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25 Aprile 2025: Appunti di lotta dalla piazza Milano


Mentre a Gaza da oltre due anni si consuma una tragedia quotidiana fatta di violenza, occupazione, distruzione e genocidio; mentre l’Europa si riarma e si prepara alla guerra, mentre in Italia il fascismo e la repressione avanzano di giorno in giorno, questo 25 aprile la piazza milanese ha finalmente deciso da che parte stare. Dopo anni in cui le bandiere di Israele, della NATO e, più recentemente, quelle dell’Ucraina, sfilavano alla testa del corteo, quest’anno qualcosa è cambiato
Una parte viva, che lotta, di questa città ha definito un rapporto di forza entro il quale continuare a mobilitarsi in una prospettiva di ricomposizione delle lotte e delle istanze sociali. Contro la consueta marginalizzazione delle lotte sociali e dei movimenti, tenuti solitamente in coda al corteo per ore al fine di lasciar sfilare istituzioni e partirti indisturbati e prevenire eventuali contestazioni, la scelta che quest’anno ha caratterizzato una parte delle realtà del movimento milanese è stata infatti quella posizionarsi in testa al corteo e riprendersi la piazza. Diverse realtà hanno preso l’iniziativa, aderendo alla chiamata dei Giovani Palestinesi: ritrovarsi alcune ore prima del concentramento ufficiale direttamente a Palestro, nel cuore del pre-concentramento istituzionale, per riaffermare una presenza politica chiara e radicale, mettendo al centro dell’Ottantesimo anniversario della liberazione dal nazi-fascismo le lotte sociali e la Resistenza palestinese, simbolo oggi della lotta partigiana contro l’oppressore nazi-sionista.
Già da mezzogiorno, centinaia di compagni e compagne erano in piazza; il concentramento per la resistenza palestinese ha poi continuato a popolarsi fino alla partenza del corteo. A quel punto lo spezzone dell’ANPI è sfilato insieme ai compagni e alle compagne Palestinesi, presenti in delegazione nello spezzone con le loro bandiere. Poco dopo la partenza, allo spezzone di apertura si sono unite centinaia di persone, che spontaneamente si sono portate in testa partecipando vivacemente ai cori della delegazione palestinese.
Per la prima volta, i simboli della Resistenza partigiana hanno sfilato fianco a fianco con quelli della Resistenza palestinese. Un fatto storico, frutto della determinazione di chi ha lottato perché quella presenza fosse visibile e centrale facendo sì che diventasse un unico spezzone di apertura che per tutto il percorso ha gridato il suo appoggio e sostegno alla resistenza palestinese.
Subito dietro si è posizionato lo spezzone delle lotte sociali, contro la guerra imperialista e al fianco della resistenza palestinese.
Dietro, sindacati e partiti come il PD, che ha contribuito a svuotare negli anni il significato del 25 aprile, piegandolo a una narrazione guerrafondaia e compatibile con le logiche del riarmo europeo.
La Brigata Ebraica e la delegazione ucraina, con le loro bandiere e quella della NATO sono rimaste di fatto un corpo estraneo al corteo nel quale non hanno potuto inserirsi, rimanendo isolate e circondate da cordoni di sicurezza, continuamente contestate duramente al loro passaggio da chi era in piazza.
Un isolamento fisiologico: la resistenza e il nemico capitalista e fascista non possono camminare insieme.
Questo 25 aprile abbiamo dato un segnale chiaro: questa giornata non può più essere uno spazio neutro, né essere strumentalizzata da chi sta dalla parte degli oppressori.
Il nostro impegno è che il prossimo 25 aprile sia ancora più partecipato, radicale, centrale per le lotte sociali e per le istanze di classe. L’anno scorso abbiamo riconquistato piazza Duomo, quest’anno siamo arrivati in testa al corteo.
Abbiamo dimostrato che con determinazione, coraggio e organizzazione, si può cambiare la narrazione della storia. La Resistenza ci insegna a buttare il cuore oltre ogni ostacolo: la nostra presenza e la determinazione di tutti i compagni e compagne presenti che hanno partecipato al corteo nel nostro spezzone, arrivando ore prima in piazza e tenendola senza arretrare mai, ha permesso alla piazza di prendere una posizione netta; ha nei fatti imposto il riconoscimento della Resistenza palestinese come parte integrante delle lotte contro il fascismo e l’imperialismo.
Ora la lotta continua, contro il fascismo di ieri e di oggi. Contro il sistema capitalista che produce ogni giorno sfruttamento, devastazione, miseria e guerre. Contro la guerra imperialista e la corsa al riarmo. Oggi più che mai occorre mettere in campo piani collettivi di organizzazione e convergenza delle lotte.

Con la Resistenza palestinese, fino alla vittoria.

Ora e sempre resistenza.

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