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Aziende di tutta la Silicon Valley, unitevi!

Qualche giorno fa l’azienda Palantir ha pubblicato sul proprio profilo X un manifesto in 22 punti su quanto riguarda società, Silicon Valley, tecnologia e gestione del potere. In realtà si tratta di una estrema sintesi del libro The technological Republic scritto a quattro mani da Alex Karp e Nicholas Zamiska.


Cerchiamo di andare oltre l’allarmismo e il catastrofismo tipico dei giornali imbevuti da troppa letteratura distopica, giusto per accalappiare qualche click in più. Abbiamo già evidenziato l’importanza di guardare da vicino e “prendere sul serio” la grammatica di questa tecno-borghesia qua. In questo caso, nulla è più comodo ed eloquente di un manifesto. Ci concentreremo sui punti, secondi noi, più salienti.

Possiamo discutere i 22 punti in due dimensioni di interesse: guerra e IA; governo e politica.

Palantir lo mette in chiaro: l’IA è fondamentalmente una tecnologia di guerra e dovrebbe aiutare i soldati (americani e alleati) nelle loro missioni, i quali, come “bene” ricordano, hanno permesso la pace più duratura della storia (se fossero esistite solo le due guerre mondiali). Che la deterrenza nucleare sta venendo sostituita da quella dell’intelligenza artificiale. Nulla di nuovo sotto il cielo, lo sanno i palestinesi cacciati e uccisi sui quali l’IA di guerra si è allenata a riconoscere i movimenti irrazionali di una folla che cerca di salvarsi la vita; gli iraniani in questi mesi di guerra; i diversi immigrati negli Stati Uniti ricercati dall’ICE.

Non molto di nuovo per chi conosce la fase imperialistica del capitalismo. La borghesia, anche la più “distopica”, davanti ad una crisi di valorizzazione e di approvvigionamento delle catene del valore stesso, ha come unico orizzonte la guerra con ogni mezzo necessario. L’IA è evidentemente non sostenibile e autosufficiente nonostante il lavoro vivo che da una parte espelle dentro l’esercito di riserva e dall’altra spreme per autovalorizzarsi. Allora, per colossi come Palantir, il problema non è tanto l’IA in sé, ma chi la produce e per quale scopo, consci che l’unico scopo utile per il capitale in questa fase è la guerra.

Sul fronte del governo e della politica, il manifesto parla di insufficienza dello strumento diplomatico e del soft power, ma sono altri i punti forse più interessanti.  Molti di questi, infatti, vertono sul condannare la psicologizzazione della politica, di riflettere sulla sconfitta dei nemici e, soprattutto, di essere più indulgenti verso chi dedica la propria esistenza alla cosa pubblica riguardo la propria vita privata.

Difficile non nominare il caso Epstein, che coinvolge non solo i grandi nomi del governo americano, primo fra tutti Trump, ma anche l’azienda Palantir stessa e il suo CEO Peter Thiel. Abbiamo già realizzato un nostro contributo per quel che concerne la faccenda Epstein qua. Qua c’è da aggiungere come Thiel è stato un corrispondente affiatato di Epstein e spesso gli ha dato consigli in merito di investimento. In questo quadro, conviene per il colosso della sicurezza e del genocidio cercare, nemmeno troppo velatamente, di trovare una via di fuga dai sommovimenti tellurici provcati dal graduale rilascio dei files, che disvelano e mettono alla luce del sole l’unica e fondamentale inimicizia: quella di classe, non quella tra popoli.

Di curioso c’è anche l’apertura a modelli di governo democratico sempre più integrati con la Silicon Valley, la quale evidentemente è in una posizione di grande debito morale (solo?) con gli Stati Uniti stessi. La questione della sostituzione del governo come lo conosciamo con un ordinamento stile aziendalistico non è messa in termini espliciti, ma davanti alle radici culturali della Silicon Valley stessa non è da scartare questa ipotesi, o perlomeno chiedersi che davanti al debito morale non si nasconda in realtà l’interesse di un nuovo Principe iper-tecnologico.

In conclusione, il manifesto in 22 punti non è nulla di nuovo, né in termini di politica aziendale di Palantir che è fondata su questi valori (e non ci è diventata) né in termini di soggettività della borghesia. La sicurezza, la guerra, le battaglie contro il “woke”, le possibilità di sostituire la liberalissima tripartizione dei poteri con un’azienda sono, in ultima istanza, mediazioni dei movimenti del capitale stesso, sempre più in difficoltà di valorizzazione. Ciò che semplicisticamente è detto distopia, è invece il rapporto capitalistico disvelato. L’importante è non perdere la bussola.

manifesto di palantir stesso. https://x.com/palantirtech/status/2045574398573453312

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