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Quindi no!?!

La campagna referendaria sta giungendo al termine e lo scenario che si profila per il governo è più che incerto.

L’ennesima grossa magagna si interpone al cammino governativo che, fino alle mobilitazioni di settembre ottobre 2025, appariva privo di inciampi. Aver voluto ricondurre ogni discorso critico ad un fantomatico “fronte del no” si sta dimostrando un boomerang che rischia seriamente di portare alla prima bocciatura “elettorale” della Meloni. Difficile recuperare andando da Fedez1 qualche giorno prima del voto, se tra l’altro la Premier continua a sbagliare clamorosamente i toni, dicendo che di dimissioni non se ne parla e mostrando la stessa arroganza espressa a fronte delle mobilitazioni per la Palestina.

La guerra imperialista all’Iran e la crisi economica che sta travolgendo il paese sommate ad una sconfitta sonora in termini di consenso, potranno scatenare la “tempesta perfetta”? Non lo sappiamo, ma scommetterci e aiutare Eolo ci sembra doveroso. Non possiamo non pensare alla faccia che farebbe la nostra Lady di argilla… ops di ferro, se dovesse andare male pure questa… Quale iniezione di buon umore quell’espressione per quanti si sono opposti e vogliono continuare a farlo!

È noto che a gran parte degli italiani poco importa del tentativo di intervenire sulla magistratura e che, probabilmente in molti, non provino nemmeno particolare simpatia nei confronti di quel pezzo di apparato statale, anch’esso in gran parte marcio come gli altri: quello che conta oggi è però il percorso reale che può riaprire spazi di mobilitazione e insubordinazione di fronte allo scenario sempre più incerto che il potere deve affrontare. Dopo lo sgombero di Askatasuna e dopo le manifestazioni di massa e conflittuali che ci sono state in risposta, abbiamo assistito al tentativo di Meloni e del suo esercito di Troll, di schierarsi in maniera netta contro chiunque fosse sceso in strada. Ora, questo le si ritorcerà contro? Lo speriamo. Sommessamente, ci viene da dire che forse il conflitto non sia poi così negativo!

I partiti di “opposizione” sembrano in ogni caso incapaci di rappresentarsi come una reale alternativa e anche in questa campagna referendaria hanno più che altro testimoniato la loro inconsistenza.

Il referendum costituzionale, dunque, si è trasformato in un voto di consenso per il governo. Il tentativo di modificare le regole che governano la magistratura sono in gran parte lette dalle persone come il tentativo di una classe di politicanti, post fascisti, ladroni e papponi, di guadagnarsi maggiore impunità di quanta non ne posseggano già. Inoltre, entra in gioco la questione dei decreti sicurezza e della stretta sull’agibilità delle manifestazioni: con una magistratura meno “forte” e “indipendente” si pensa che avrebbero strada spianata. 

In generale, la riforma costituzionale, come fu quella tentata da Renzi, rivela il tentativo di rafforzare l’esecutivo e in questo caso limitando il potere della magistratura in modo da impedire interferenze date da potenziali inchieste giudiziarie che ne influenzerebbero il consenso. La parte di casta che afferisce alla destra meloniana, così come quella erede di Berlusconi e, d’altronde, buona parte del Pd, ha da sempre le mani in pasta in affari sporchi e ruberie: questo significa avere il fianco scoperto e, quindi, cercare di coprirlo. 

Non entriamo qui nel merito della riforma, ma ci pare effettivamente netto l’intervento sul CSM presente nel testo: questa la vera partita politica da portare a casa per il governo, in quanto sarebbe un effettivo colpo alla capacità delle correnti di organizzarsi e pesare nella scelta dell’indirizzo complessivo e politico della magistratura. Rimandiamo a un interessante contributo per un approfondimento nel merito qui

Ciò non toglie che la magistratura nel nostro paese non abbia caratteristiche altrettanto da “casta” in quanto i poteri e le loro prerogative risultano quasi illimitati e non soggetti al “controllo popolare”. Di fatto si tratta dell’espressione dello “Stato” nella sua struttura profonda, degli ultimi decisori e garanti dell’ordine costituito e dell’inquadramento del nostro paese nel sistema capitalista. La cosiddetta “indipendenza” dei giudici è in realtà un aspetto strutturale, trasversale e sostanzialmente “politico”, che permette a quel pezzo di Stato di esercitare pressioni in tutte le direzioni, e ciò che ha influenzato enormemente la storia del nostro paese. 

Questa supposta “indipendenza” non ha forse avallato e facilitato la repressione dei movimenti e ogni spinta di insubordinazione? Crediamo che i movimenti e le lotte non abbiano amici ai “piani alti” e che certa retorica di sinistra o giustizialista, che purtroppo trova sponde anche nei movimenti, sia deleteria. Detto ciò, l’operazione messa in atto dal governo è quella di rafforzarsi e questo fatto è nemico della possibilità che crescano nuove mobilitazioni di massa nel paese. Qui nessuno pensa che la magistratura salverà il paese dal “fascismo”, una vittoria del “no” è però più che auspicabile.

  1. non ci soffermiamo a descrivere la bassezza di chi pur di aver la ciotola piena è disposto a prendere da mangiare da ogni padrone. ↩︎

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