inizia la sua carriera come responsabile degli enti locali della Federazione Torinese del PCI e lì impara come gestire le richieste. A metà degli anni 80 lavora come consulente, si lega ai Gavio e per conto loro viene nominato in SITAF di cui, nel 1998, ne diventa amministratore delegato. Ci sta 5 anni: di lui si ricordano il progetto di funicolare per far visitare la Sacra direttamente da un’area di servizio dell’autostrada e la mano nella manovra che, secondo il giudice, inganna gli enti pubblici e riporta in maggioranza il gruppo Gavio. Nel 2006, due giorni dopo la fine delle olimpiadi, viene messo a capo dell’Osservatorio creato per ammansire gli enti locali. Resta nella storia per i progetti chiamati “ suggestioni” e per i mille trucchi per far apparire le cose diversamente da quelle che sono negando anche la evidenza. E’ lui solo che scrive e firma quel documento di Prà Catinat a cui poi darà il nome di “accordo” e che spaccerà come tale nonostante le proteste dei comuni, ed è lui che quando i traffici cominciano a crollare dice che stanno crescendo, che quando i lavori sono in ritardo di tre anni dice che sono in anticipo, che quando ci sarà un dubbio sui costi chiamerà Low Cost il progetto che passa a totale carico dell’ Italia il tunnel dell’ Orsiera che ne carica i costi di un miliardo.

Ed è sempre lui che inventa la frottola sulla penale da un miliardo e mezzo. Se la cava sempre perché ha imparato l’impunità del potere: una sola volta rischia davvero di essere condannato per aver fornito notizie false, ad opera di tre coraggiosi No Tav, ma all’ultimo, se la caverà per un cavillo. Si atteggia a sovrano e pertanto si permette ironie e distacco e, pur nel ruolo di commissario del governo, fa disegnare e pubblicare su La Stampa una strampalata storia della Val di Susa a fumetti in cui gli abitanti sono visti come cinghiali parlanti. Il 2015 è l’anno in cui fa il salto del fosso e da rappresentante del governo nella Commissione Intergovernativa, passa da un giorno all’altro all’incarico di direttore generale di LTF, ora TELT, cioè da controllore a controllato. L’antitrust gli contesta la nomina e lo condanna, ma lui resta e semplicemente dichiara che eviterà di firmare documenti sino alla scadenza dei 12 mesi di intervallo prescritti. Di lì in poi la sua carriera è tutta sul velluto: mente ed insegna a mentire su traffici, previsioni di traffici e di termine di lavori, sui preventivi di costi e su tutto quanto serve a nascondere lo sperpero, la inutilità ed i danni ambientali della Torino Lione.

Con ogni probabilità ne era perfettamente cosciente ma il piacere del potere non gli ha mai permesso di mostrarlo.

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