
“Soffia il vento dei ’20!” Torino, Campus Einaudi occupato
Pubblichiamo la piattaforma di rivendicazioni uscita dall’Assemblea di CPS – Culture, Politica e Società del campus Einaudi di Torino che da ieri è stato occupato a seguito di una partecipatissima assemblea generale universitaria e della contestazione all’inaugurazione dell’anno accademico al quale era stato invitato un noto sionista, Maurizio Massari. Studenti e studentesse universitarie dichiarano di voler rimanere in occupazione sino a quando le richieste non saranno accolte. Inoltre, viene diramato un appello volto a diffondere una mobilitazione universitaria permanente e a seguire l’iniziativa in tutte le università.

L’assemblea studentesca del Campus Einaudi dichiara il polo occupato, avanzando le seguenti rivendicazioni:
Al Governo chiediamo:
- La sottrazione dell’Italia dall’accordo firmato con la NATO nel quale si impegna a raggiungere un investimento pari al 5% del PIL nel comparto della difesa entro il 2035 e la sottrazione dal piano ReArm Europe.
- Reinvestimento dei suddetti fondi destinati al bellico in istruzione, ricerca e sanità.
- Il ripristino del taglio delle accise sui carburanti di 24,4 centesimi complessivi.
- Il congelamento degli affitti, il blocco degli sfratti, l’impossibilità di commutare i contratti di locazione da lungo a breve termine.
- La modifica del Codice degli appalti, affinché ci sia una progressiva internalizzazione dellз lavoratorз, a partire dalle università.
- Un maggiore investimento nel Fondo di Finanziamento Universitario.
Al Ministero dell’Università e della Ricerca chiediamo:
- Che il 96% dei 33mila studentati costruiti coi fondi PNRR, attualmente in mano ai privati, vengano posti sotto l’ente pubblico, uscendo dal circuito del mercato immobiliare. Chiediamo inoltre che vengano resi disponibili gli altri 27mila posti letto promessi dal PNRR e non ancora realizzati.
- La modifica dei criteri di premialità nella distribuzione dei finanziamenti all’Università.
Ad Edisu e alla Regione Piemonte chiediamo:
- Che i criteri di vivibilità standard all’interno dei posti letto che Edisu prende in concessione dalle strutture private vengano rispettati.
- Lo stanziamento di un fondo specifico per il premio di laurea, affinché non venga ricavato da avanzi di altre erogazioni.
- Che i rinunciatari al posto letto possano accedere alla borsa di studio da fuori sede caricando il contratto di locazione.
All’Università degli Studi di Torino chiediamo:
- Trasparenza nella vigilanza dell’accordo tra Confindustria e UniTO affinché vengano rispettate le clausole dell’Osservatorio sulla consapevolezza dei Rischi d’uso nelle Attività universitarie (ORA).
- La rescissione di tutte le collaborazioni e accordi con le aziende belliche (Thales Alenia Space e Leonardo).
- Una presa di posizione contro i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario, facendo pressione su MUR e CRUI (Conferenza Rettori Universitari Italiani).
- Che parte dei fondi ottenuti vengano vincolati alla riduzione del precariato universitario, per lз ricercatorз e tecnichз-amministrativз.
- L’investimento nell’affitto di aule affinché non venga ridotto il numero di corsi ad accesso libero.
- Il rimborso spese per lз tirocinanti curriculari.
APPELLO A TUTTE LE UNIVERSITA’ D’ITALIA
Da ieri martedì 27 ottobre, il Campus Luigi Einaudi è dichiarato occupato.
Le lezioni saranno sospese, ma verranno organizzati laboratori, conferenze, seminari, discussioni e lezioni alternative insieme a precari e docenti. L’obiettivo è duplice: evidenziare problematiche dando risposte politiche e favorire un processo di formazione collettiva attraverso lo strumento dell’occupazione.
Due assemblee, partecipate da centinaia di persone, hanno portato alla conclusione che è necessario, come studenti e studentesse dell’università di Torino, dare un segnale chiaro a cui tutte e tutti sono invitati e tenuti a partecipare.
Nel corso delle ultime settimane l’Italia e l’Europa sono state scosse da fortissime mobilitazioni popolari e giovanili. Dalla Francia alla Grecia, studenti e studentesse, universitari e universitarie, giovani delle periferie, sono usciti dalla letargia nella quale i governi li avrebbero preferiti, e hanno espresso il loro potere. Nelle scuole, nelle università, nelle piazze.
A Torino più di 30 scuole sono state occupate e cortei da migliaia di persone hanno attraversato, con determinazione, le strade della città. I lavoratori, dall’ex ILVA ai porti, si mobilitano verso la convergenza del 30 ottobre. Adesso tocca a noi.
Il governo Meloni – in una congiuntura storica di aggravamento della crisi del sistema economico globalizzato e dell’egemonia USA che lo guida – sta portando l’Italia verso la guerra, a colpi di tagli a Istruzione, Università, Sanità e lavoro. Il raggiungimento del 5% del PIL in spesa bellica e il piano di riarmo europeo sono l’esemplificazione delle politiche antipopolari del governo. Politiche che rischiano di esacerbare la crisi sociale già in atto, con conseguenze nefaste per il tessuto sociale ed economico italiano. L’università italiana subisce un definanziamento sistematico da decine anni, tra tagli e mancati adeguamenti al tasso di inflazione: la spesa in Istruzione al 4% del PIL rimane ben al di sotto degli standard degli altri paesi europei.
L’Università di Torino fa direttamente i conti con le conseguenze dei tagli al FFO, esternalizzate sulla qualità della didattica, sui lavoratori precari e sugli studenti. Non è possibile che un luogo di produzione di sapere e di ricerca non prenda posizioni nette a riguardo, soprattutto considerando il buco da 62 milioni di euro che grava sul bilancio dell’università. Preferisce invece, per sopravvivere, accordarsi con Confindustria e aprire ancora di più alla ricerca dual use, sulla quale non viene garantito un reale controllo.
Ai primi cenni di mobilitazione, nelle piazze e nelle università, la risposta è stata immediatamente repressiva. L’occupazione del polo CLE rappresenta la risposta più adeguata ad un preciso tentativo di spostare le mobilitazioni dal terreno della politica a quello della sicurezza: dove loro chiudono e reprimono, noi apriamo spazi di politicizzazione e formazione.
Abbiamo intenzione di ridare significato alle aule universitarie e uscire dai binari predefiniti della didattica quotidiana, per interrogarci sul nostro ruolo nella società ed esprimere tutto il potere che potenzialmente abbiamo. Come studenti, come precari, come docenti.
Vogliamo che la mobilitazione ottenga dei risultati, su tutti i piani su cui riusciamo ad intervenire attraverso questa iniziativa. Vogliamo risposte chiare dalla rettrice Prandi e da Regione ed Edisu. Vogliamo il soddisfacimento delle richieste avanzate al governo Meloni e le sue immediate dimissioni.
Invitiamo tutte le università d’Italia a iniziare una mobilitazione permanente con rivendicazioni chiare. È necessario rendere visibile il ruolo centrale che l’accademia rappresenta nella società italiana e i suoi rapporti viscerali con il suo sviluppo, anche produttivo. Se l’accademia viene gestita come polo di innovazione da sottomettere a dinamiche di profitto, allora noi vogliamo renderla perno di cambiamento, progresso ed emancipazione collettiva.
Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.
formazioneno guerrano riarmooccupazione universitàuniversità
















