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Ilaria Salis: un voto che (per una volta) serve

La politica istituzionale è ormai un teatrino vergognoso, e ancor di più lo sono le elezioni europee, ma per una volta votare potrebbe servire a qualcosa: spingere per la liberazione di una compagna nelle mani di uno stato autoritario e, se a qualcuno non bastasse, puntare il dito sulle contraddizioni del governo italiano e del presunto liberalismo europeo.

Che le elezioni siano un esercizio a dir poco futile non serve a molto ribadirlo, i dati dell’astensionismo in sensibile crescita ad ogni tornata elettorale parlano da soli. Il quadro della partecipazione popolare alla politica istituzionale è in assoluta decomposizione. La legittimità formale di partiti politici, leaders, ministri e governi è garantita da una minoranza della società che si reca ancora alle urne per abitudine, convincimento ideale o per interessi privati. Le ultime inchieste in Puglia, Piemonte e Liguria mostrano solo la superfice di una politica che ormai da tempo è tornata ad essere unicamente una camera di concertazione per ricchi e potenti.

Proprio perché il quadro della politica istituzionale è delegittimato di fronte alla maggior parte della popolazione e lo sarà sempre di più di certo non sarà il voto ad Ilaria Salis a rilegittimarlo. Capiamo i timori di alcuni e la ritrosia di altri, ma più che i dibattiti ideologici come sempre proviamo a guardare le cose nella loro concretezza e ci fa piacere immaginare, se Ilaria dovesse essere eletta, i mal di pancia di Orban e compagnia e l’imbarazzo di chi, in Italia, non sta muovendo un dito per la sua liberazione e sotto sotto (ma neanche troppo) sarebbe felice di vederla marcire in una prigione ungherese.

Non bisogna dimenticarsi che i dispositivi di repressione del dissenso e dell’antagonismo sempre più duri non sono propri solo dei regimi autoritari, ma di questi tempi si diffondono sempre di più anche all’interno delle presunte democrazie occidentali in crisi. Continuare a far parlare di Ilaria Salis, evitare che la vicenda finisca nel dimenticatoio è fondamentale.

Certo, nel nostro mondo ideale sarebbe bello avere in Italia, Ungheria e tutta Europa un movimento di massa in grado di pretendere la sua liberazione sul piano della lotta, ma così non è qui ed oggi: dobbiamo capire come fare forza della nostra debolezza. Che qualcuno scelga di candidare Ilaria per genuina solidarietà o/e opportunità elettorale poco ci importa, la politica è fatta anche di questo, ben oltre gli assetti istituzionali.

Se la campagna per la sua liberazione passa attraverso le urne andremo a cercare dove diavolo è finita la tessera elettorale e faremo la nostra parte.

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