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L’albero di Benito

Oggi l’assessore tutti frutti Chiara Bisconti (Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero, Risorse umane, Tutela degli animali, Verde, Servizi generali) propone un’accoppiata inedita tra Expo e revisionismo. La proposta dell’ex-dirigente Nestlé è niente di meno che d’abbellire piazzale Loreto con l’Albero della vita , il grottesco simbolo dell’evento che sta devastando Milano con speculazione, junk food e lavoro gratuito (pardon… stage formativo). Al termine dell’esposizione si piazzerà la torre di 35 metri in mezzo alla piazza perché anche la riqualificazione può diventare una grande opera ai tempi dell’Expo. Ma perché scegliere questo luogo evocativo? Semplice! Per l’assessore expottimista bisogna dare “una nuova identità” addirittura “una possibile redenzione” alla piazza milanese.

Eh già, perché c’è urgenza di “cancellare un momento storico controverso con un inno alla vita”. Insomma un confusionismo che non punta ad altro che a pacificare la memoria, equiparare l’eccidio di 15 partigiani avvenuta nella piazza con l’esecuzione di Mussolini e mettere tutto nel calderone dell’afascismo (l’antifascismo, si sa, è una roba un po’ retrò, non è come se l’unica opposizione ben accetta in questo paese fosse quella di un partito come la Lega nord, serenamente alleato coi fascisti di Casa pound). E infatti la proposta ha fatto la gioia dell’ex-vice sindaco di Milano, che tutti ricorderanno per il suo isterismo contro “i centri sociali”, il fratello d’Italia Riccardo Decorato apprezza l’idea e propone per l’occasione di mettere “una targa che ricordi che qui è stato appeso Mussolini” accanto a quella dei partigiani, insomma.

In un lampo di lucidità, l’Anpi esprime qualche dubbio sull’amalgama che favorirebbe un gesto del genere mentre l’unico nome “autorevole” da cui, indipendentemente dalle affinità politiche, era legittimo aspettarsi un minino di oggettività storica, il presidente dell’istituto nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia, Valerio Onida, si dichiara anche lui contrario ma non per l’osceno ribaltamento della storia che vorrebbe fare di un momento chiarissimo una storia oscura, no semplicemente perché “Piazzale Loreto ci ricorda alcune delle cose peggiori del periodo della Resistenza e della liberazione,  il massacro dei partigiani e l’esposizione dei corpi dei gerarchi fascisti, i momenti più truci”. Olè, la violenza fascista è come la violenza anti-fascista per il professore. E non solo in tempi di cretinismo democratico. È addirittura sempre stato così.

Ma noi lo diciamo forte e chiaro per chi avesse la memoria corta: l’inno alla vita è stato appendere Benito a testa in giù.

 

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