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La tragedia di Shanghai in una Cina sempre più diseguale

Appena arrivati a Shanghai, mentre tentate disperatamente di orientarvi nel caos ultraveloce che descrive la vita della metropoli cinese, riuscirete ad incontrare qualche occidentale che vi consiglierà di dare un’occhiata ai vari portali internet per laowai -stranieri- che raccontano la vita della città (dove mangiare o pernottare, itinerari artistici, intrattenimento musicale e via così).

Una volta arrivati su questo tipo di siti, vi sembrerà che Shanghai viva di una sola, grande, attrattiva: il Bund. La storica passeggiata sullo Huangpu, il fiume che taglia la città, lunga circa1,5 km, piena zeppa di palazzi costruiti ai tempi della dominazione occidentale della Cina e fulcro di una parte della vita notturna shanghaiese.

Un lungofiume che divide il centro storico di Shanghai dalla recentissima nuova area di Pudong, sede della Zona Economica Speciale locale e contraddistinta dall’impressionante crescita architettonica effettuata negli ultimi 20 anni. Un lungofiume celebrato anche all’ingresso del Museo di Storia di Shanghai, dove ogni anno viene affissa una nuova foto che testimonia l’evoluzione temporale dello skyline di Pudong..un’esperienza visiva davvero interessante, se si considera che alla fine degli anni ’80 il quartiere che oggi è uno dei centri della finanza mondiale era nient’altro che un villaggio di pescatori.

Parlavamo di “una parte” della vita notturna shanghaiese non solo per sottolineare l’impossibilità di ridurre una metropoli come Shanghai alle attrazioni contenute in un solo km di strada, ma anche perchè la vita notturna che si vive nella zona del Bund è ben precisa, particolare, è quella che celebra giornalmente il trionfo del turbocapitalismo della Cina tutta. Un trionfo fatto di ricchezza assoluta, esibita in maniera sfacciata all’interno delle lussuosissime discoteche ai piani alti degli edifici del Bund, ma che nasconde l’altra faccia della medaglia, ovvero la miseria di chi attraversa il Bund solamente per cercare di ottenere, sotto forma di carità, un pezzettino di quella ricchezza.

Sui portali succitati trovate descrizioni di feste dove uomini e donne appartenenti nuova classe di iper-ricchi cinesi si riprendono a vicenda mentre si accendono sigari cubani con banconote da 5 dollari (equivalenti ad un pasto completo al ristorante in alcune zone della città), o dove vengono costruiti immensi buffet che rimangono spesso non toccati e buttati all’insegna dello spreco più evidente, insomma dove il lusso sfrenato e la ricchezza ostentata come status symbol tipica degli anni ’80 delle nostre parti sono la regola. Feste esclusive, dove gli occidentali (che alcuni definiscono “portafogli ambulanti”) entrano molto spesso gratis e dove invece i cinesi o possono dimostrare/fingere di essere appartenenti alla fascia ricca e borghese della società oppure sono obbligati a rimanere fuori a passeggiare sul waitan (nome cinese del Bund).

Al di fuori di queste discoteche si manifestano quindi le figure della povertà: migranti si posizionano a qualche decina di metri dagli ingressi (nei paraggi non vi possono stare, causa bodyguard che non glielo permettono) a vendere i loro spiedini, tassisti abusivi cercano di approfittare dell’ubriachezza degli avventori occidentali per guadagnare qualche euro/dollaro nel riportarli a casa, sex workers cercano i clienti più facoltosi possibile, spacciatori di vario genere cercano di sfuggire dalle retate poliziesche.

E’ questo il contesto in cui possiamo leggere la tragedia di qualche giorno fa, che ha visto 35 persone mancare – a cui vanno aggiunti decine di feriti – a causa della calca scaturita molto probabilmente per afferrare centinaia di banconote di dollari (che erano, oltre il danno la beffa, falsi) lanciati dalla finestra di una discoteca del Bund durante le celebrazioni per il Capodanno.

Queste persone sono morte perchè spesso in una città come Shanghai dove il costo della vita è cosi alto rispetto al resto della Cina, anche quei dollari possono fare la differenza per galleggiare un attimo rispetto ad una miseria esistenziale enorme, che nelle notti del Bund si riproduce nel contrasto acre tra chi è dentro e chi è fuori e che, senza alcun facile moralismo in quest’affermazione, rende un’immagine adeguata delle diseguaglianze sociali che si riproducono quotidianamente nel paese e che stanno sempre più accompagnandosi alla crescita esponenziale, su scala globale, dell’economia cinese

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