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Contestati Alfano & co. alla cerimonia per i naufraghi del 3 ottobre

Una cerimonia tenuta ad Agrigento senza i 366 corpi dei morti in mare, senza i superstiti ancora indagati per immigrazione clandestina e rinchiusi nel CIE di Lampedusa, senza i sindaci di Lampedusa ed Agrigento ma ricca di ipocriti personaggi carichi di responsabilità pronti a commuoversi a favor di camera: da Alfano ai ministri per la difesa e per l’integrazione, Mauro e Kyenge, da Crocetta all’ambasciatore eritreo, inviato di quello stesso governo da cui centinaia delle vittime sono fuggite per richiedere asilo politico.

Le contestazioni a questa ridicola passerella non si sono però fatte attendere e hanno colpito a fondo contro tutti i reali responsabili dell’eccidio in questione e delle migliaia di morti che ogni anno si verificano nel tentativo di raggiungere le coste settentrionali del mar mediterraneo.

Così, durante la cerimonia, sono stati esposti striscioni contro le leggi sull’immigrazione e contro le scelte scellerate sugli inviti e le presenze non ammesse: “vittime delle vostre leggi”, “perché i 157 sopravvissuti non sono stati invitati?”, “la presenza del regime eritreo offende i defunti e mette in pericolo i sopravvissuti”. Urla e slogan sono stati lanciati infine durante interviste che Alfano & co. volevano rilasciare ai televisioni e giornali, ricordando ancora una volta le responsabilità della Bossi-Fini e delle leggi che si danno l’obiettivo di controllare i flussi e gli accessi di migranti attraverso i controlli poliziesco-militari, l’innalzamento di barriere e centri di detenzione, i respingimenti e l’assegnazione di condizioni giuridiche e sociali diversificate e discriminanti a quanti riescono a mettere piede sul suolo italo-europeo (dallo status di rifugiato a quello di clandestino).

Nel frattempo a Roma decine di migranti ricordavano i loro fratelli morti con un sit-in a Porta Pia, ancora una volta protagonisti dopo la grande e determinata presenza al corteo del #19O. In più, mentre le parole di Alfano venivano sommerse dallo slogan “Bossi-Fini, legge di assassini”, i migranti ancora rinchiusi nel CIE di Lampedusa, colpevoli di clandestinità per non essere riusciti a trovare la morte nel naufragio di quasi venti giorni fa, si sono ripresi a forza quanto questore e prefetto volevano negargli impedendogli di partecipare alla cerimonia di Agrigento. Hanno sfondato in massa il cancello del centro e hanno sfilato per l’isola che ha tutte le fattezze di un’Alcatraz per i migranti del mediterraneo fino a raggiungere il mare in cui sono morti i loro 366 compagni di viaggio.

Hanno aperto i cancelli del centro ma non sono dunque riusciti a lasciare l’isola di Lampedusa, una prigione a cielo aperto in cui vengono rinchiuse migliaia di persone ogni anno. Certo, non hanno potuto raggiungere Agrigento: permesso negato dalle autorità per questioni di sicurezza. Perché sono clandestini e potrebbero fuggire verso una vita che non solo hanno visto prossima alla fine tra le onde buie della notte, ma che da ben 18 giorni gli viene negata all’interno di una prigione dedicata a loro e a chi, come loro, ha deciso di viaggiare per cercare un posto in cui riuscire a vivere degnamente.

Doveva essere una passerella per ministri e istituzioni, è stata, ancora una volta, l’affermazione del protagonismo dei migranti e della ricerca di libertà di movimento.

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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